SCARPERIA E SAN PIERO – Niccolò Patriarchi, che venerdì scorso ha ucciso il figlio Michele di appena un anno compiuto nella loro abitazione di Sant’Agata (articolo qui), durante una feroce lite con la convivente, era atteso all’udienza di convalida dell’arresto. Ma non c’è mai arrivato. Durante il passaggio su una passerella che collega le due parti dell’edificio del Palazzo di Giustizia di Novoli a Firenze, proprio per andare in aula, ha tentato di scavalcare il parapetto e lanciarsi nel vuoto.
La Polizia penitenziaria ha impedito che l’atto aggiungesse ulteriori cadaveri alla vicenda. E’ stato quindi riportato a Sollicciano e la sua sorveglianza è stata rafforzata. La seduta non è sta però posticipata, il Pubblico ministero Fabio di Vizio ha assegnato al medico legale Gloria Manetti di chiarire come sia stato ucciso Michele ed è stato ordinato anche un sopralluogo nella casa a Sant’Agata, un approfondimento necessario per comprendere le dinamiche, che sono ancora da chiarire, anche per lo stato di grave choc in cui versa Annalisa (articolo qui), madre di Michele e compagna di Niccolò Patriarchi.
In queste ore tuttavia sono emersi nuovi particolari agghiaccianti di quel maledetto venerdì. C’è molto di più infatti di un raptus omicida, in questa vicenda. E la storia horror ha un prequel drammatico, eventi in escalation che hanno portato al tragico epilogo.
Si poteva evitare? Non si sa. Ma forse si poteva valutare diversamente la pericolosità di Niccolò Patriarchi, una persona con gravi problemi mentali, “affetto da disturbo del controllo degli impulsi – scriveva lo psichiatra – associato a disturbo bipolare dell’umore, al momento in buon contenimento clinico farmacologico”.
Non troppo “buono” evidentemente, visto che, almeno secondo le prime ricognizioni del medico legale intervenuto la sera del delitto a Sant’Agata, il bambino, il piccolo Michele di un anno appena compiuto, sarebbe stato accoltellato sulla schiena, mentre in quel momento stava “gattonando” e non era, come inizialmente fatto intendere, nelle braccia della madre. E visto che l’uomo aveva tentato quella stessa sera di gettare dalla terrazza la figlia più grande, una bimba di sette anni.
Una brutalità che non nasce ora. Anni fa una ex-fidanzata aveva denunciato Patriarchi per violenza. E continue erano le liti in casa a Sant’Agata. Il 22 febbraio Niccolò aveva rotto il naso alla compagna Annalisa perché non aveva spostato la macchina come lui le aveva detto di fare. Non scattò allora l’arresto. I Carabinieri avevano suggerito però al Magistrato misure cautelari idonee. Uno psichiatra aveva refertato che era pericoloso, ma solo se non curato. Il suo Legale ha dichiarato che le cure sono state fatte, ma l’Asl ha avuto premura di far sapere che da prima dell’estate Niccolò aveva detto che si stava facendo seguire da uno specialista privato e finiva quindi il suo iter nella Sanità pubblica (articolo qui). Ci sono stati in questi mesi degli accertamenti psichici, ma tutto purtroppo è da inquadrare con le tempistiche della burocrazia. I primi di marzo è arrivata in Procura la notizia di reato del 22 febbraio, a maggio è stato assegnato l’incarico allo psichiatra, che ha depositato a fine luglio il suo resoconto. La settimana prima di quel venerdì era stata discussa la situazione di Patriarchi in tribunale. Troppo tardi per intervenire impedendo il precipitare degli eventi.
Fabrizio Nazio
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 settembre 2018





