Abbiamo contattato Niccolò Lapi e Matteo Stelloni. Stanno bene, per quanto si può star bene in una città lontana, semidistrutta da un terremoto terribile. (Qui l’articolo: Due mugellani nell’inferno di Kathmandu) Con la prima scossa che è durata un interminabile minuto e che li ha sorpresi mentre stavano per iniziare la visita della capitale del Nepal. E poi il rifugiarsi in albergo, e il trascorrere la notte e il giorno accompagnati da altre scosse –ieri, domenica, un’altra ancora più lunga, due minuti, con un’intensità di 6.7 gradi-.
Ma sentiamo in diretta il loro racconto.
Ci scrive Niccolò Lapi:

“E’ un po’ difficile raccontare via sms. Ci provo… Eravamo in Durbar Square, centro della città patrimonio Unesco, dentro un caffè. Alla prima scossa il mio amico Matteo, che aveva capito la situazione, è scappato fuori e io dietro di lui, ma con difficoltà a causa delle scosse.
Mentre uscivamo il palazzo a cinque metri da noi ha iniziato a crollare. Allora ci siamo gettati con tutti gli altri in mezzo alla piazza, mentre la polvere ci ricopriva”.

“Ci siamo afferrati, per non perderci, perché per un paio di minuti non avevamo alcuna visibilità. Scesa la polvere, abbiamo visto la piazza con almeno metà degli edifici storici distrutti.
Sputando polvere siamo rimasti circa un’ora in mezzo alla piazza, tra gente che pregava e piangeva ma in maniera ordinatissima. Erano tutti terrorizzati, ma sono stati eccezionali”.
“Dopo poco la seconda scossa forte… E ancora dopo sono partiti i soccorsi verso un piccolo tempio lì vicino dove sicuramente erano rimaste persone sotto. Noi, appena ci siamo sentiti sicuri siamo usciti dalla piazza verso la New Road, dove avevamo appuntamento con la nostra guida. Abbiamo atteso insieme per un po’ finché non ci siamo recati insieme nell’albergo. Dalle 14 e qualcosa di sabato siamo qua, la zona pare abbastanza sicura e i responsabili dell’albergo sanno dove trovare il cibo”.
Poi le comunicazioni si sono interrotte. I cellulari di Niccolò e di Matteo hanno cessato di funzionare, così come non funziona né internet né il telefono. Le famiglie però sono riuscite, tramite il satellitare della guida e l’agenzia ad avere ad altre notizie e rassicurazioni sul fatto che i due giovani stanno bene. E si sta cercando di organizzare il loro rientro anticipato, attraverso il Ministero degli Esteri.
Nei loro programmi c’era la visita dell’antico regno di Mustang, nel Nepal del Nord, un luogo straordinario, da pochissimo aperto al turismo. Qui avrebbero fatto trekking ad alta quota. Ma il pericolo di valanghe che adesso è presente in tutta la zona dell’Himalaya ha bloccato ogni tipo di escursione e attività.
E non è neppure facile tornare, perché le strade di comunicazione sono fortemente danneggiate e ogni tipo di contatto difficoltoso. E’ probabile che i due mugellani debbano cercare di raggiungere l’aeroporto di Kathmandu, e mettersi in coda aspettando di salire sul primo volo che li porti via da un Nepal sconvolto dal terremoto. E devono farlo presto, prima che dai villaggi intorno alla capitale, andati distrutti, arrivi tanta gente in cerca di cibo, aggravando l’emergenza, con problemi di acqua potabile e di rischi di epidemie.
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, 27 aprile 2015





