
MUGELLO – Il gruppo finanziario riconducibile alla famiglia Lowenstein, la stessa che ha la proprietà della villa di Cafaggiolo, presenta un nuovo progetto di recupero storico per attività turistiche e ricettive. A Firenze, in costa San Giorgio, nel complesso millenario che fino al 1998 ha ospitata la scuola di Sanità Militare (articolo qui). Ieri, la comunicazione ufficiale di un investimento milionario. E due. Già, è il secondo dopo quello già annunciato, ormai da oltre cinque anni, per la tenuta medicea in Mugello.

Sì, c’entra anche il Mugello. Indirettamente, per meglio capire strategia e filosofia di vita di questa famiglia dalle incommensurabili disponibilità finanziarie, legata, appunto, ad un angolo del nostro territorio. Del progetto Cafaggiolo ne abbiamo già riportata la cronaca, in più riprese, evidenziando promesse, auspici e criticità, con dati e documenti. E, a tutt’oggi ne abbiamo stilata la sintesi: nulla di fatto. Un investimento al momento congelato, e non è dato a sapere quando e con quali prospettive possa essere riavviato. Vogliamo solo ricordarne il valore dichiarato, in una conferenza stampa del 2011, 160 milioni di euro.
Poi, proprio ieri, nel capoluogo fiorentino, ecco che la famiglia Lowenstein aggiunge un nuovo capitolo al suo mecenatismo cosmopolita. Alla presenza delle autorità cittadine è stato presentato il progetto di recupero della ex caserma Vittorio Veneto, in Costa San Giorgio, sulla collina appena sopra il Ponte Vecchio, in un complesso storico che fino al 1998 ha ospitata la scuola di Sanità Militare. Anche in questo caso, il valore dell’investimento ammonta a 160 milioni di euro. Ora, aldilà delle casuali, o fortuite, coincidenze dei computi metrici, è innegabile rilevare come possa prestarsi ad un ironico esercizio di replica teatrale, un bis, almeno nelle cifre. Ovvio, al cospetto di platee diverse, ma, sembra, con lo stesso canovaccio.
Il comunicato distribuito dalla famiglia Lowenstein apriva con questo titolo “Vogliamo riconsegnare alla città un’eredità storica”, dando contezza del ruolo di “un imprenditore innamorato di Firenze”. Quindi è innamorato di Firenze. Così al Mugello, evidentemente, sarà riservato il ruolo dell’amante. Insomma, per questo territorio, nulla di definito, semmai un rapporto occasionale, forse anche solo platonico, dunque non consumato. E, di solito, per le amanti occasionali non è prevista la corresponsione di alcun assegno di mantenimento.
Due progetti importanti, vitali in ambedue le aree, che potrebbero incidere sul tessuto sociale e determinare la vita dei luoghi ove venissero realmente investiti. Già, con l’uso del condizionale. Sì perché il dubbio che possano essere davvero avviati e realizzati, contemporaneamente o meno, esiste. Non per diceria, malafede o superficialità ma con la consapevolezza che sul piatto ci siano cifre milionarie, difficili anche da snocciolare, impensabili da immaginare. Soprattutto per la constatazione che i prodromi delle rispettive presentazioni non lasciano spazio alla beneficenza. Si investe per averne un ritorno economico, creare profitti. Pertanto appare logico e fondato il progetto fiorentino, che ha tutto, almeno sulla carta, per una probabile riuscita. Diversa, invece, la prospettiva per quello di Cafaggiolo. Ma questa è un’altra storia.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 gennaio 2017


