
MUGELLO – E’ finita. Ieri sera è andata in onda l’ultima puntata della serie televisiva sulla famiglia de’ Medici. Una ricostruzione narrativa più fantasiosa che storica. E anche le immagini, gli scenari paesaggistici e monumentali, si sono rivelati inadeguati ad una corretta rappresentazione. Mancava il Mugello, ecco.
Cronaca di un sano orgoglio campanilistico. Ho attesa l’ultima delle quattro puntate trasmesse dalla rete ammiraglia della RAI per farmene una ragione. Poi, ho amaramente constatato che in questa storia televisiva sui Medici mancava un riferimento territoriale ineluttabile, il Mugello. Una dimenticanza, chissà, una amputazione nel montaggio del film o una somarata. Difficile ricostruirne la genesi. Fatto è che aldilà dei pochi secondi di un set girati lungo il viale dei cipressi sopra Galliano, nella prima puntata, altro non si vede del Mugello. Tantomeno se ne parla.
Eppure la storia di quella famiglia, almeno inizialmente, trova un radicamento affatto secondario in questo territorio. Certo, qualcuno potrà obiettare, che nessuna prova documentale ne dimostra le origini. E’ vero. Ma lo è altrettanto, vero, come proprio Cosimo di Giovanni di Bicci, detto il Vecchio, o il Pater Patriae, abbia avuto un legame indissolubile, e amorevole, verso il Mugello. Tuttavia in quella fiction televisiva nessun accenno nei dialoghi, e così per le immagini.
Il triangolo mediceo per eccellenza in Mugello, la villa di Cafaggiolo, il castello di Trebbio, il convento di Bosco ai Frati, ignorati. I primi due siti Unesco, patrimonio dell’umanità. Il terzo, la chiesa di campagna, oggetto di assoluta devozione da parte di Cosimo il Vecchio. Insieme, tutti e tre, progetti rinascimentali commissionati all’architetto Michelozzo. E non mancano le testimonianze e i documenti in cui questi luoghi vengono menzionati quali residenze estive o rifugi, nei periodi tumultuosi della politica fiorentina.
Inspiegabilmente sono state preferite loro altre località, qualcuna che niente ha da dividere con la storia di quella famiglia, o con il periodo cui i fatti narrati sono riferiti. Viterbo, Tolfa (Roma), Tivoli, Bracciano, Pienza, Cortona, Montepulciano, Volterra, Frascati e Caprarola, questi alcuni dei set. Strano. Lo dico, appunto, con amarezza. E non solo per campanilismo, ma per l’ennesimo scempio perpetrato nella ricostruzione storiografica.
Insomma un polpettone, una ribollita con troppe varianti per gli ingredienti. Indigesto. Fra le tante imprecisioni biografiche e le ricostruzioni storiche surreali, mi limito a citare quella più evidente. Una delle ultime scene, laddove Lorenzo è accoltellato, e ucciso, nelle prigioni della Signoria da alcuni sicari. Ebbene, Lorenzo di Giovanni di Bicci, fratello di Cosimo il Vecchio, morì nella villa di Careggi, senza far testamento: “Fu sovrapreso da febbri cagionateli da dissenteria, e quelle malignando a dì 23 di settembre (1440) passò all’altra vita” (1). Forse si poteva far meglio. Una dimostrazione che non basta mettersi dietro una camera da presa, girare un film e invocare, a prescindere, il dogma della cultura. La tentazione di chiedere indietro il costo del biglietto, quota parte del canone per la televisione, è forte.
(1) Gaetano Pieraccini, “La stirpe de’ Medici di Cafaggiolo”, vol. 1, pag. 45 – Nardini Editore, 1986 (ristampa dell’edizione originale del 1924)
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 09 novembre 2016


7 commenti
PIENAMENTE D’ACCORDO CON IL SIGNOR GIANNI FRILLI, COME ABBIAMO ANCHE NOI AMPIAMENTE SCRITTO.
TANTE CORDIALITA’, ALDO GIOVANNINI
Ho lasciato perdere dopo la prima puntata per nor rischiare un travaso di bile. Affezionata lettrice dello storico Marcello Vannucci…………non me n’è tornata una!
E’ una delle tante manifestazioni della superiorità del mediocre sul rispetto e sulla realtà della Storia. Ciò che conta è quello che appare, non il vero. Si può scrivere e narrare tutto, e in qualunque modo lo si voglia fare. Non devono esserci limiti al racconto. Purché non lo si voglia ammantare di una fasulla veridicità, solo perché ha un maggiore “appeal”, sfruttando quella Storia che poi si nega nei fatti. Si può certamente raccontare le vicende di una grande famiglia del ‘500, mescolando fantasia a realtà,luoghi reali a luoghi immaginari, basta che poi il titolo sia:”I Dottori”. Se invece la si vuol chiamare “I Medici”, allora se ne deve rispettare la Storia, perché a nessuno dovrebbe essere permesso di stravolgerla, sia per rispetto verso i popoli che quella Storia l’hanno vissuta ( e spesso pagata con un alto prezzo) sia perché le generazioni passano e qualcuno potrebbe davvero prendere per vere bugie e ricostruzioni false. Troppo comodo mentire con spregiudicatezza e poi però sfruttare un patrimonio di credibilità (nel nostro caso mondiale) per aumentare consenso e incassare guadagni.
Come molti noteranno siamo in mano a forme semplicistiche e semplificate di acculturamento di pseudo accultoramento di massa.
Si trasmettonno sensazionalita’,gossip, trascurando la verita’ fotografica se mi e’ permesso.Per non pretendere quella storica.Comunque si falsa.L’ignoranza deve farla da padrone,questo e’ cio’che in altre edizioni televisive e non si fa subdolamente passare.
Poi a seguire si costruiscono altre disinformazioni.Riflettiamo un po’:se per conoscenza o “campanilismi”non fossimo interessati alla storia locale cosa potremmo notare ?Immaginate in Italia e nel mondo quando vedranno “I MEDICI” cosa potranno recepire….
Il battage pubblicitario lo hanno fatto con la benedizione di compiacenti ma assenti responsabili……
Cerchiamo di essere vigili ,la storia insegna.
Chi non ha passato non ha futuro….
Ma che sia passato vero!
Grazie Filo del Mugello
Pienamente d’accordo. Aggiungo che l’ambientazione ‘laziale’ ha conferito un’aria ancor più anacronistica (se possibile) alla narrazione: con tutto quel travertino, quelle colonne berniniane…. mah!
I produttori però hanno avvertito.
I titoli di coda iniziano con l’avvertenza, seppur a caratteri minuscoli e visibile per poco tempo da essere quasi illeggibile. L’ho trascritta ecco cosa dice:
“Seppur ispirati a fatti realmente accaduti, nomi, eventi e personaggi presenti nella fiction sono di fantasia, frutto della libera espressione artistica degli autori. Pertanto ogni riferimento a fatti, luoghi e persone realmente esistenti è del tutto casuale”.
Così facendo si sono parati.
Sì sono viste più tette che luoghi del Mugello. Libero, hai scritto proprio bene, anche quelle fanno parte della libera espressione artistica.