Prosegue, con questa seconda ed ultima puntata, l’approfondimento sugli aspetti artistici e storici, meno conosciuti, del convento di San Bonaventura al Bosco ai Frati (prima puntata articolo qui, ndr). Questa volta tocca ai dipinti. Quelli che un tempo appartennero al convento e gli altri, ancor’oggi ospitati entro le mura del Bosco ai Frati. Sicché, opere famose, ormai da anni trasferite nei musei fiorentini, ed altre meno note. Fra storia e arte, con il rammarico, giammai una sterile polemica, di non poter più disporre di una parte del patrimonio culturale, appunto, sottratta al luogo. Forse, la logica di accentrare le opere d’arte in siti ove queste sovrabbondano andrebbe rivista. Un passo indietro, ripristinando la storia e valorizzando i territori laddove questa è stata costruita e scritta. Da ultimo, in esclusiva, “Il Filo – Idee e notizie dal Mugello”, per la prima volta, pubblica le immagini dell’arme degli Ubaldini, dipinta entro una nicchia in legno, dietro l’altare maggiore della chiesa. Tante immagini. Di nuovo, buona lettura.
Il convento di San Bonaventura al Bosco ai Frati
I dipinti
Durante il periodo trascorso al cospetto della munificenza offerta dalla famiglia dei Medici, il convento visse un periodo di splendore, fra fede e cultura. Sul territorio compreso fra il Bosco ai Frati e le ville di Cafaggiolo e del Trebbio, si replicò, seppure in piccola scala, il mecenatismo del rinascimento fiorentino. Opere d’arte in genere, dipinti, libri e codici miniati, oggetti votivi e paramenti religiosi, vennero donati al convento. Di ciò se ne trova traccia anche nel testo di riferimento, il manoscritto di Fra Giuliano Ughi della Cavallina (Cavallina di Barberino di Mugello,1485 – Bosco ai Frati, 1569), “Relazione del Convento del Bosco di Mugello”. Di altro, invece, poco si conosce. Dimenticato dalla memoria, perduto nel tempo.
Purtroppo, poi, anche le vicissitudini della storia hanno dato seguito ad una spoliazione metodica delle opere d’arte. Ovviamente, specie per qualche caso, per una oggettiva forma cautelativa, di conservazione, per altri in antitesi all’ordinamento ecclesiastico. In particolare, il riferimento è per i provvedimenti che il Granduca (Pietro) Leopoldo I (nel periodo dal 1765 al 1790) intraprese per trasformare anche l’organizzazione della Chiesa toscana. Su tutto, la soppressione dei conventi e l’abolizione dei vincoli di manomorta (patrimonio di enti civili o ecclesiastici definito perpetuo, inalienabile). Così, in tale periodo, anche il convento di San Bonaventura al Bosco ai Frati non passò indenne da queste procedure di smantellamenti granducali, con i consequenziali prelevamenti di ogni ordine dei beni e delle opere d’arte.
Eccoci dunque ai dipinti, ai quadri. Per prima cosa diamo conto dei due più famosi, conosciutissimi e da tempo, ormai, trasferiti nei musei fiorentini. Sono dipinti che appartenevano al convento, già dalla seconda metà del XV secolo, frutto delle donazioni votive di Cosimo dei Medici (Firenze, 1389 – Careggi, 1464), il “Pater Patriae”, detto “il Vecchio”, in omaggio alla chiesa del Bosco ai Frati.
Nell’unico resoconto, il manoscritto summenzionato, si annota l’esistenza di un grande dipinto posto sull’altare maggiore con queste parole : “La bella tavola dell’altar maggiore la quale dipinse un frate di San Domenico.” [1]. L’autore dell’opera, il frate di San Domenico, è Fra Giovanni da Fiesole, detto il “Beato Angelico” (Vicchio, 1395 – Roma, 1455). Il dipinto, noto come “La pala del Bosco ai Frati”, è datato fra il 1450 ed 1452.
A seguito del trasferimento imposto dalle normative granducali è, attualmente, ospitato presso il Museo di San Marco a Firenze.

Proseguiamo. Ed è ancora la cronaca di Fra Giuliano Ughi della Cavallina che riporta la presenza, fra le mura del convento, di una seconda importante opera pittorica : “fu presentata a detto Cosimo da un Legato del Papa che venne di Fiandra e Cosimo la donò al luogo del Bosco” [1].
L’opera, olio su tavola, è del pittore francese Nicolas Froment (Uzès, 1435 ca. – Avignone, 1483 ca.). Trattasi di un trittico composto da una tavola centrale, affiancata su entrambi i lati da due sportelli, richiudibili verso la tavola centrale stessa. Le dimensioni degli sportelli sono pari alla metà della tavola centrale, in modo da agevolarne la chiusura e la trasportabilità. La datazione del dipinto risale al 1461 ed è ricavata da un’epigrafe riportata sotto la tavola centrale, “NICOLAUS FRUMENTI ABSOLVIT HOC OPUS XV KL. JUNII MCCCCLXI”.
Anche questo dipinto venne trasferito nelle collezioni granducali e, dal 1841, fa parte della dotazione presso la Galleria degli Uffizi, Firenze.

“Gesù in casa di Marta” (a sinistra) e “Lavanda dei piedi” (a destra)
olio su tavola – 175 x 134 (centro), 176 x 66 (ognuno dei due sportelli)
Firenze, Galleria degli Uffizi
Altri dipinti, certo meno importanti, hanno ancora oggi dimora entro le mura del convento. In particolare, quattro, di notevoli dimensioni, fanno parte dell’arredo religioso e sono appesi alle pareti della chiesa. Altri due sono sistemati nella sala del piccolo museo. Infine, ancora due nella stanza del parlatorio.
Le didascalie, di seguito riportate, sotto le immagini dei dipinti, sono tratte dalle schede originali impiantate dalla “Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti – Soprintendenza alle Gallerie di Firenze”. Una copia delle schede è conservata nell’archivio del convento.

Jacopo Ligozzi (sec. XVI) – Olio su tela, 220 x 70
(foto di Andrea Lapi © – riproduzione vietata).

olio su tavola, 215 x 75

“Deposizione” – Scuola di Ludovico Cardi, detto il Cigoli (sec. XVII)
olio su tela, 210 x 185 – tela centinata priva di cornice

Ignoto scuola italiana (sec. XVI)
(foto di Andrea Lapi © – riproduzione vietata)

attribuito all’ambiente di Matteo Rosselli (sec. XVII)
(foto di Andrea Lapi © – riproduzione vietata)

attribuito all’ambiente di Matteo Rosselli (sec. XVII)

olio su tela, 92 x 72
(foto di Andrea Lapi © – riproduzione vietata)
Infine, ecco in esclusiva, per la prima volta fotografato, l’arme degli Ubaldini che è stato riprodotto, dipinto su legno, in una nicchia, coperta da uno sportello, dietro l’altare maggiore della chiesa. La datazione risale al XVII secolo.

dipinto su legno, ubicato in una nicchia sul retro dell’altare ligneo
(foto di Marta Magherini © – riproduzione vietata)
Gianni Frilli
(© per “ilfilo.net”, giornale on-line del Mugello)
San Piero a Sieve, 30 luglio 2015
Bibliografia essenziale.
[1]. Fra Giuliano Ughi della Cavallina, “Relazione del Convento del Bosco di Mugello”, manoscritto (a cura di Giuseppina Carla Romby, Arti Grafiche Giorgi & Cambi, 1984 – tratto da Giuseppe Baccini, “Bollettino Storico Letterario del Mugello” nn. 1 e 3, 1893 ).
[2]. Schede monografiche – Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, Soprintendenza alle Gallerie, Firenze, – archivio del convento di San Bonaventura al Bosco ai Frati.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 Agosto 2015

