BORGO SAN LORENZO – Il vulcano si è tutt’a un tratto risvegliato e dopo un bel po’ di tempo trascorso sotto le tiepide ceneri pompeiane della politica, Borgo e il Mugello si sono all’improvviso risvegliati. Con la disinvoltura quasi soprannaturale degli dei, è stato il sindaco di Borgo Paolo Omoboni a riattizzare il cratere e a far schizzare i lapilli incandescenti sul pigro e rassegnato territorio mugellano.
La sua dichiarata intenzione di entrare a far parte del Partito Democratico borghigiano (articolo qui) è stato il primo schizzo di lava. In verità già prima, al termine della passata legislatura, con una forte scossa d’avvertimento, aveva deciso di mollare la compagine di maggioranza, nel cui gruppo unico come socialista era stato attivo consigliere, per presentarsi alle primarie per le elezioni a sindaco con una lista civica chiamata, non a caso, Borgo Migliore. Nome già di per sé tutto un programma. Migliore significa meglio di prima e fu proprio su questa inequivocabile promessa che molti elettori borghigiani lo avevano votato alle primarie prima e poi ancora più decisamente come sindaco.
I Democratici borghigiani naturalmente, superato il primo stordimento per l’inaspettato KO, si erano messi subito al lavoro per riorganizzare le fila e per riprendere il bandolo della matassa, pur lavorando a fianco del novello sindaco al governo della “Città”. Ancora prima di arrivare al traguardo della metà del mandato però, il temerario sindaco si deve essere accorto dei limiti insiti nella natura di una lista civica impegnata nel governo di un territorio di provincia. Già condividere le nuove scelte con i compagni della vecchia giunta non è di per sé cosa scontata, ma governare un comune circondato da amministrazioni tutte gestite dal partito, che si è di fatto abbandonato, non deve essere proprio semplice e facile. Le strutture territoriali poi, l’Unione dei comuni e le segreterie politiche territoriali, regionali e così via, rischiano di essere delle barriere insormontabili per una azione politica e una visibilità sempre più orientate verso confini sempre più ampi di un mero perimetro comunale. La richiesta del sindaco fedifrago è un po’ apparsa perciò come l’evangelica richiesta del figliol prodigo al padre illuminato, generoso e accogliente, per essere accolto di nuovo nella grande e solida famiglia. Nella famiglia democratica borghigiana però non ha trovato l’amoroso padre pronto a sacrificare il vitello più grasso per il figlio che si era perduto e si era finalmente ritrovato. L’hanno avuta vinta piuttosto i fratelli che per il rientro del dissoluto fratello, anzi fratellastro, hanno posto subito precise condizioni. Impegnato fin dalle prime fasi del suo mandato a mettere le toppe a diverse maldestre operazioni messe in atto dai suoi predecessori, anche a lui molto vicini, il sindaco si deve essere accorto che, oltre al vuoto intorno a sé, si intravedeva sempre più chiaramente un futuro irto di spigoli e di ostacoli, anche nella prospettiva di una possibile carriera politica che oggi non si basa proprio sulla meritocrazia quanto su più precisi meriti di appartenenza. Abituato a spogliarsi per più nobili cause, dopo essersi messo lodevolmente in mutande per difendere la ferrovia faentina dalla instancabile determinazione di Trenitalia di riuscire un giorno a smantellarla, rischiava di trovarsi un’altra volta nudo, questa volta però di fronte all’ostico portone della rocca di Canossa.
Così, con la sicumera tipica del temerario, ha deciso di andare anche oltre l’esito definitivo delle indagini della magistratura sull’operato di alcuni suoi predecessori a proposito di presunti abusi urbanistici, annunciando di voler procedere all’abbattimento di alcuni manufatti commerciali ritenuti abusivi (articolo qui).
Si è poi spinto ancora oltre, interpretando preoccupazioni e umori sociali sempre più diffusi e sulle orme di personaggi politici sempre più rilevanti al di qua e al di là delle Alpi, per opporsi decisamente alla decisione di adibire un edificio inutilizzato delle Ferrovie, per ospitare altri richiedenti asilo in arrivo in Toscana (articolo qui).
Il vulcano continua a eruttare e la lava e i lapilli arrivano a lambire il pigro e apatico torpore diffuso nel territorio mugellano, ma l’artefice di questo pirotecnico risveglio dovrà trovare il supporto e l’assistenza di validi pompieri per dominare la colata, arginarne la discesa e impedire che l’incendio dilaghi, per non finire egli stesso divorato dalle fiamme.
Guido Molinelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 4 maggio 2016



