
VAGLIA – La famiglia Ottaviani, proprietaria dell’ex cava di Paterno, nel Comune di Vaglia, ha citato in giudizio Arpat per chiedere il risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, che le sono derivati dalla lunga inchiesta che li ha visti accusati di traffico di rifiuti pericolosi. La notizia è stata pubblicata ieri, domenica 21 Luglio, dal quotidiano La Nazione.
Una vicenda iniziata nel 2013, quando l’agenzia regionale per l’ambiente, Arpat appunto, nel corso di un sopralluogo trovò 1300 sacconi della sostanza “Polvere garnet 500 mesh”, proveniente da un’azienda di trattamento rifiuti speciali non pericolosi di Aulla. Ne scaturì un’inchiesta della Procura di Firenze, che vide incriminati Lanciotto Ottaviani e la figlia Tullia, con il sequestro della cava.
Cinque anni dopo, nel 2018, il tribunale di Genova, competente per territorio, ha però stabilito che questa sostanza non deve essere considerata un rifiuto, né speciale né pericoloso, e che si tratta invece di un sottoprodotto non tossico, senza effetti sull’ambiente e sulla salute umana, che può essere utilizzato nella produzione di laterizi senza necessità di autorizzazione preventiva.
In tutti questi anni, però, gli Ottaviani sono stati additati, si legge nell’articolo del quotidiano, come “pericolosi trafficanti di rifiuti tossici”, e in molti casi si è gridato anche all’aumento dell’incidenza dei tumori nella zona.
Adesso la famiglia Ottaviani, assistita dall’avvocato Francesco Edlmann, chiede ad Arpat un risarcimento per mancato guadagno e per lesione dell’immagine. La prima udienza che si terrà il prossimo 16 Dicembre, e la portata è milionaria: cinque milioni solo per il mancato guadagno, più almeno altri due milioni.
Intanto, si legge su La Nazione, sul fronte penale Tullia Ottaviani, difesa dall’avvocato Francesco Stefani, è stata prosciolta. “La Corte Suprema di Cassazione – si legge su La Nazione – in parziale riforma della sentenza emessa dalla Corte di Appello di Firenze, ha dichiarato estinto il reato di cui era imputata, per intervenuta prescrizione”. Anche il padre Lanciotto Ottaviani è stato nel frattempo prosciolto dalla Corte di Appello di Firenze, con sentenza simile, annunciando però la volontà di ricorrere comunque in Cassazione per ottenere un’assoluzione nel merito.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 Luglio 2024
