SCARPERIA E SAN PIERO – Il quadrilatero Mediceo per antonomasia. La villa di Cafaggiolo, quella del Trebbio, il convento di Bosco ai Frati, la fortezza di San Martino. Le prime due sono diventate, da un paio d’anni, “patrimonio dell’umanità” dell’Unesco. Il terzo, incommensurabile, è uno scrigno di religiosità, storia e arte. Poi c’è la fortezza di San Martino, un’opera ciclopica destinata all’oblio.
Quando il 30 giugno del 1569 il pievano di San Piero a Sieve, Ercole di Giovanni Farolfi, benedisse la posa del primo mattone, aldilà dell’aspetto strettamente militare, per una buona parte della popolazione mugellana iniziarono alcuni decenni di intensa occupazione. Un’opera imponente, voluta da Cosimo I de’ Medici, con la costruzione protrattasi per circa 40 anni. Lavoro! Per migliaia di persone direttamente impegnate nella realizzazione. Così come per tutte le altre dedite alle attività della filiera di sostegno all’opera stessa, in specie fornaci e cave. E poi, comprese quelle della logistica quotidiana di paese. Insomma, un appalto pubblico in una zona di frontiera del Granducato.
Progettata da Baldassare Lanci (1510-1571), rielaborata da Bernardo Buontalenti (1531-1608), proseguita da Simone Genga (1530-1596[?]), terminata certamente da qualcun altro. Non è mai stato chiarito quanto ci sia di originale del primo e cosa abbia introdotto e cambiato il secondo. Senza parlare del terzo. In ogni caso bastioni ciclopici a prova di cannoneggiamento, ovviamente in relazione ai calibri d’artiglieria dell’epoca. E poi, alloggiamenti per la guarnigione di stanza, scuderie, cisterne, depositi, cunicoli. Un labirinto di mattoni, un dedalo di mura.
Oltre all’evidenza di tecnologia delle costruzioni, di fortilizi e città fortificate, sulla qualità delle malte e di resistenza dei laterizi, il complesso di San Martino ha avuta una storia impalpabile. Anzi, dal punto di vista militare e strategico, inesistente. Prima la presenza di una guarnigione limitata, pari ad una mezza batteria da fortezza, ritengo ben al di sotto di ottanta unità operative. Poi, nemmeno duecento anni dopo, dismesso, abbandonato, relegato a misera tenuta agricola. Già allora inappetibile, nel senso imprenditoriale, dico. In seguito solo uno sprazzo di significativa utilità, quando nel secondo periodo bellico ospitò i rifugiati dai bombardamenti che avevano come bersaglio il paese sottostante.
Nei secoli la fortezza è stata oggetto di compravendita, con vari passaggi di mano. Qualcuna anche nobile, generosa, sognatrice, quella di Piero Bargellini. Un’iniziativa affettuosa, fatta di riconoscenza verso il luogo, d’onore alla storia. Tuttavia infrantasi sugli impietosi dettami della legge dei numeri, strettamente correlati alle risorse finanziarie. Un tentativo che finì con la morte del già senatore e sindaco di Firenze, chiuso dal realismo degli eredi.
In questi ultimi vent’anni una nuova proprietà ne ha tentato il restauro, la valorizzazione, per un eventuale utilizzo turistico. Così si disse, e credo che niente possa averne cambiato il senso. Le premesse erano buone. Progetto di recupero, primi lavori, poi l’installazione di un vero e proprio cantiere, con mezzi e personale. Il tutto con la disponibilità anche da parte degli enti locali.

Di recente, lo scorso mese di maggio ho avuto l’occasione di rivisitare il luogo, grazie alla iniziativa promossa da ADSI (Associazione Dimore Storiche Italiane). Una giornata particolare (articolo qui) che ha consentito di far aprire le porte di siti storici normalmente inaccessibili al pubblico. Ho toccato con mano lo stato dell’arte, l’avanzamento dei lavori. O forse, sarebbe più corretto affermarne lo stallo, la determinazione di un punto morto. Tutt’altro che una semplice o critica impressione, dati di fatto.
Certo, nessuna rampogna, o giudizio, poiché è una proprietà privata che supplisce al mancato interessamento pubblico, d’impegno e di sensibilità. Solo una constatazione. E forse, tutto sommato i Medici nella loro smisurata munificenza hanno dato tanto al Mugello. Grandi opere e, purtroppo, un pacco.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 06 settembre 2016







