
È un sabato pomeriggio qualunque, e l’umana curiosità mi spinge all’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, questa volta non per vedere sfrecciare dei bolidi, ma per assistere al raduno nazionale organizzato da Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle. Mentre percorro la strada fra Palazzuolo ed Imola mi torna in mente il settembre 2007, dove all’ombra delle due Torri di Bologna il comico e il guru decidono di lanciare il primo V-Day. In piazza erano in cinquantamila e cercavano firme per presentare una legge di iniziativa popolare. Nessuno di loro, chiamato a raccolta dal blog e dagli spettacoli del comico genovese, poteva sognarsi che nel giro di otto anni sarebbero entrati in Parlamento.
Arrivo a destinazione attorno alle 16.00 del primo giorno di kermesse, incontro subito un amico che lavora per il circuito che mi spiega come il Movimento ha organizzato l’evento, il piazzale si sta popolando ma a riempire il tempio della Ferrari, non saranno i 200 mila dichiarati dagli organizzatori, poiché lo spazio è omologato per 18 mila partecipanti e ci si può permettere il lusso di girare in tranquillamente in bicicletta. Un addetto ai lavori sempre presente agli eventi dell’autodromo sancisce che ci saranno non più di 10.000 persone, sono comunque molte e per la sera è atteso un raddoppio.
La prima curiosità che colpisce la mia attenzione, è l’ostentazione diffusa di abbigliamento e gadget con l’effige del movimento, la sensazione è quella di andare ad un match sportivo piuttosto che ad un incontro dove si dovrebbe parlare di politiche di governo con ciò che si ha dentro la testa e non con quello che si ha indosso. Indagando scopro che la vendita di oggettistica è la principale fonte di finanziamento della festa, e lo si poteva intuire dalle numerose bancarelle di merchandising presenti.
Vicino al servizio ristoro trovo un ottimo servizio di acqua alla spina, ma utilizzare le bottiglie di plastica è vietato alla festa del Movimento. Prima bisogna munirsi di borracce biodegradabili, in vendita nello stand dall’altra parte della piazza. «Costano 4 euro», sentenzia la signora del banchetto, «Ma a voi giovani faccio lo sconto, però sulla ricevuta devo scrivere donazione», ringrazio la signora per avermi dato del “giovane” ed acquisto il mio gadget marcato movimento scontato a nero. I rifiuti vanno obbligatoriamente differenziati in maniera meticolosa, ci sono ben 7 contenitori diversi controllati a vista da un supervisore, che indirizza ogni persona verso il contenitore giusto. Le frasi più ricorrenti sono “il fazzoletto di carta lo butto nella carta?” oppure “il bicchiere di plastica lo butto nella plastica?”, per un attimo invidio il tono di voce zen della persona che, con fare educato e conciliante di chi sta vivendo una esperienza estatica, risponde pazientemente.
Mi sposto verso la zona dedicata ai dibattiti, sui palchetti si parla animatamente, qualche volta si alza anche la voce per inveire contro gli altri partiti e strappare l’applauso: dalla corruzione, passando per le borse di studio all’università, fino alla sanità ma senza mai entrare approfonditamente nel merito delle questioni, preferendo all’approccio pragmatico quello ideale. La base ha i suoi spazi per affermare le proprie tesi ed energizzarle.
Vengo distratto da un volume incalzante e decido di abbandonare le discussioni della base per dirigermi verso il palco principale, si balla un pochino a ritmo di musica. Di tanto in tanto la platea viene caricata con qualche frase contro il governo, e dalla folla si alzano applausi, oltre alla frase più famosa e scontata del web “devono andare tutti a casa”. Sotto il palco si respira un pò di sana frustrazione, penso che la mia casa sia l’Italia. Un comico famoso, prestato alla causa, dal palco dà le istruzioni al pubblico in un vero e proprio concerto dal sapore vernacolare e così i verbi da mimare a suon di musica del ballo di gruppo datato 1981 vengono modificati con parole e gesti non proprio eleganti, come “stocaz..” e “dupalle”.
Attorno al palco centrale sono stati montati dei gazebo per i circoli regionali, la Toscana è insieme alla Liguria, precorrendo il pensiero colonizzatore di Enrico Rossi. Dentro il gazebo sono rappresentati i circoli dei territori toscani, ogni zona ha un tavolo con del materiale esposto ed un testimone a presidio. Non trovo nessuna persona conosciuta, ma vedo che il Mugello è rappresentato da un cartellone contro la centrale a biomasse di Petrona, penso che sia una discussione di caratura nazionale oppure è il frutto di un geniale approccio in stile glocal marketing? Mi dirigo verso il Lazio ed ascolto qualche discussione,
«Paola Taverna deve fare il Ministro della Salute, non hai sentito cosa ha detto sui vaccini? Non è sempre giusto farli. Servono solo a far arricchire le case farmaceutiche», sostengono.
Qualcuno ci tiene a mostrare la Boccadutri card, un talloncino giallo di cartone che ricorda una carta di credito. Per ingannare il tempo un gruppo di attivisti mette un tabellone per terra, è il “gioco del Grillo”, versione pentastellata di quello dell’oca. Sulla casella numero uno è indicato il logo dei meetup perché è da lì che è partito tutto. Nell’Italia a 5 Stelle c’è anche un’area dedicata ai bambini, dove si può leggere una fiaba ai bambini e dove ciascuno scrive il suo sogno su una stella di cartone giallo.
Per la festa nazionale di Imola, i Cinque Stelle hanno lavorato sodo. Hanno raccolti fondi, fatto cene elettorali, servito ai tavoli come camerieri. Tanti si sono offerti come volontari per gestire il servizio d’ordine della festa. E ora girano orgogliosi con i badge che indicano la dicitura “staff”. La formula è tipica delle feste di partito: area ristoro, stand, incontri e musica (ammesse, però, solo band di simpatizzanti o attivisti del M5S).
Il governo degli onesti, è questo il sogno di Grillo e Casaleggio. Ed è questo il sogno della base che attraverso un antitetico interesse verso l’antipolitica candidata a fare politica, si immerge nelle acque pure del simbolismo, con la ferma convinzione di chi riuscirà ad esorcizzare l’umana debolezza attraverso un simbolo. Ma quale sarà il sogno del comico genovese? La pace nel mondo è troppo banale, per sconfiggere la fame nel mondo serve tecnologia e loro, si sa, sono per la decrescita. Di Governare la nazione non se ne parla nemmeno, ci vorrebbero proposte concrete, molto meglio rimanere all’opposizione di tutto.
La fase onirica continua ancora un pò. Tutti si accalcano intorno a Luigi Di Maio che sorride tranquillo. «Parliamo di come funziona il microcredito», dice che il Pil non è un indicatore di benessere…lo sfiderei ad organizzare una festa da mezzo milione di euro come quella di Imola con il PIL del Gambia. La festa si avvia alla conclusione, tutti in fila verso l’uscita con le bandiere bianco gialle sulle spalle ed i cappellini in testa, un mega spot per la campagna elettorale delle amministrative. Mentre esco per curiosità controllo il twitter di alcuni politici noti del movimento ma non trovo niente di interessante sulla festa, Enrico di Livorno chiede come mai il prato in piazza Mazzini non venga innaffiato, è giallo! Fatevelo da soli, sarebbe un bel gesto per la città. Chi lo dice? Il sindaco penta stellato! il decoro urbano è uno stato mentale, dice.
Cristian Menghetti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 novembre 2015





