VICCHIO – Finisce qui la storia della cooperativa agricola ForteMugello, nata dalle ceneri del Forteto. Il Tribunale di Firenze ha infatti dichiarato inammissibile la sua richiesta di concordato preventivo, e quindi ha disposto la liquidazione giudiziale della nuova società, decretandone il fallimento, del quale è stato nominato curatore il professore Leonardo Quagliotti.
Adesso, i legali della cooperativa avranno tre giorni per depositare i bilanci, le scritture contabili e i libri sociali. È stato fissato invece per il prossimo 4 dicembre l’esame dello stato passivo davanti al giudice delegato Cristian Coscia.
Alla base della decisione del tribunale, ci sarebbe stato il fatto che, secondo l’analisi del tribunale, i creditori, e le vittime da risarcire, con il piano di concordato sarebbero stati soddisfatti in maniera insufficiente. E che invece potrebbero ricavare di più dalla liquidazione dell’azienda.
Alla base della proposta di concordato c’era, secondo quanto riporta martedì 8 Luglio il quotidiano La Nazione, la cessione della serra, attualmente ancora operativa, e della bottega -laboratorio. Ma, ha rilevato la sentenza del tribunale, nel corso degli anni ci sarebbe stata una costante erosione del patrimonio della società, passato dai 9 milioni del 2016 quello stimato in 1,4 milioni nel 2023.
Altro rilievo del tribunale, riportato sempre da “La Nazione”, il fatto che la cooperativa non avrebbe accantonato in bilancio i fondi per i risarcimenti alle vittime delle violenze perpetrate negli anni in cui il Forteto era guidato da Rodolfo Fiesoli, per un totale di oltre 9 milioni di euro. Una pesante voce passiva che è stata sottolineata anche dalla Commissione d’inchiesta parlamentare sul Forteto il cui presidente, il deputato Francesco Michelotti, ha sottolineato come già nel 2016 gli avvocati avessero consigliato un prudenziale accantonamento dei fondi per le vittime. E che ora parla anche di “grave ritardo” nel ricorso al concordato preventivo; che pur avendo previsto dei fondi in favore delle vittime, è stato giudicato insufficiente. Secondo quanto il presidente della commissione afferma su La Nazione, infine, quest’ultima sentenza rivela che Cda non avrebbe posto in essere adeguati strumenti per incoraggiare una sostenibilità occupazionale. Adesso, quindi, si passa alla liquidazione, guardando prima di tutto ai diritti delle vittime.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 Luglio 2025

