
MUGELLO – Non mancarono contrasti tra don Primo Mazzolari e i vertici ecclesiastici. Ma c’è sempre qualcosa di più grande e irrinunciabile. Lo ricorda lui stesso nel proprio testamento. “Il Filo di Perle” ne propone un brano.
Chiudo la mia giornata come credo di averla vissuta in piena comunione di fede e di obbedienza alla Chiesa e in sincera e affettuosa devozione verso il Papa e il Vescovo. So di averla amata e servita con fedeltà e disinteresse completo.
Richiamato e ammonito per atteggiamenti o opinioni non concernenti la dottrina, ottemperai con pronto ossequio.
Se il mio franco parlare in problemi di libera discussione può aver dato scandalo; se la mia maniera di obbedire non è parsa abbastanza disciplinata, ne chiedo umilmente perdono, come chiedo perdono ai miei superiori di averli involontariamente contristati e li ringrazio d’aver riconosciuto in ogni circostanza la rettitudine delle intenzioni. Nei tempi difficili in cui ebbi la ventura di vivere, un’appassionata ricerca sui metodi dell’apostolato è sempre una testimonianza d’amore, anche quando le esperienze non entrano nell’ordine prudenziale e pare non convengano agli interessi immediati della Chiesa.
Sono malcontento di avere fatto involontariamente soffrire, non lo sono di aver sofferto. Sulle prime ne provai una punta d’amarezza: poi, nell’obbedienza trovai la pace, e ora mi pare di potere ancora una volta, prima di morire, baciare le mani che mi hanno duramente e salutarmente colpito.
Dal testamento di Don Primo Mazzolari,* 4 agosto 1954
*Scrisse di Lui Paolo VI°:«Aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti»
IL FILO DI PERLE, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 maggio 2025






