DICOMANO- Si è tenuta sabato 11 novembre, nella sala consiliare del Comune di Dicomano, la presentazione del nuovo libro dello storico mugellano Fabrizio Scheggi intitolato “Il visconte di Ampinana” (articolo qui).
Dopo la presentazione del sindaco Stefano Passiatore e di Serena Pinzani, Scheggi presenta la sua ultima fatica in una sala gremita di gente. Il libro è una biografia solo minimamente romanzata della vita di un notaio straordinario vissuto a cavallo tra Duecento e Trecento, Giovanni di Buto, mugellano nato a Orzale, poco più in basso dell’antico castrum d’Ampinana.
Del personaggio si sapeva che era il notaio che ratificò l’atto ghibellino di San Godenzo del 1302 e poco più. Scheggi ha ricostruito, dopo due anni di ricerche, l’intera vita, personale e pubblica, partendo dalla gran quantità di documenti notarili lasciati da Giovanni di Buto stesso. Ne viene fuori un affresco del Mugello di inizio Trecento parzialmente inedito. Si scoprono dove erano collocati i mercati del tempo, le usanze religiose e matrimoniali, lotte e tregue, l’uso di Dicomano come “porto fluviale”, la presenza di fabbriche di ferro, i gusti del popolo nel vestiario, le difficoltà nel governo di un feudo, l’amministrazione della giustizia e tanto tanto altro ancora. Ma non solo. L’aspetto fondamentale del lavoro di Fabrizio Scheggi è che viene restituito alla memoria collettiva un personaggio quasi dimenticato e che invece fu protagonista, al tempo di Giotto e Forese da Rabatta, della storia mugellana.
Giovanni di Buto era un genio semplice, una persona di enorme cultura che cercò di aprire delle scuole di notariato nella zona, che amministrò, utilizzando prestiti e amicizie, feudi guideschi a corto di risorse, che decretò sentenze capitali, che fu il vero governatore del Mugello per lunghi decenni, ritardando il completo dominio fiorentino nel Mugello orientale e in Casentino. Ma Giovanni di Buto fu anche commerciante di legname e specialista “nell’arte dei panni” a Dicomano, astrologo e poeta. Conosceva infatti Lapo di Gianni, suo compagno di studi, Cino da Pistoia e lo stesso Dante, tutti poeti legati alla corrente stilistica del Dolce Stil Novo. Insomma, grazie a questo lavoro, abbiamo ora un nuovo grande personaggio della valle di cui essere giustamente orgogliosi.
Scheggi: “Si tratta di qualcosa di autenticamente nuovo per la storia del Mugello”.
Tagliaferri: “Infatti, non ne ho mai sentito parlare di questo Buto e non ho mai letto niente nei libri di storia di questo personaggio eclettico della nostra zona”.
Scheggi: “Il grande storico ottocentesco Robert Davidsohn parla di Giovanni di Buto come di un personaggio molto importante e tutto da studiare: ho colto l’invito al volo!”
Tagliaferri: “Ho letto solo uno degli otto libri di Davidsohn sulla storia di Firenze, ed in effetti di spunti ce ne sono molti. Complimenti davvero, ottimo lavoro”
Andrea Tagliaferri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 16 novembre 2017





