
MUGELLO – L’articolo del Filo “Anche nel Mugello è arrivato il “Nimby” mi spinge a fare alcune considerazioni.
L’autore dell’articolo si è scagliato contro la sindrome di Nimby (non nel mio cortile) che, a suo dire, ha colpito ultimamente i cittadini del Mugello e che impedirebbe di realizzare opere “utili” per la collettività, facendo invece emergere l’aspetto egoistico di parte della popolazione.
Evidentemente l’autore non ricorda che i cittadini mugellani sono intervenuti più volte negli ultimi 40 anni contestando opere impattanti per il nostro territorio e ottenendo in alcuni casi anche risultati importanti per la sua tutela.
Ne citerò solo alcune:
Lago di Bilancino: la prima progettazione prevedeva un prelievo di acqua tramite un tubone da Barberino a Prato. Le contestazioni all’opera hanno contribuito a modificare il progetto trasformando l’invaso in lago con l’eliminazione del tubo e la previsione del rilascio di acqua in Sieve per farla giungere all’acquedotto fiorentino tramite il fiume evitando così un grave impoverimento della nostra ricchezza idrica;
Discarica fiorentina a Chiesino di Cupo a monte del lago di Bilancino: le contestazioni geologiche evitarono la realizzazione della discarica che avrebbe comportato un grave rischio di inquinamento proprio dell’invaso
TAV (Alta Velocità): nonostante le battaglie che hanno visto l’impegno di comitati locali, associazioni ambientaliste e anche consigli comunali, la TAV è stata realizzata ed ha creato un impatto ancora più grave di quanto ipotizzato, prosciugando permanentemente torrenti, sorgenti e pozzi di Borgo San Lorenzo, Scarperia, San Piero e Vaglia.
Variante di Valico: le contestazioni alla valutazione di impatto ambientale hanno contribuito ad una riverifica del possibile inquinamento delle sorgenti e torrenti che forniscono acqua al lago di Bilancino ed hanno contribuito alla eliminazione della bretella di Firenzuola che avrebbe intercettato le sorgenti dell’acqua Panna.
Impianto a bio massa alla Torre: la lotta ha evitato la costruzione di un inutile impianto che avrebbe procurato un sicuro inquinamento di gran parte della vallata.
Un aspetto era comune a tutte le opere citate: l’informazione sulla loro realizzazione (caratteristiche, finalità, conseguenze sulle popolazioni, sull’ambiente, ecc.) era sostanzialmente assente o fornita con il contagocce. Quindi il punto di forza preliminare e centrale di queste battaglie è stata la rivendicazione delle informazioni, perchè conoscere ed essere puntualmente e tempestivamente informati prima degli accadimenti (e non dopo, a cose fatte) è una condizione assolutamente positiva che ha ricadute non solo su chi si ritrova l’opera “in giardino” ma anche su chi si trova ad affrontare problematiche simili in altri luoghi.
E in genere chi non vuole l’opera nel suo giardino non è certo indifferente alla realizzazione di un’opera simile in un altro territorio. Ad esempio fra chi si opponeva alla TAV nel Mugello nessuno che augurava la costruzione della TAV in altre parti d’Italia. E ciò sulla scorta di documenti e dossier che evidenziavano gli elementi negativi di questa scelta sul sistema del trasporto ferroviario e sull’ambiente attraversato.
Ma veniamo al comune di Borgo San Lorenzo: mi sono domandata spesso in questi anni di proliferazione di nuove abitazioni (spesso vuote e non terminate) per quale motivo si sia privilegiato il costruttore piuttosto che il cittadino che già abita in quel quartiere e che grazie alla nuova lottizzazione vede sempre più messa in discussione la sua qualità della vita con parcheggi sempre più rari, aree verdi e alberature rimaste sostanzialmente immutate dagli anni 80 (anzi con alberi tagliati e non sostituiti), aumento del rumore e dell’inquinamento, difficoltà per chi si sposta a piedi e in bicicletta. E spesso abbiamo anche visto realizzare edifici di dubbio senso estetico.
Di questa situazione non si può certo farne una colpa a chi acquista le nuove abitazioni o a chi frequenta le strutture scolastiche, sportive, ricreative: la responsabilità ricade tutta su chi ha disegnato l’urbanistica del nostro paese.
E quindi ben venga il Nimby che in tanti casi ha permesso in Italia di evitare ulteriori disastri salvando spesso il territorio, l’ambiente, il paesaggio.
Spetta alle istituzioni (locali, regionali e nazionali) tenere conto delle sensibilità e delle esigenze peculiari dei cittadini amministrati (il Nimby è questo), innanzitutto praticando la trasparenza amministrativa e l’informazione preventiva sugli atti e le scelte di competenza, perchè solo in questo modo il delicato equilibrio fra interesse generale e sensibilità di gruppi o piccole comunità può trovare sintesi accettabili e condivise.
Piera Ballabio
Italia Nostra
Volentieri pubblichiamo il contributo di Piera Ballabio, che arricchisce il dibattito. Solo una precisazione. La rappresentante di “Italia Nostra”, esponente mugellana di spicco del mondo ambientalista, dice “Evviva il Nimby”. Ma davvero è giusto applaudire chi dice soltanto “Non voglio questo impianto, questo edificio, questa infrastruttura accanto a casa, fatelo da un’altra parte?”.
Francamente Ballabio, se dice questo, fa un’ingiustizia a se stessa, perché lei, ed altre persone che con lei si sono impegnate, non sono mai state propugnatrici del Nimby. Hanno contestato opere pubbliche entrando nel merito, discutendo nel merito, e non facendo soltanto una questione di vicinanza alle proprie abitazioni. Ma denunciando problematiche più ampie, valide in Mugello come in Val di Bisenzio o in Val di Susa.
Detto questo, l’articolo pubblicato dal Filo voleva evidenziare e stigmatizzare una faccenda più in piccola scala, ma diffusissima: l’atteggiamento di tanti che diventano legalisti, ambientalisti, oppositori scatenati solo se vengono toccati nel loro “particulare”, e a prescindere dagli interessi più generali. E l’articolo voleva sollecitare una riflessione sul fatto che talvolta un bene comune, pubblico, può entrare in contrasto con un interesse settoriale.
Non abbiamo mai pensato che chi ha lottato con serietà e costanza contro il tubone di Bilancino, o l’alta velocità o la discarica di Firenzuola o di Chiesino di Cupo lo abbia fatto per un egoismo personale, ma convinto che il proprio impegno fosse un contributo “pubblico”, una difesa reale del bene comune. Ma bisogna anche stare attenti su certi atteggiamenti che oggi abbondano, di crescenti egoismi sociali che rischiano di paralizzare tutto e aumentare tensioni e contrasti.
“Il Filo” ha sempre cercato di dar voce a chi si impegna per la difesa dell’ambiente e della comunità locale. E come ha fatto anche di recente con le questioni della centrale a biomasse di Petrona, della discarica del Pago, del bitumificio di Massorondinaio, continuerà su questa linea. Ma non vorremmo si facesse l’errore di confondere questo impegno con la difesa “piccina” del proprio orticello. Son due cose ben diverse.
Il Filo
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 ottobre 2018




