SCARPERIA E SAN PIERO – Il 2 luglio è morto Germano Gasperini, sanpierino di adozione, ma già da diversi anni trasferitosi con la moglie Anna a Scarperia per essere più vicino ai tre figli.
Germano era giunto in Mugello, per motivi di lavoro, nella prima metà degli anni Ottanta, arrivando a San Piero a Sieve dalla sua Bologna.
E proprio nel suo paese di adozione Germano ha lasciato grande testimonianza di impegno in svariati ambiti: da quello ecclesiale a quello politico amministrativo, nel mondo del lavoro come in quello sindacale, fino al servizio a varie realtà associative.
Una presenza, la sua, che ha lasciato una traccia profonda nella comunità sanpierina, che trova eco in tante testimonianze spontanee, raccolte in suo ricordo.
“Pronto Germano, disturbo?” “Tu non disturbi mai!”
Era diventato questo, da tanti anni, l’avvio di ogni mia telefonata con Germano.
Anzi, a volte, dopo il “Pronto…”, l’assicurazione di non disturbare arrivava prima della domanda.
Persona sempre disponibile, Germano, dai modi gentili e riflessivi. È stato sempre piacevole conversare con lui: chiara la percezione di essere ascoltato con attenzione e che quanto mi diceva arrivava da una intelligenza delle cose che il tempo aveva trasformato in saggezza.
Ho iniziato a conoscerlo in parrocchia, nel consiglio pastorale, nella prima metà degli anni Ottanta: io poco più che adolescente, lui uomo maturo, arrivato in paese da fuori regione e subito desideroso di appartenenza, pronto a accettare ogni proposta di servizio.
È stata questa, credo, la cifra del suo cristianesimo, vissuto sullo slancio delle novità del Concilio Vaticano Secondo: “laici in chiesa e cristiani nel mondo”, capaci di rendere ragione della propria fede ai crocicchi della storia, sia pure essa piccola storia di paese.
Insomma: cristiani in uscita dalle sacrestie e dall’ombra del campanile, con il coraggio di “sporcarsi nel mani” nel mondo.
Da qui l’impegno lavorativo, sindacale e politico di Germano. A cui, nel tempo, si era aggiunta un’ urgenza di conservazione della memoria collettiva, tradizione della cui custodia egli sentiva la responsablità, in uno con quella della sua restituzione e trasmissione.
Ecco allora il certosino lavoro fatto negli ultimi anni con l’amico Carlo Forasassi di ricerca delle fonti della storia parrocchiale sanpierina e di “trascrizione” del Chronicon disponibili di vari Pievani (articolo qui).
Opera impegnativa e feconda che ha reso disponibile una autentica miniera di informazioni sulla storia del paese.
Quando poche settimane fa ho saputo di un inatteso aggravarsi delle sue condizioni di salute mi sono dispiaciuto di non aver dato seguito all’ultima nostra telefonata, dopo la quale, per non disturbare, avevo rimandato una visita di persona alla sua abitazione.
Il proposito di un ultimo, pur breve, scambio di parole con Germano, alla casa di cura in cui era ricoverato, è stato preceduto dalla partenza del “suo treno”.
Lì a pochi metri dal passaggio a livello di quella Faentina per la quale era arrivato in Mugello una quarantina di anni fa, Germano se n’è andato, nel modo discreto in cui tra noi è vissuto.
All’invito a scriverne un breve ricordo, ho creduto che la migliore risposta fosse quella di lasciar parlare le tante testimonianze spontanee ricevute in suo ricordo, che, raccolte, riporto di seguito.
Fabio Berti
L’amicizia che ci legava a Germano era il frutto del suo modo di porsi, rassicurante ed empatico. La bontà d’animo lo rendeva aperto e sincero verso tutti.
Carla Calzolai e Andrea
Germano è sempre stato un grande esempio di correttezza, di disponibilità, di generosità, di pacatezza e di fermezza allo stesso tempo. Uomo splendido, di altri tempi, portatore di valori spesso oggi dimenticati.
Costanza Grossi e Marco Casati
Ho conosciuto Germano durante le attività della parrocchia di San Piero a Sieve, in particolare durante le attività del COPAE durante un periodo complicato di ristrutturazione della Pieve. Con la sua competenza ci ha sempre guidati nello svolgimento del servizio che avevamo assunto nella parrocchia. Ma il mio ricordo più importante di lui è stata la sua semplicità, la dolcezza del suo carattere, l’accoglienza verso tutti e il suo amore verso la famiglia. In questi ultimi anni dopo il suo trasferimento a Scarperia ci siamo persi di vista. Germano ci indica la strada, essere fermi nei principi, dolci nel carattere accoglienti con tutti.
Giovanni Saulle
Di Germano ricordo la serietà e la dedizione che metteva nelle attività in cui si impegnava. Il suo sguardo, all’apparenza austero, malcelava uno spiccato senso dell’umorismo e una sincera bontà. Seppure non fosse sanpierino di nascita, per la verità neppure toscano, ha preso a cuore la vita del paese: l’impegno politico e quello nelle attività della parrocchia ne sono chiara testimonianza. Grazie Germano per tutto quello che hai fatto, grazie per aver fatto un tratto di strada insieme. Ci mancherai.
Mariano Mirannalti
Ho conosciuto e frequentato Germano per molti anni. Abitavamo nello stesso condominio e soprattutto si condivideva l’impegno e l’appartenenza alla comunità parrocchiale di San Piero.
Germano era una persona seria. Non una persona seriosa, ma seria. Una caratteristica del suo carattere che mi piaceva molto era anzi la sua ironia arguta e la sua capacità di prenderti in giro con un certo stile. Germano amava scherzare ma non faceva le cose per scherzo. Se in Parrocchia prendeva una responsabilità o assumeva un impegno, potevi stare certo che lo avrebbe portato a termine con attenzione e rigore, spendendo le sue energie, la sua intelligenza non comune e la sua preparazione.
Germano era un cristiano: una persona che testimoniava una fede salda e incarnata. Talvolta l’ho sentito citare il Concilio, il “ruolo del laicato nella Chiesa”, l’importanza della presenza del cristiano nella politica e nella società. Forse non è stato sempre facile per lui – soprattutto nei primi tempi della sua e della nostra presenza in Parrocchia – avere a che fare con noi più giovani, cresciuti negli anni ’80 del disimpegno, ignari del travaglio ecclesiale dei tempi precedenti e di tante altre cose che lui aveva vissuto… Non ce l’ha mai fatto pesare. Anche se immagino ci avrebbe voluti più attenti e forse più coinvolti, specialmente nella politica o nel sindacato: due ambiti in cui si era speso molto. Germano è stato anche un democristiano. Sì. Oggi questo termine viene spesso utilizzato in senso negativo. Per alcuni, “democristiano” è colui che cerca il compromesso facile, che non vuole scontentare nessuno, che non prende posizioni chiare… magari per avere un tornaconto personale. Germano era lontano anni luce da tutto questo. Il suo impegno, in qualsiasi campo, era fatto di integrità e di ideali forti, per un bene più alto. Germano è stato questo e molto di più. Per me, un compagno di viaggio che con la sua vita ci ha incoraggiato a lavorare per il bene di tutti.
Gianni Nardini
Ho conosciuto Germano quando sono entrato nella cooperativa con la quale stava realizzando alcuni alloggi a San Piero. Siamo poi diventati condomini e il nostro rapporto si è approfondito trovando molti punti di contatto, primo tra tutti quello dell’impegno sociale e politico che lo vedeva da tempo impegnato nel sindacato e poi nella politica locale: il suo esempio di onestà, di serietà, di dedizione al bene comune, di attenzione sia ai temi locali come a quelli più generali sono stati (e lo sono ancora) punti di rifermento importanti per il mio di impegno.
Giacomo Ossadi
Tre cose su Germano.
La prima l’impegno in politica, nel solco della dottrina sociale della Chiesa, avendo tra i suoi ispiratori, lui bolognese di nascita il bolognese d’adozione Giuseppe Dossetti, sacerdote, giurista e padre costituenete-. Fu Germano a darmi lo spunto per la candidatura a consigliere comunale. In un periodo in cui si andava diffondendo come opinione sempre più comune che la politica fosse una cosa sporca, Germano giustamente mi fece capire l’importanza della presenza dei cattolici di questo ambito. E negli anni del mio impegno politico ho compreso sempre più l’importanza di stargli accanto, perché approfondiva ogni questione con grande estrema accuratezza ed era un esempio per il suo modo di fare politica, dall’opposizione, in maniera sempre costruttiva.
La seconda cosa il suo essere “ferroviere nell’anima”. Ricordo quando mi diceva con orgoglio che il suo primo incarico era stato quello di riprogettare la Faentina, la battaglia perché la linea fosse riattivata fino al raggiungimento dell’obiettivo nel 1996 in concomitanza delle opere per l’Alta Velocità.
Terza cosa, ma non ultima per importanza, il suo impegno in Parrocchia. Anche in questo ambito ha speso le sue competenze tecniche e capacità organizzative senza risparmio, facendo il “direttore dei lavori” negli importanti lavori di risanamento della Pieve e della Canonica, con Don Luca Niccheri e spingendoci a sognare quell’oratorio di cui ora il paese può beneficiare grazie alla sua lungimirante visione.
Alberto Loli
Ho conosciuto Germano ancor prima che arrivasse a San Piero con la sua famiglia.
Frequentavamo gli stessi ambienti ecclesiali e dell’impegno socio politico di Firenze, dove lui era stato trasferito da Bologna, come dirigente delle Ferrovie a seguire, tra gli altri il progetto di riattivazione della linea Faentina.
Ricordo ancora il nostro primo incontro presso la sede fiorentina della Democrazia Cristiana in Via Cavour; poi il suo mettere radici a San Piero in una delle abitazioni costruite da una cooperativa di ferrovieri nella nuova di espansione del paese a Cardetole; poi l’impegno politico amministrativo che ci fece lavorare a stretto contatto in consiglio comunale sui banchi dell’opposizione, io consigliere e lui capogruppo nel quinquennio 1985-1990.
Ma il momento in cui ci siamo avvicinati di più è stato quello delle varie iniziative per celebrare i mille anni della nostra Pieve, soprattutto nel lungo periodo preparatorio durante il quale abbiamo curato insieme alcune pubblicazioni di storia della nostra Pieve.
Con Germano ho vissuto un’amicizia particolare. Lo stimavo profondamente e l’ho sempre apprezzato come uomo retto, lavoratore instancabile, bravo padre di famiglia.
Vari sono stati gli ambiti del suo impegno a San Piero: dalla parrocchia (consiglio pastorale e consiglio per gli affari economici) alla politica, dal mondo sindacale a quello del volontariato, nel Circolo MCL e nella Misericordia. In tutti ha portato una ventata di passione e di novità.
La Parrocchia e l’intera comunità paesana gli deve molto.
Carlo Forasassi
Germano, per quanto io l’ho conosciuto, non esito a definirlo “una persona perbene”. Ci siamo incontrati intorno alla metà degli anni ‘ 80, entrambi catapultati forse casualmente, sui banchi del Consiglio comunale di San Piero a Sieve, su fronti opposti, io quello della maggioranza che guidava il paese, lui all’opposizione. Erano gli anni del PCI, della DC, del PSI, partiti ben radicati nell’ideologia ma anche nella società, consapevoli delle proprie radici e dei propri obiettivi, fra i quali il confronto o lo scontro avveniva vis a vis e nei luoghi deputati. Dopo una inevitabile diffidenza inziale, il rapporto è diventato fluido e, da quando poco dopo ho assunto l’incarico di Sindaco, ho scoperto ancor più una persona, ferma nelle proprie convinzioni, ma aperta al confronto, disponibile alla mediazione e al compromesso nell’interesse del paese. In più di un caso, abbiamo discusso e condiviso soluzioni congiunte anche al di fuori delle proprie collocazioni politiche. Un oppositore, si direbbe, leale e costruttivo!
Eravamo anche colleghi di lavoro, pur non conoscendoci perché appartenenti a settori diversi, delle Ferrovie di quel tempo che man mano abbiamo visto trasformarsi, e che talvolta in tempi più recenti in qualche incontro più o meno casuale, ricordavamo con nostalgia e rammarico.
Conservo con attenzione e piacere un interessante libretto, del quale mi fece dono con una dedica personale, nel quale fra l’altro, si parla e si documenta “l’elevazione del fiume Sieve nella famosa piena del 3 Novembre 1844”, che di tanto in tanto, anche pochi mesi orsono mi trovo a consultare.
Fai buon viaggio Germano.
Mauro Dugheri
“Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo, se invece muore produce molto frutto”. E’ il passaggio centrale della pagina di Vangelo scelta per l’ultimo saluto a Germano nella liturgia della Messa di esequie. Mi pare che calzi a pennello alla vita di un uomo che, per come ho avuto modo di conoscere, ha portato molto frutto dando se stesso, tanto del suo tempo e delle sue competenze per il bene comune. E sempre con grande umiltà e discrezione. Non ho mai sentito nelle sue parole il desiderio di appropriarsi di un’opera o che gli fossero riconosciuti dei meriti, che pure indiscutibilmente aveva per ciò a cui aveva dedicato le proprie energie.
Germano ci lascia una limpida testimonianza dell’essere profondamente credente, con un suo tratto di eleganza e di garbo nel vivere la vocazione cristiana.
Don Daniele Centorbi
Ero parecchio giovane quando fui inviato parroco a San Piero. Mi fu proposto di abitare in un appartamento mentre la Curia avrebbe fatto gli indispensabili lavori, ma rifiutai: dove aveva abitato un prete anziano poteva abitare un prete giovane e non volevo presentarmi come un giovane prete che mette la sua comodità al primo posto.
Accanto a questo nobile intento c’era anche una buona dose di presunzione: infatti non avevo né le competenze, né l’esperienza per portare in fondo il restauro della Pieve, ma allora non me ne rendevo conto.
Germano invece se ne rese ben presto conto e si offrì di affiancarmi prima nella costituzione di un Copae che potesse gestire l’enormità del lavoro e poi nella contabilità della parrocchia (ambito nel quale sono negato).
Posso dire che se non sono stato travolto dalla mia giovanile presunzione e di conseguenza se siamo riusciti insieme a tanti altri a realizzare una gran parte del bel restauro del complesso della Pieve lo devo in buona parte a quest’uomo, che con discrezione e competenza mi ha accompagnato, guidato e a volte corretto.
Da questa relazione è nata una bella amicizia, che ha coinvolto anche la sua bella famiglia.
Come ho detto anche al suo funerale: gli devo molta riconoscenza.
Don Luca Niccheri
Con Germano abbiamo salutato un uomo nato durante la Seconda Guerra Mondiale, uno di quegli uomini che hanno lavorato per ricostruire l’Italia e per creare una infrastruttura fondamentale del paese: la ferrovia. Germano si è impegnato a fondo nel lavoro, nella politica, nella comunità cristiana e per il paese in cui era arrivato dalla sua Emilia Romagna. A confronto con figure come la sua tutti ci sentiamo inadatti, inadeguati forse non all’altezza. Ma questo è un errore: noi dobbiamo essere consapevoli di essere grandi a sufficienza da aver imparato la lezione di Germano e perciò capaci di metterla in pratica. Da Germano e abbiamo appreso da lezione dell’impegno, della dedizione, della serietà e della correttezza, valori di cui c’è ancor più bisogno oggi, in un tempo in cui, oltre a costruire ferrovie efficienti, siamo chiamati a realizzare infrastrutture più importanti: ambienti accoglienti per tutti, anche per i nuovi italiani, e condizioni che permettano al paese di continuare a crescere.
Seguire l’esempio di Germano è un invito ad essere come lui, ma vuol dire raccogliere il testimone su uno dei versanti dei suoi molteplici impegni ciascuno per le proprie capacità e le proprie qualità. ciascuno per le proprie capacità e le proprie qualità. Vuol dire raccogliere il testimone dell’impegno in politica; oppure raccogliere il testimone della gestione amministrativa delle parrocchie, che tanto pesa sui sacerdoti; vuol dire dedicarsi al proprio paese con la passione di chi sta costruendo la propria casa come ho fatto Germano.
Ad Anna e ai figli va la nostra gratitudine per aver condiviso con noi questo uomo straordinario.
Don Antonio Cigna
Ho avuto il piacere di conoscere Germano in occasione della mia tesi di laurea.
La disponibilità che fin da subito mostrò nei confronti dell’argomento mi fece capire lo spessore umano, la serietà e la gratuita dedizione che metteva in ciò che faceva. Parlando della pieve di San Piero oggetto della mia indagine, mi aiutò con pazienza a ricostruire tutte le tappe dei cambiamenti non solo storico-artistici succedutesi negli anni, ma anche e soprattutto mi fece capire come quel luogo fosse cerniera sociale per gli abitanti del Mugello.
Nei suoi discorsi, tanto chiari quanto profondi, emergeva la voglia di contribuire in maniera del tutto incondizionata e anonima al bene della comunità, che ha reso attraverso le iniziative culturali e sociali più ricca per ognuno di noi.
Laura Carpitelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 Luglio 2025





