MUGELLO – Nel 750esimo anno dalla nascita del grande pittore una nuova pubblicazione, curata dal viceministro, mugellano, Riccardo Nencini, ne riapre la discussione sulla biografia. Giotto è nato o no a Vicchio? Un testo che attinge a documenti inediti e rivisitati, presentato da personaggi importanti della vita culturale fiorentina, una esperta d’arte (Cristina Acidini) e uno storico (Franco Cardini), non può passare inosservato. Eccone la tesi.
Riccardo Nencini, politico consumato e scrittore, non ha bisogno di presentazioni, così affondo subito nel tema di questa sua pubblicazione, senza sprecare superflui giri di parole. Giotto, mugellano o fiorentino? Tutto prende spunto dall’esame di alcuni atti notarili dell’epoca e dalla rilettura del “Libro di Montaperti” (1260). L’intreccio fra questi documenti ed il testo di quel volume sembrerebbe attestare una consolidata residenza fiorentina della famiglia. Ovvio, sempre con tanti se ed appesi all’incertezza ed ai limiti della storiografia dell’epoca. Tuttavia con ipotesi e supposizioni da discutere, che saranno oggetto di dialettica accademica, fra conferme e smentite.
Il primo tassello della ricostruzione parte dal documento “Estimo 1’, Carta 43”, conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze (ASF), e risale al 1305. Si legge di un Giotto di Bondone, di professione pittore, che ha una abitazione confinante con quella di un Bondonis (Bondone) di professione fabbro. Il padre di Giotto? Già, parrebbe. Quindi non un contadino o un pastore. Siamo nel quartiere di Santa Maria Novella. Il figlio che abita accanto al padre. E, per quest’ultimo, con una retrodatazione sulla proprietà, certificata, dal 1295. Qualcuno potrà obiettare, si va bene, ma in quegli anni Giotto è già un trentenne. Ovvero, la famiglia potrebbe essersi inurbata a Firenze qualche anno dopo la nascita del pittore.
La seconda prova, dallo stesso autore definita “punto cruciale”, trae contezza dal “Registro delle venticinquine degli uomini del sesto di San Pancrazio”, di fatto la lista degli arruolamenti per la battaglia di Montaperti. Ricordiamone la data, 4 settembre 1260. Ebbene in quel registro compaiono i nomi di Bondone di Angiolino (il padre di Giotto) e del fratello Ruggerotto, citati quali combattenti di quel sestiere, ove è iscritto il popolo di Santa Maria Novella. Da qui la domanda che Nencini si pone: “se Bondone di Angiolino è un cittadino di Firenze fin dal 1260, come può il figlio nascere sette anni dopo in Mugello visto che il padre esercita la sua professione in città e proprio lì investe i suoi denari?”. Anche in questo caso non è fuori luogo fare delle osservazioni. Perché l’essere iscritto nel “Registro delle venticinquine” di un sestiere potrebbe non essere strettamente correlato alla residenza, o meno, nella città di Firenze. Chissà se ci fossero, e casomai quante, delle eccezioni.
In antitesi, però, un altro ragionamento, tramite il percorso inverso all’inurbamento. Cioè, a seguito dell’esito della battaglia di Montaperti i guelfi sconfitti, fra cui Bondone di Angiolino, per evitare ritorsioni dei ghibellini, abbandonano la città. Il potere dei ghibellini durerà fino al 1267, l’anno della nascita del pittore. Magari la famiglia di Giotto sceglie il Mugello, ove ha delle proprietà, come residenza nell’esilio per poi far rientro in Firenze, comunque prima della data citata nel documento del 1295. In questo vuoto documentale ecco un motivo reale, plausibile. Può essere.
Meno dubbi invece sui primordiali possedimenti della famiglia di Bondone di Angiolino nei dintorni di Vicchio. Il parroco e storico don Remo Collini ne aveva individuata la localizzazione sul Colle di Romagnano, nel popolo di San Cassiano in Padule (già San Pietro in Padule), poco distante da Vespignano, allora riferimento amministrativo e toponomastico di quella zona. Ed è proprio in quella parrocchia che, ancora secondo il parere di don Collini ripreso da altri storici, Giotto è stato battezzato. Peraltro Colle è citato, fin dal 1249, in documenti notarili afferenti le proprietà di Angiolino di Peruzzo, nonno di Giotto.
Che dire. Leggendo e rileggendo questa nuova pubblicazione, francamente, faccio fatica a smantellare le ipotesi sul luogo natio di Giotto. I documenti citati da Nencini, certo, hanno una loro autorevolezza e, senza ombra di dubbio, attestano lo stato sociale sociale della famiglia di Giotto: fabbri e non contadini. Inoltre, fanno capire che quel nucleo familiare risiedeva a Firenze, in un dato periodo. Ma il vuoto di informazioni fra la battaglia di Montaperti del 1260 (con la possibile fuoriuscita dalla città come guelfi sconfitti) e la traccia documentale del 1295, con la presenza a Firenze, non intacca minimamente la possibilità che Giotto sia nato a Colle (ove la famiglia aveva delle proprietà), durante l’esilio o per altra circostanza. Sicché, niente è cambiato.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 giugno 2017



2 commenti
…certo ci voleva un mugellano a rompere l’incantesimo su Giotto e proprio nel 750° dalla nascita.
Ammesso che possa essere la verità, che Nencini sostiene, ma dover rifare tutto mi sembra veramente una cattiveria “politica” che può servire solo a mettersi in evidenza visto che in questo momento tutti hanno gli occhi su questo anniversario.
Francamente la penso come Francesco Noferini. Purtroppo più se ne parla e più facciamo pubblicità all’autore, ed è forse quello che cerca. Io ho fatto un libro che si chiama Il Mugello nel Libro di Montaperti, dunque sono anni che ho incontrato il Bondone del Nencini. Lo conosco da quando Nencini era un ragazzo. Quel Bondone lì mi ha detto che al tempo a Firenze i Bondoni erano a decine, come Paolo o Pietro, ed è perciò opinabile qualsiasi riferimento a Giotto. Tutto può essere, ma se si deve andare avanti a illazioni, allora lasciateci Giotto in Mugello e buonanotte.