
VAGLIA – Il 6 giugno scorso la segreteria del Pd di Vaglia se ne è uscita con un comunicato stampa con cui ha commentato l’assemblea pubblica, che si era tenuta a Bivigliano, la sera prima (articolo qui). All’ordine del giorno le farmacie comunali. Farmacie che vanno coniugate al plurale e non la sola Bivigliano, come in quel comunicato si vuole fare intendere. Del resto di omissioni, imprecisioni e falsità quel comunicato è un bell’esempio.
Si conferma quindi che il Pd di Vaglia è già in campagna elettorale per le comunali della prossima primavera del 2019: suo obiettivo primario non far rieleggere il sottoscritto, guarda caso del Pd, e la sua squadra.
Parenti serpenti.
Ma scendiamo nel merito della questione farmacie comunali. Me ne sto occupando personalmente da quando mi sono insediato, come del resto, da Amministrazione, abbiamo riconsiderato tutti i servizi. Ho dovuto fare un lavoro di ricostruzione gestionale e ricognizione economica dell’attività delle farmacie. Praticamente tutto da solo, costruendomi delle conoscenze in materia, partendo da zero. Spesso sulla scorta di dati approssimativi, in mancanza nell’ente di personale con competenze specifiche e/o semplicemente fisicamente assente. Il servizio è sotto la direzione del ragioniere capo: ebbene come era possibile che questi, che in un anno è cambiato 7 volte e spesso era disponibile solo 10 ore alla settimana (perché in prestito da altro comune) potesse occuparsi anche delle farmacie?
Questa è una ragione perché a 4 anni dall’insediamento di questa Amministrazione ancora siamo a discutere di farmacie. Con onestà posso affermare che il tema è stata affrontato con coscienza, scrupolo, obiettività e cognizione di causa.
Preambolo. La legge nazionale attribuisce ai comuni delle funzioni da svolgere obbligatoriamente ed in alcuni casi con privativa (esclusività). Per esempio la funzione dei servizi demografici, l’edilizia scolastica, la polizia locale, eccetera. Alcune di queste funzioni possono essere svolte solo direttamente (vedi polizia), altre possono essere gestite in economia, oppure esternalizzate.
La legge non annovera tra queste funzioni il servizio delle farmacie. Anzi, nel tempo, sono stati presentati al Parlamento diversi progetti di legge in materia, in cui si prevede che i comuni non possano più detenerle.
La normativa sull’esercizio di farmacia ha previsto negli ultimi anni una liberalizzazione. Prima, con il ministro Bersani, la vendita di prodotti farmaceutici di una certa classe è stata permessa anche ad altri esercizi commerciali; poi, con il governo Monti, il numero contingentato delle farmacie sul territorio è stato ampliato: nel caso del Comune di Vaglia, una ogni 2500 abitanti. In sintesi si è aumentata la concorrenza con la conseguenza che per le originarie farmacie si è ristretto il bacino di utenza e quindi il profitto.
La legge Monti, del 2011, ha anche previsto che la competenza per la pianificazione territoriale (dove si mettono le farmacie) passasse in capo al comune (anteriormente era del Presidente della regione). Per questo motivo la precedente Amministrazione del Comune di Vaglia, nel 2012, mentre nel frattempo la popolazione residente aveva superato le 5.000 persone, ha dovuto deliberare la collocazione di una nuova farmacia.
E l’ha prevista (con il parere negativo, non vincolante, dell’Usl) a Paterno. Decentratissima. Va da sé che la scelta fosse dettata dall’impedire che questa facesse concorrenza a quelle comunali già esistenti. Naturalmente la gara regionale per attribuire la titolarità di questa farmacia, è andata deserta.
Quindi sul territorio di Vaglia sono pianificate due farmacie: una attiva ed un altra vacante. Ma se ad oggi ce ne sono già tre e tutte comunali?! Farmacia principale, a Vaglia; farmacia succursale, a Pratolino; farmacia stagionale, a Bivigliano.
E’ un’anomalia che si è creata negli anni, quando a partire dai primi anni settanta, con lungimiranza, l’allora Amministrazione comunale rilevò l’unica farmacia privata esistente (con sede a Pratolino e succursale a Vaglia), perché il comune rischiava di rimanerne privo, in quanto nessun farmacista voleva subentrare al titolare che la voleva dismettere. La farmacia a gestione del Comune di Vaglia, con un’oculata ed intelligente amministrazione dell’allora farmacista, dipendente comunale (dott.ssa Donatella Fantoni), aiutata dalla favorevole contingenza dello sviluppo demografico, che portò il Comune di Vaglia a passare in pochi anni dai 2.700 abitanti agli oltre 4.000, si radicò, fornendo un buon servizio e accrescendo il fatturato. Tanto che fu aperta la succursale di Pratolino.
La farmacia di Bivigliano nacque più tardi, nei primi anni ottanta, per far fronte alla domanda, stagionale, in quella frazione, collegata alla sua vocazione di stazione di villeggiatura.
Altri tempi, altri scenari.
Veniamo all’oggi. Le farmacie svolgono un servizio sociale. E’ indubbio. Ma sono anche un’attività imprenditoriale, con relativo rischio di impresa. La remunerazione delle farmacie negli anni si è notevolmente ridotta e molte sono in perdita (per fare un esempio: nella Provincia di Pistoia, il 30% sono in sofferenza).
Come qualunque altro ente pubblico, il Comune di Vaglia, nel valutare un proprio servizio, deve fare riferimento a tre principali parametri: efficacia, efficienza ed economicità, che coniugati per le farmacie vogliono dire:
– efficacia: qualità del servizio; capacità di fornire i farmaci e parafarmici al momento della richiesta; procurarli in tempi molto rapidi; fare informazione sanitaria e consigliare adeguatamente l’utente; erogare servizi aggiuntivi tipo autodiagnosi, noleggio presidi sanitari, svolgere le prenotazione al Cup, eccetera;
– efficienza: rapporto tra costi e benefici dei servizi erogati; per esempio, quante risorse di personale ed economiche sono impiegate, quanto tempo occorre per procurare un farmaco non presente in deposito e consegnarlo all’utente-cliente;
– economicità: quanti soldi devo spendere per svolgere il servizio e quanti me ne rientrano.
Su questi parametri andiamo a valutare le farmacie comunali di Vaglia.
Premetto che la gestione delle farmacie del Comune di Vaglia, come del resto gli altri servizi, non è mai stata monitorata e verificata globalmente se e quanto rispondesse ai criteri di efficacia, efficienza ed economicità. Questo è un gap, comune a tanti enti, soprattutto di piccole e medie dimensioni, dovuto all’assenza di competenze e carenza di personale, come ho già detto.
Si naviga a vista.
Qualità del servizio erogato. Spesso i farmaci richiesti non sono immediatamente disponibili. Il procurarseli richiede tempi mediamente più lunghi delle farmacie vicine. In alcuni casi le richieste non sono addirittura del tutto soddisfacibili. Cause. Il Comune si procura la fornitura dei farmaci tramite gara. Per questo si avvale di Cispel (Confederazione di imprese di servizio pubblico). I termini del contratto di fornitura sono molto più rigidi (vedremo che la rigidità è una costante negativa del sistema ente-comune) di quelle che invece regolano i rapporti delle imprese private. Per fare un esempio. Alcuni cittadini si lamentano con me, e non solo, che il farmacista non ha potuto fornire loro il farmaco di marca, ma solo il generico: “E’ mai possibile che devo andare in altra farmacia?!” E’ possibile, perché il contratto di fornitura, con l’azienda vincitrice della gara, fissa dei quantitativi standard, superati i quali la merce non viene fornita. Diversamente Il direttore della farmacia privata, a fronte dello scaffale vuoto, può alzare il telefono, chiamare il magazzino e fare l’ordine, a cui fa seguito immediatamente la consegna.
Gli ordini stessi vengono evasi con una maggiore celerità da parte delle farmacie private. Queste possono passare da un fornitore all’altro stipulando contratti di acquisto con più soggetti, valutando le condizioni di volta in volta più convenienti.
Un elemento di difficoltà in più per le farmacie comunali. Mi sono ritrovato sul tavolo, ereditato dalla precedente Amministrazione, un contenzioso con Comifar, un’azienda fornitrice. Ci contestavano il mancato pagamento nei termini di alcune fatture pregresse, con la conseguenza insorgenza da parte loro di richiesta di diritti di mora, che, a parere loro, il comune non aveva pagato. Non essendo riusciti a comporre il contenzioso, Comifar ha interrotto le forniture. Conseguenza, abbiamo perso uno dei due fornitori che avevamo e quindi abbiamo minore capacità di approvvigionamento.
La qualità del servizio si misura anche con l’ampiezza dell’apertura al pubblico. Al momento le farmacie di Vaglia e Pratolino aprono, l’una, per 5 ore mezzo, al mattino e l’altra, per la stessa ampiezza di orario, al pomeriggio. Ma quanti utenti si recheranno in farmacia a Pratolino alle due e mezzo del 15 luglio? Magari invece in quel giorno è più opportuno e proficuo allungare l’orario fino alle 22.00. Perché non si fa? Perché intervenire sull’orario di lavoro dei dipendenti comunali è molto complesso. Passare da un orario continuato ad uno spezzato o turnificato è uno scoglio difficile da superare. In genere l’ente non dispone di strumenti di retribuzione aggiuntiva per motivare i propri dipendenti a differenza del privato. E ci risiamo a proposito della rigidità di sistema.
Servizi aggiuntivi. Al momento nelle farmacie comunali si eroga il Cup per 2 ore e mezza ciascuna, si attivano le tessere sanitarie, si misura la pressione e basta. In sintesi, la qualità del servizio attuale non è sufficientemente soddisfacente. Costo economico e rapporto benefici e costi.
A fronte dei servizi erogati, di cui ho detto, vediamo l’andamento della produzione e dei costi delle farmacie in questi anni. Premetto che i dati sono approssimativi, perché un vero conto economico di bilancio della gestione non è mai stato fatto.
Il valore totale della produzione di tutte e tre le farmacie è sceso del 33,9% dal 2010 al 2017: da 1.034.00 € a 684.408 €. Il bilancio degli ultimi tre anni si è concluso con un passivo di 32.734 € nel 2015, di 25.779 € nel 2016, di 13.161 nel 2017. Sicuramente determinato in gran parte dalla crisi economica, ma anche dalla gestione inefficiente.
Un dato su tutti. Il calcolo della marginalità, ovvero lo scarto tra il prezzo di acquisto della merce e quello di vendita. Una farmacia per rientrare prudenzialmente in un bilancio sostenibile, secondo gli standard di mercato, deve poter contare di un margine, in positivo naturalmente, del 31% sui farmaci etici (ex ricetta rossa), il 100% dei servizi erogati dall’Asl ed un 40% per la merce da cassetto (tutto il resto). Per le farmacie di Vaglia il valore medio di marginalità è stato del 23,8 % nel 2010, del 23,7% nel 2014, del 21,7% nel 2015, del 23,3% nel 2016, del 24,7% nel 2017. Molto al di sotto dei limiti.
Cosa pesa su questo dato? La capacità di acquistare i farmaci tempestivamente, con la scontistica migliore, la capacità di gestire il magazzino e ridurre gli scaduti.
Sicuramente occorre la presenza di una competenza imprenditoriale. Occorre una volontà di fidelizzare i clienti e di andare a procacciarsene di nuovi. Soprattutto clienti importanti che consumano grandi quantità di prodotti, come possono essere le associazioni delle Misericordie, gli allevatori, le Rsa, le cooperative che gestiscono i migranti.
Nel comunicato del Pd mi si è messo in bocca che io avrei definito i farmacisti come “incompetenti”. Falso. Ho affermato che, in tutto l’Ente-Comune, manca una funzione, ed ancor più una cultura, imprenditoriale che deve stare alla base della gestione di un’attività come è quella di una farmacia.
L’imprenditorialità e la flessibilità di sistema che manca negli enti, guarda caso, è la ragione per cui tutti i Comuni si sono liberati della gestione diretta delle farmacie. Chi ancora ce le ha è perché è andato male loro il tentativo di esternalizzarle.
Veniamo ora alla farmacia di Bivigliano, che è un caso ancor più particolare e critico. Ho detto che è nata nel 1981 (vado a memoria) quando, durante i mesi estivi, la popolazione di Bivigliano registrava un incremento notevole, per essere scelta come luogo di rifugio dalla calura della città. Soprattutto da anziani. Di qui la scelta, opportuna allora, di aprire una farmacia stagionale, il cui orario e calendario si è, negli ultimi 15 anni, sempre più ridotto.
Di fatto oggi la frazione di Bivigliano, che conta circa 930 residenti (e non 1.150 come affermato nel comunicato Pd), per la ragione che i flussi e le mete turistiche sono completamente cambiati, ospita un numero molto ridotto di villeggianti. La stagionalità è venuta praticamente meno.
Orbene (si direbbe con linguaggio giuridico) l’apertura della farmacia di Bivigliano, ancorché limitato a sole 5 ore settimanali, si deve reggere in parte su un orario straordinario programmato dei dipendenti, che, da contratto, non può essere imposto. L’insufficiente disponibilità di personale genera il ristretto orario di apertura e, come un serpente che si mangia la coda, determina un cattivo servizio con incapacità di soddisfare la domanda di farmaci per tipologia, quantità e tempestività.
Per questi motivi, negli ultimi anni, per ogni giorno di apertura della farmacia di Bivigliano il Comune, e quindi i cittadini, ha avuto un passivo di: 281 €, nel 2015; di 461 €, nel 2016; di 305 €, nel 2017.
Da qui la scelta di chiudere la farmacia di Bivigliano. Per le altre, a fronte di queste performance, qualità del servizio e bilancio economico, l’Amministrazione ha valutato tre possibilità: vendere la titolarietà, spossessarsi quindi completamente di queste; entrare a far parte di una società di servizi ad hoc (vedi Farmapiana); esternalizzare la gestione.
La vendita totale è stata esclusa perché il ricavato, valutato sul fatturato attuale delle farmacie di Vaglia e Pratolino, sarebbe sottostimato rispetto al potenziale valore della produzione che le stesse si ritiene possano acquistare se meglio gestite. Quindi eventualmente si prospetta di venderle quando avranno un valore di mercato maggiore in conseguenza della gestione esternalizzata.
E’ stata pure scartata l’opzione di entrare a far parte di una società di azioni, ancorché a capitale pubblico, perché il nostro pacchetto azionario sarebbe stato irrilevante, soggetto quindi alle scelte industriali e finanziarie di altri, con rischio di dover ricapitalizzare il patrimonio, in caso di difficoltà di bilancio (vedi cosa è successo con Ataf nel decennio precedente). Inoltre non avremmo incassato alcun corrispettivo per l’avvio dell’attività, ma solo un canone annuo e prevedibili utili irrisori. Anche se questa scelta ci avrebbe alleggerito subito della gestione e semplificato di molto la ricollocazione del personale.
Abbiamo deciso invece di mettere a gara la sola gestione delle farmacie di Vaglia e Pratolino, per un periodo di 10 anni, con la convinzione che un privato possa elevare gli standard di qualità del servizio. Per esempio aprendo al pubblico le due farmacie sia al mattino che al pomeriggio, magari con orario spezzato; approntando un servizio di Pronto Farmaco per Bivigliano (il Comune, nel 2015, con una convenzione con la Misericordia, ci ha provato con un risultato completamente negativo); aumentando i servizi aggiuntivi come l’autodiagnostica, eccetera.
Il personale dipendente, nel piano, rimane all’Ente e può seguire due strade: adire alla mobilità verso altri enti (Usl, Società della Salute), con cui stiamo avendo contatti per prefigurarne eventualmente il passaggio, oppure sarà reimpiegato in ruoli dirigenziali, a seguito di adeguato percorso di formazione. Prima che il bando di gara sia pubblicato, questo percorso deve essere concordato ed approvato con i dipendenti stessi.
L’utilizzo del personale, in ruoli di responsabile di settore, si incardina con la necessità di far fronte alla carenza, pressoché totale, in cui si ritroverà il Comune, a seguito dei prossimi pensionamenti, di figure di tale categoria.
Con l’esternalizzazione della gestione delle farmacie, dal punto di vista economico, fatto salvo il costo del personale farmacisti, che assomma ad un totale di 115/120.000 € annui, che sarà riassorbito con la loro riconversione, come detto sopra, si prevede di ottenere un saldo positivo annuale di circa 65/70.000 €. determinato da entrate: canone di affitto della gestione, canone locazione immobile di Pratolino, ulteriore costo personale amministrativo da reimpiegare per la quota parte che è dedicato alle farmacie e da risparmi: annullamento del passivo annuo di bilancio, canone di affitto dei locali di Vaglia.
Beh, se siete stati così pazienti e zelanti da seguirmi fin qui, vuol dire che siete veramente interessati alla questione e vi siete conquistati il diritto di farvi un’opinione in merito. Ci sono tanti altri dettagli (nei dettagli si annida il Diavolo!) che potrò fornire a chiunque me li chiederà.
Questa scelta dell’Amministrazione è sicuramente discrezionale, ma, ve lo garantisco, assolutamente non arbitraria. Dettata da valutazioni contingenti, senz’altro, ma che hanno il solo obiettivo di fare la scelta migliore per i cittadini.
Leonardo Borchi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 10 giugno 2018




1 commento
Poi ci si chiede perché il PD ha perso. E perderà ancora. Ma quanti PD ci sono? E quante anime? E quanto perderanno ancora?