BORGO SAN LORENZO – Riceviamo e pubblichiamo da Andrea Banchi, candidato nella lista “Borgo in Comune” un articolo su Lega e Margheri.
Sono candidato nelle elezioni comunali, ma qui scrivo come credente, rimasto perplesso dal tema scoppiato in campagna elettorale per l’utilizzo da parte della Lega di simboli religiosi, aprendo nuovi interrogativi sul rapporto tra fede e politica. Naturalmente l’argomento è stato tante volte dibattuto anche in passato, ma oggi, come avrete intuito, si pone in modo del tutto diverso.
Siccome la questione è stata assai discussa a livello nazionale, con riferimento al Ministro dell’Interno che nei suoi comizi ha sventolato rosari e Vangeli, richiesto il soccorso dei santi e della Vergine in appoggio al voto per il suo partito, non tratterò certo questo aspetto.
Mi interessa invece riprendere un problema più volte evocato nei dibattiti borghigiani, e che è apparso sui social, nel modo diretto e a volte offensivo che vi si ritrova, in cui si attribuiscono al candidato sindaco Margheri le caratteristiche tipiche della Lega, lista con cui è apparentato e con cui divide il programma.
E’ oggi moralmente ammissibile per un cattolico una scelta politica così stretta alla Lega di Salvini
Alcuni conoscenti che voteranno Margheri mi hanno detto di ritenere che trattandosi di un’elezione amministrativa il riferimento ai partiti nazionali non sia che un’espressione sbiadita e poco significativa. Non si può certo imputare al buon Luca quello che combina Salvini davanti al Duomo di Milano, mi hanno ripetuto.
Siccome mi vedevano poco convinto mi segnalavano che il programma elettorale lo aveva scritto Margheri con la sua lista Cambiamo Insieme e che i leghisti lo avevano fatto proprio; indicavano poi che il buonsenso l’avrebbe avuta vinta sull’ideologia e che dunque non c’era proprio nulla da temere per il governo della nostra cittadina.
Forse son io, mi dicevo allora, che non son riuscito a farmi capire. Infatti parto da una considerazione morale che riguarda quanto avvenuto sulla vicenda dei migranti. Pensare di scegliere un partito che afferma “Prima gli Italiani” da parte di un credente, mi sembra una posizione ideologica in totale contrasto con quella della piena condivisione cristiana. Anche il gloriarsi di essere i difensori delle radici cristiane dell’Europa mentre diffondono l’idea che si può usare le armi per salvaguardare i propri beni non mi pare granché coerente.
Non mi manca la fiducia nelle buone intenzioni di Margheri, ma se scrivo qui queste cose invece di parlarne a voce con Luca è che la questione non è semplicemente di carattere personale. Dovesse infatti trovarsi ad essere eletto sindaco, spinto dai voti leghisti tre volte superiori a quelli raccolti dalla sua lista, quale condizionamento vivrebbe nell’attività comunale? Voti vuol dire consiglieri e divenire sindaco vuol dire portare 10 consiglieri nella maggioranza, ovvero la Lega potrebbe riportare da sola perfino la maggioranza consiliare.
Mi hanno obiettato che i temi in discussione nel Comune non sono di politica generale, ma di vicende locali, e che le questioni ideologiche non hanno dunque spazio nella organizzazione dei servizi da fornire ai cittadini.
L’esperienza purtroppo mi dice tutt’altro: il Comune redige spesso graduatorie per l’accesso ai servizi e dunque i criteri per i punteggi possono venire inquinati da “Prima gli Italiani” o da altre considerazioni ideologiche come quelle che considerano famiglie solo quelle indicate dall’art. 29 della Costituzione (cioè basate sul matrimonio tra persone eterosessuali). Siccome queste ultime sono riportate nel programma di Margheri la preoccupazione rimane. I bambini delle coppie di fatto sono meno bisognosi del nido? I figli delle unioni civili non hanno diritto come gli altri?
Non mi pare un problema da poco. Ho cercato dunque di spiegare perché, secondo me, il tema non è stato accantonato benché Margheri abbia più volte protestato la sua autentica adesione al valore della persona.
Realizzare servizi in un ente locale significa saper ascoltare chi ne ha bisogno e mettere in campo varie possibili soluzioni, le più flessibili possibile perché le risposte siano articolate e possano affrontare le difficoltà con una gamma differenziata d’interventi.
E’ cosa difficile organizzare i servizi. Se poi ci sono persino bagagli ideologici pesanti diventa davvero complicato venirne a capo. Parlo di bagagli pesanti, non d’ispirazioni ideali, che quelle occorrono a tutti.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 maggio 2019



