Dal 13 ottobre del 2014, giornata di nuove nomine per il Vicariato del Mugello Ovest, il nuovo Pievano di tutta l’Unità Pastorale di Barberino-Cavallina-Cirignano-Montecarelli è Don Stefano Ulivi, che, con cortesia e molta disponibilità, ci ha permesso nell’intervista di conoscerlo meglio.
Iniziamo un po’ dalla biografia, ci racconti qualcosa di lei. Dunque, sono di origini mugellane, sono nato il 3 giugno 1962 a Borgo San Lorenzo: mio padre e mia madre, che di cognome faceva Gennari, sono entrambi di Grezzano. Avevo anche uno zio sacerdote che è stato parroco per 50 anni a Castro San Martino. Sono andato in seminario nel 1981 e la mia ordinazione fu il 16 aprile 1987. Da lì sono stato viceparroco per sei anni nella parrocchia di Regina della Pace. Nel 1993 sono mandato come parroco a Peretola fino al 2002, anno in cui vado a sostituire Don Giuliano Catani, originario proprio di Barberino e suo parroco per tanto tempo, al Sacro Cuore a Firenze. Fino al 13 ottobre scorso in cui sono stato chiamato a sostituire Don Simone.
Ecco, il suo ministero di sacerdote è iniziato con Papa Giovanni Paolo II. Un pensiero rivolto a lui? Una delle sue frasi più famose “spalancare le porte a Cristo”, lui ha cercato veramente di fare in modo che tutti lo facessero realmente. Con lui, anche “i muri” probabilmente si sono spalancati a Cristo. Un papa proiettato in una grande apertura al mondo.
E un pensiero su Papa Francesco I? Lui sta continuando l’opera di Giovanni Paolo II, avendo avuto nel mezzo una grande personalità teologica come Benedetto XVI che, credo, noi capiremo probabilmente la sua grandezza solo fra qualche tempo. Oggi, come mentalità corrente, siamo più attratti da personaggi che, in linguaggio moderno, “bucano il video”, e forse per la nostra cultura Papa Benedetto non aveva questa qualità. Ma dal punto di vista della preparazione è un personaggio che noi dovremmo essere orgogliosi di avere. Io dico sempre, scherzando, ora che si è messo in ritiro dovrebbe scrivere almeno un libro ogni sei mesi per lasciarci più eredità possibile.
Torniamo su di lei, andando su domande un po’ più personali. Quali sono stati i momenti più belli e più tristi della sua vita? Il suo miglior pregio e il suo peggior difetto? Direi che il giorno più bello è stato quello dell’ordinazione sacerdotale, ma poi certamente il periodo del seminario è stato bellissimo, in cui ero sereno e spensierato pur nell’impegno di prepararmi al sacerdozio: ero veramente convinto di diventare sacerdote. Quello più triste sicuramente quando ho perduto mio padre. Parlando di pregi e difetti invece credo che il mio maggiore difetto sia la permalosità, tendo ad essere un capellino permaloso. Ma il mio miglior pregio mi verrebbe da dire la schiettezza, l’essere diretto e sincero con le persone.
Ancora domande personali. Ha delle passioni, degli sport che pratica? Ecco la mia prima passione, che lo è stata per tanti anni ed era anche un qualcosa di lavoro, non a caso ho ricoperto anche un incarico in questo senso, era la musica classica. Sono diplomato in organo al Conservatorio ed ero responsabile della musica in Diocesi a Firenze, che però con una parrocchia grande come avevo era difficile da portare avanti: l’organo ha bisogno di uno studio giornaliero, costante. Per esempio, durante il periodo delle benedizioni pasquali, circa due mesi, interrompevo l’esercizio perché l’avrei potuto suonare solo dopo pranzo, orario in cui però si va a benedire le case. Gli sport ne ho due: diciamo la montagna in generale, amo sciare e fare trekking, e l’altro è il motociclismo. Ho la moto e mi piace andare a fare girate in moto. Questo agosto per esempio sono stato a Capo Nord.
Per questi due sport ci sono ottime premesse qui nel Mugello. Le nostre montagne sono lodate in tutto il mondo, per il trekking ci sono numerosi percorsi e i panorami vestono alla perfezione una bella girata in moto. Secondo lei la tranquillità della campagna concilierà anche un ritorno all’organo? Vediamo. La tranquillità della campagna è dal punto di vista del clima. Dal punto di vista degli impegni, no. Perché ho circa 9300 abitanti suddivisi in quattro parrocchie. Da Passo delle Croci al Passo della Futa sono circa una ventina di chilometri. Ho circa una quindicina di chiese, non sotto la mia diretta responsabilità perché di proprietà dell’Istituto Diocesano, ma sono nel territorio. E comunque quattro parrocchia implica la presenza in quattro realtà diverse.
Vorrei adesso farle alcune domande sulla Chiesa. Cosa pensa della messa in latino? Io credo che sia una tradizione che si possa conservare perché fa parte del nostro patrimonio storico, liturgico, artistico e spirituale, solo che mi sembra che oggi, come dicono i documenti dei Vescovi, che siamo in un territorio di missione, dobbiamo cercare il più possibile di far comprendere un messaggio alle persone. E lo dico tristemente, visto che a me ha fatto bene studiare il latino anche alle medie, quando veniva anche lì insegnato. Ecco, però non so se sarà la messa in latino che permetterà una rievangelizzazione di un ambiente culturale come quello che abbiamo oggi. Però non va persa: che ci siano dei posti e dei luoghi dove si conserva anche una celebrazione in latino è una cosa buona.
Il Mugello è una terra di importanti figure religiose. Che cosa ne pensa di Don Milani? Ecco, Don Milani non l’ho praticamente conosciuto, ho solo letto qualcosa. Posso solo esprimere un parere, come su Don Mazzi: nel 1967 quando c’è stato il culmine dell’esperienza di Don Mazzi avevo cinque anni. Lo hanno seguito le grandi masse, ma sappiamo quanti problemi ci sono stati. Don Milani invece con la sua obbedienza alla Chiesa ha avuto un seguito minore lì per lì, ma mi sembra che alla lunga le sue parole e la sua figura stanno rimanendo solide, come “massi” nella storia anche della Chiesa stessa. L’esperienza di Don Mazzi mi è sembrata un attimino un po’ più scomparsa.
Ha introdotto Don Mazzi, mi viene da domandarle: cosa pensa dei sacerdoti politicizzati? Io penso che sia un problema in questo senso: dobbiamo essere attenti, come sacerdoti, a non essere politicizzati. C’è stato un periodo in cui i sacerdoti sono stati strumentalizzati da ideologie di destra, molti anni fa. Poi, al tempo della “Balena Bianca”, da ideologie di centro. Oggi iniziamo ad esserlo da ideologie di sinistra. Io credo che il sacerdote debba essere “decolorizzato”. Ma se mi dici “depoliticizzato”, questo è impossibile. Perché come io parlo da un altare faccio politica nel senso alto del termine. Bisogna stare attenti a non fare politica partitica, non schierandosi con quella o quell’altra corrente, ma se io nella mia predicazione dico qualcosa che si rivela in linea con una corrente o con un partito, io non ci posso fare nulla. Se parlo di territorio, in qualsiasi sua forma, se parlo dei problemi della gente, se cerco soluzioni a questi, se entro nei problemi della “polis”, della comunità, faccio politica. Se un sacerdote parla di aborto, si considera che faccia politica, ma in realtà fa una questione morale. Noi sacerdoti dobbiamo occuparci di fare morale – ma non moralismo, eh, bisogna stare attenti -, ossia di comprendere il comportamento giusto in base al Vangelo che annunciamo. La domanda di fondo dovrebbe essere questa: “Oggi ci fosse Gesù Cristo, che cosa farebbe al posto mio?” E quindi io mi devo muovere di conseguenza. Se poi il muovermi viene giudicato di sinistra, di centro o di destra sono problemi di chi mi fraintenderà.
E Don Stefano come si muoverà a Barberino? Di cosa si occuperà? Quali saranno le sue priorità? Dunque, io conosco poco la realtà mugellana. A sette anni sono venuto via da Borgo. Ho continuato ad avere rapporti per lo zio sacerdoti e i parenti, però una realtà sociale locale la conosco poco. Ne sto entrando in contatto adesso. L’esperienza di Barberino mi pare per altro particolare per il fatto, mi sembra di capire, che gli abitanti locali si sono trovati in contatto con tante persone che sono venute da fuori. Mi parlano di una comunità che è venuta da Laurenzana, Potenza, fatta da un migliaio di persone. Molte sono venute con la costruzione del Lago di Bilancino, per la costruzione e l’ampliamento dell’autostrada, per la realizzazione dello stesso Outlet. In tanti si sono stanziati, hanno fatto qui famiglia. La realtà paesana è quindi particolare e io adesso la sto guardando. Mi piace molto uscire fuori per il paese e fermarmi a parlare con le persone, perché credo che la gente si conosca meglio stando per strada, fermandosi anche a prendere un caffè dove capita. Vorrei sentirmi il parroco di tutti. Anche di chi non crede, anche di chi fa scelte religiose differenti.
Il cardinale mi ha dato un progetto da realizzare: creare un’unità pastorale con tutte le comunità. E’ bene che ognuna abbia la propria specificità, ma tutte devono sentirsi inserite nell’Unità Pastorale di Barberino-Cavallina-Montecarelli-Cerignano. Bisogna salvare le individualità perché sono quelle cose che permettono alle persone di trovare una loro identità precisa, anche intorno ad un luogo. Ma la mia idea sarà quella di cercare di coniugare le specificità di tutto questo vasto territorio, facendo comprendere che stiamo tutti lavorando verso un’unica direzione che è caratterizzata dall’Unità Pastorale che avrà il suo centro nella Pieve e gli spazi per le varie attività dislocati in tutte le realtà, caratterizzando, per esempio, Montecarelli per ritiro, preghiera, silenzio, meditazione, gli spazi all’aperto di Cavallina per momenti per la famiglia, pastorali, per ragazzi e giovani. Il catechismo direttamente in Pieve a Barberino.
Rivolgendosi idealmente ad ogni barberinese, che cosa vorrebbe dire? Ad ogni barberinese vorrei dire che io non potrò essere da tutte le parti, ma cercherò di farlo. Vorrei davvero che ogni barberinese sentisse nel pievano una persona a lui vicina, che possa avere una parola giusta al momento giusto, quando mi sarà possibile. E lo ripeto: ogni barberinese. Ossia ogni abitante anche di Cavallina, Montecarelli, Cirignano e ogni singola frazione di questo territorio. Io voglio tenere a cuore tutta l’Unità Pastorale.
Fabrizio Nazio
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile 2015







1 commento
Messaggio per Don Stefano Ulivi
Ciao Don Stefano.
La sua Pat & Peter O’Sullivan qui dall’Inghilterra (ancora in Europa!)
Ti abbiamo incontrato (con Roland e Roberto) nel Poovar Island Resort, Kerala
Speriamo che nel 2019 torneremo di nuovo in India; di nuovo al Poovar Island Resort
Ci stiamo chiedendo se tu e gli altri due saggi potresti anche visitare l’India?
E se potessimo visitare la scuola che hai aiutato a stabilire
Restiamo in attesa della vostra risposta
Saluti
Pat e Peter O’Sullivan
(+44) 07710035722