Sarà per il valore affettivo, sono nato in una di quelle corsie. O forse per il ricordo d’infanzia, legato all’intervento di asportazione delle tonsille, soprattutto per la terapia riabilitativa a base di gelato. Già, in quei tempi funzionava così. O, non ultimo, per il rispetto verso un luogo ove sono andato a trovare parenti, amici, conoscenti. Ed in qualche occasione per rendere loro un ultimo saluto. Sarà per tutto questo, certo.
Ma, poi, anche per il fatto che il complesso immobiliare dell’ancor prima convento, ospedale lo divenne dopo, è un bene storico, testimonianza della nostra cultura. Lo ammetto, mi piace guardare al passato. Fra fatuo sentimentalismo ed i sintomi di un’incipiente patologia geriatrica.
Luco, con quel suo ospedale, nell’altro secolo, prima di questo, è stato al centro del Mugello. Luco, per tanti di noi, era l’ospedale. O meglio, l’ospedale era il simbolo di Luco. Nel tempo le cose sono cambiate. Da ex convento ad ex ospedale. E, adesso, il passo per tramutarsi in rudere, ed essere consegnato all’archeologia, potrebbe essere breve.
No, non è il caso di riepilogare come sia andata la faccenda. Però mi preme ribadire che, ancora una volta, la politica ci ha messo del suo. In egual misura, fra incapacità, superficialità e indecisione.
Burocrazia e orpelli normativi hanno, poi, affossata ogni attrazione per un possibile riutilizzo dell’immobile. Forse non è stato colto l’attimo, e quando il mercato immobiliare era il traino dell’economia nazionale, e nel momento in cui la pubblica istruzione godeva di maggiori risorse rispetto alle attuali. Magari per farne una sede di un qualsiasi ordine scolastico, professionale o universitario, per corsi o specializzazioni.
Sicché resta il rimpianto. La notizia della settimana è quella del tentativo di vendita dell’immobile, tramite un’asta pubblica. Il risultato, a fronte della manifestazione d’interesse, di qualche tempo fa, quando undici soggetti (rilevati alla data 1 febbraio 2011, oltre quattro anni fa, n.d.a.), o gruppi imprenditoriali, si erano fatti avanti, non c’è stato. L’asta, scaduta lo scorso 9 ottobre, indetta dalla Regione Toscana, da qualche anno proprietaria dell’immobile, è andata deserta.
Nessuno si è fatto vivo per parteciparvi. Difficile appurare se le offerte non siano giunte a causa del prezzo stimato (circa duemilioni e seicentomila euro, n.d.a.), ritenuto alto, oppure per la mancanza d’idee progettuali, sul futuro riadattamento dell’intero complesso. Purtroppo la difficile congiuntura non ha aiutato. Improbabile credere nell’interessamento e nell’intervento di soggetti locali. In zona, non se ne vedono di profili adeguati. E non tanto per le risorse di cui potrebbero disporre, semmai per la difficoltà oggettiva nel trovare la giusta intuizione per ridare lustro all’immobile. Tanti metri quadrati, volumi enormi, troppi vincoli esosi. Eccoci, sono i connotati di un’impresa titanica. Del resto, in situazioni analoghe, anche se per patrimoni privati, la speranza è giunta da lontano, dall’estero. Cafaggiolo insegna.
Così, per la soluzione occorrerà appellarci ognuno alla propria fede. Non disdegnando, per chi non ne possegga alcuna, il ricorso alla magia o alle pratiche esoteriche. Nella consapevolezza che, ahimè, speranza non vuol dire concretezza. Ma pur sempre molto di più del niente.
Una volta, a Luco, c’era un convento che diventò ospedale, che potrebbe diventare un rudere. Alla fiera delle idee, ma non per due soldi, un ex ospedale qualcuno comprò. Si spera.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 novembre 2015





