
BORGO SAN LORENZO – Di questi tempi, purtroppo, riaffiorano le discariche dei tempi passati. Di tempi nei quali la gestione dei rifiuti era tutt’altra cosa rispetto ad oggi. I rifiuti si scaricavano, trituravano, ammassavano dove faceva più comodo, e spesso, anche, si bruciavano.
Riaffiorano le discariche, e riaffiorano i ricordi su situazioni di decenni fa. Come quella di Borgo San Lorenzo negli anni Cinquanta. Dove andava a smaltire la propria nettezza il comune più grande del Mugello? Ce lo ha raccontato Aldo Giovannini, memoria storica di tante vicende mugellane.
“In via Caduti di Montelungo, al Foro Boario, negli anni Cinquanta – dice Giovannini – non c’era nulla, né a destra né a sinistra. Poi la prima costruzione fu la fabbrica dell’Aiazzi, il calzaturificio, che poi fu demolito, ho le foto di quella demolizione. Quando acquistarono quei camion della spazzatura bianchi, che tritavano il materiale, iniziarono a portare lì, la nettezza, ai bastioni, dove c’erano i campi delle suore che furono presi dal Comune. E ricordo che oltre alla spazzatura buttavano i detriti del cementificio Torrini, che prima era in via Marconi a sinistra e poi lo costruirono alle Cale. I detriti li portavano lì insieme a tutti i rifiuti urbani”.
Giovannini aggiunge: “I vecchi borghigiani dicevano “si va agli scarichi”. Infatti a destra dei bastioni i terreni erano più alti, e lo si vede confrontando le vecchie immagini. Ricordo in particolare Francesco Capecchi detto il fico, scomparso un anno fa: era un grande pescatore, andava sempre a pescare in Sieve. E spesso diceva: vado “agli scarichi” oppure “vado al puntone.””.
Quanto durarono gli scarichi della nettezza al Foro Boario? “Come minimo due-tre anni. Si parla della metà degli anni Cinquanta”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 5 Maggio 2025
