MARRADI – Il nostro territorio marradese accoglie molte immagini sacre poste in piccoli tempietti o tabernacoli: ogni edicola ha una propria storia e tradizione, per lo più’ sono dedicate alla Madonna: sono scaturite dalla pietà popolare, infatti quasi sempre venivano costruite da gente del popolo come omaggio per una grazia ricevuta, per chiedere protezione, come voto o a ricordo di una persona cara che aveva perso la vita in situazioni tragiche.
Se ne ha conoscenza fin dal 1800 e più’ volte sono state restaurate e consolidate, sempre a cura di persone di buona volontà che abitano vicino ai vari tabernacoli. A volte sono diventate espressione di una zona, di una via, come una speciale adozione.
Alcune sono localizzate in zone rurali, discoste dai centri urbani e fino a qualche anno fa erano anche meta delle Rogazioni: processioni propiziatorie di buoni raccolti che si svolgevano a primavera.
Desideriamo ricordarne una in particolare, che si trova in prossimità della Stazione Ferroviaria, ed è dedicata a San Rocco.
San Rocco è un santo raffigurato spesso nei tabernacoli, perché è protettore dei viandanti e degli appestati: il tempietto di Viale Baccarini era d’augurio per chi usciva dal paese, perché potesse aver un buon viaggio e potesse tornare sano e salvo nella sua terra, forse fu costruito alla fine dell’epidemia detta “della Spagnola” del 1919 o quella del colera del 1885, le notizie purtroppo si sono perse nel tempo.
Negli anni ha subito vari rifacimenti, sempre per mano di persone di buona volontà.
Ricordiamo ad esempio nel 1999 i fratelli Sergio e Aldo Assirelli, marradesi vicini e lontani che con competenza e generosita’ avevano restaurato la celletta del Santo, sempre accudita da benefattori, addobbandola con fiori e lumi, fra tutti ricordiamo la signora Ivana Cappelli che per tanti anni ha offerto le sue cure con amore.
Ed è proprio di questo ultimo periodo, un nuovo restauro, il tabernacolo che il tempo aveva ingrigito e un po’ degradato, ha ripreso vita ed ora è una bella macchia di colore, bianca e azzurra, che dà luce al muro della strada regionale davanti a Via San Rocco.
Il tempietto, nella nicchia contiene l’immagine di San Rocco in ceramica bianca, rappresentato con il bastone del pellegrino sempre in cammino a curare e confortare i malati di peste; davanti c’è una bella grata di ferro come protezione, in alto nel frontespizio spicca un piccolo affresco, dai tenui colori, che rappresenta il Santo con i simboli che lo caratterizzano: il cane, l’angelo e la croce nel petto.
La storia di questo restauro è bella e commovente, è stato gestito e offerto da Maurizio Brunetti, che da sempre abita a Marradi in prossimità dell’edicola.
Maurizio, per tutti i marradesi, Iccio, con questo gesto così significativo ha voluto ricordare la moglie Marina Naldoni, che ancora giovane ci ha lasciato nel giugno 2022, per una grave malattia e che tanto era legata al tabernacolo.
Marina, era speciale, amava tanto il suo paese e fin da giovanissima si è dedicata ad attività per valorizzarlo: come non ricordarla, tifosissima di Jum Mare’ ad abbellire il rione, durante la Graticola D’Oro, che si rivestiva di rosso fuoco.
Era dotata di una creatività straordinaria ed efficace, nelle sue mani, un pezzo di compensato, un foglio di carta, una pietra… prendevano vita per trasformarsi in una vetrina colorata o una scenografia in teatro; insieme al marito Maurizio, anche lui con le stesse doti artistiche, li pensiamo instancabili a progettare e realizzare la “Festa delle Streghe”, che è diventata una delle giornate più significative dell’Estate Marradese; erano una coppia sempre presente a promuovere il paese in ogni occasione e per questo tutti noi siamo e saremo sempre grati.
La nostra gratitudine è anche per questo restauro, che ha reso più bello e prezioso un angolo di Marradi.
Questo gesto pieno d’amore è riuscito a dare vita e bellezza ad un grande dolore e con gli occhi della fede, siamo sicuri che Marina ne sarà felice per sempre.
Fedora Anforti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 gennaio 2024







1 commento
Marradi è un bel territorio, mi spiace che ancora oggi non esista una camminata patrimoniale, da integrare con il treno, in modo di teatro narazzione che comprende Dino Campana i suoi canti orfici, e altre emergenze culturali presenti da affinare al suo passaggio e agroalimentare del castagno. Come occasione ecoturistica, da effettuare almeno il sabato e domenica, ripetendo in più orari, coinvolgendo la sua comunità ed economia.