MUGELLO – Il Mugello ora ha anche la sua gallina. Ufficiale, definitivamente riconosciuta ed annoverata tra le razze autoctone italiane.
Ne ha dato notizia il sito “tuttosullegalline.it”, un sito specializzato, dedicato all’allevamento avicolo.
“Quando ripenso all’impegno ed ai sacrifici che sono stati necessari per raggiungere questo traguardo mi sento molto soddisfatto”, dice Maurizio Pavone, che si è impegnato per il riconoscimento della razza di questa piccola gallina di origini mugellane, alla quale ha dedicato anche un libro “Il pollo di razza mugellese”.
“Se ne parlava da molto tempo -continua l’appassionato allevatore-, senza che alcuno si dedicasse in modo deciso al ritorno di questa razza. Ritengo che incentivare gli allevatori al recupero di razze rarefatte e in pericolo di estinzione dovrebbe essere una “mission” per le associazioni preposte; la FIAV (Federazione Italiana Associazioni Avicole) sta cominciando a promuovere questi tentativi. Senza un supporto e una giusta motivazione, l’allevatore si trova spesso solo, e rischia di abbandonare la strada intrapresa prima ancora di raccogliere i frutti del proprio lavoro. Con il recupero della Mugellese e la conseguente pubblicazione del mio libro, edito e distribuito da Amazon, ho voluto lanciare un allarme agli allevatori italiani cercando di sensibilizzarli sul tema della biodiversità avicola che rappresenta un patrimonio culturale antico e territoriale che andrebbe messo al pari di tante altre straordinarie tipicità del nostro paese. Cerchiamo di affiancare, dove possibile, all’allevamento di razze avicole estere, almeno una di razza italiana!”
Ma quali sono le caratteristiche della Mugellese?
“Esistono moltissime razze italiane con spiccate attitudini dal punto di vista produttivo che per forma, colore e peso, vengono classificate in “polli di taglia grande” come la Valdarnese o la Morozzo, e in “galline ovaiole”, come la Livornese, la Bionda Piemontese, la Modenese, la Siciliana, la Valdarno, l’Ancona e la Millefiori di Lonigo. Alcune presentano livree davvero belle e variegate come la Romagnola e la Brianzola; in Sicilia la maggior parte delle razze autoctone sono fortemente in pericolo di estinzione più che in altre regioni, a causa della scarsità di animali e di allevatori/selezionatori. Infine ci sono solo due razze nane autentiche italiane, anche se hanno storie assai diverse: la Mugellese e la Mericanel della Brianza, che depongono molte uova e che sono grandi covatrici (diventano chioccia anche più volte durante l’anno e per questo era considerata una fortuna poterle avere nel proprio pollaio). La Mugellese racchiude storia e territorio, infatti è una delle razze italiane più ricordate e descritte nonostante la taglia ridotta che, soprattutto nel passato, l’ha relegata ad un ruolo marginale, come mera “incubatrice” rispetto alle più importanti razze produttive. La sua diffusione storica e la sua popolarità inizia nel 1872.
Il libro di Pavone cita un contributo del Prof. Ferdinando Ciani: “Il figlio del principe Demidoff, Paolo II, acquistò la villa medicea-lorenese di Pratolino in Mugello, nel cui esteso parco erano presenti le strutture della “Grande voliera” e della “Fagianeria” ove… venivano allevate anche le “Piccole Galline di Giava” utilizzate prevalentemente per la cova delle uova di fasianidi esotici e/o per il ripopolamento della riserva di caccia del parco della villa. Dal nucleo di queste galline esotiche primitive, che conservavano il piumaggio ancestrale selvatico, estremamente mimetico, ebbe origine la diffusione di questa popolazione galliforme nel territorio Mugellano, e successivamente venne introdotta nelle limitrofe zone rurali fiorentine, ove prese la denominazione di “Mugellese”, in riferimento al luogo di provenienza. La Mugellese fu utilizzata essenzialmente per la cova di uova di fasianidi selvatici o esotici e l’incarico di seguire questa delicata fase d’allevamento, spesso era affidato alle massaie dei poderi mezzadrili (U. Tesi, in verbis, 1980). Agli inizi del 1900, questo ecotipo di pollame era ormai presente fra gli animali da cortile di tutte le famiglie contadine, poiché le piccole galline si erano dimostrate le migliori chiocce per la cova, la protezione e la crescita dei pulcini di qualsiasi specie avicola domestica e selvatica, di medie o piccole dimensioni…”.
“Il 16/12/2017, in occasione dei 24° Campionati Italiani di Avicoltura -continua l’allevatore- , la gallina Mugellese è stata definitivamente riconosciuta come razza, nella colorazione “dorato frumento”, dalla FIAV; inoltre, il C.T.S. (Comitato Tecnico Scientifico) ha espresso parere favorevole anche per il primo step di riconoscimento di un’altra colorazione, ovvero la “selvatico oro”. Un iter che si è concluso il 15/12/2018, durante la Mostra Nazionale di Avicoltura tenutasi a Carrara, appuntamento in cui gli unici soggetti esposti erano di mia proprietà. Ad oggi, nello standard della gallina Mugellese, sono descritte ed ammesse le due colorazioni: dorato frumento e selvatico oro.
“Nel 1853 -conclude Maurizio Pavone- il poeta Giuseppe Giusti ci lasciava questo proverbio che attesta l’esistenza della mia amata Mugellese già da lungo tempo: “Gallina Mugellese, ha cent’anni e mostra un mese”. Il proverbio era sicuramente indirizzato alle persone che dimostrano meno anni di quelli che in realtà hanno, e non a caso questa razza di taglia nana anche da adulta può essere paragonata ad un pollo di circa un mese”.
SCHEDA TECNICA
Il Mugellese è un galliforme di taglia piccola (una bantam autentica, come si dice in gergo avicolo), estremamente vivace e dalla corporatura non eccessivamente esile; i tarsi sono abbastanza corti, color carne, e le forme generali ricordano quelle di un polletto di campagna (come può esserlo ad esempio anche la Mericanel).

Le colorazioni più comuni sono la “fromentina” (dorata frumento – per la similitudine al colore del frumento maturo) e la collo oro, la colorazione “base” di molte razze di polli, quella più vicina alla colorazione del pollo selvatico (Gallus gallus).
Questa razza avicola era estremamente diffusa fino alla metà del 1900 in alcune località toscane, in particolare nel Mugello (Firenze), area dalla quale ha ereditato anche il nome. Veniva utilizzata per la cova di molti selvatici come fagiani, pernici e starne (ricordiamo la Toscana essere terra con radicata tradizione venatoria) e impiegata anche come balia per le uova di galline da reddito, le cosiddette “ovaiole“, come ad esempio la Livornese. La sua taglia non eccessivamente piccola (le femmine pesano attorno agli 800 gr. e i maschi attorno al chilogrammo) ne fece anche un polletto interessante e famoso per le sue squisite carni, celebrate dalle molteplici ricette toscane.
Con la fine della produzione, a livello “familiare”, dei selvatici, e l’avvento delle incubatrici amatoriali e professionali, la Gallina Mugellese fu costretta ad un declino crescente e velocissimo. Le incubatrici a buon mercato, le galline ovaiole e i broilers da carne presero la scena insieme al cambiamento dello stile di vita in campagna. La piccola Mugellese, che una volta popolava le aie toscane e che tutti conoscevano, divenne una razza relitta, sopravvissuta per caso e per rusticità in alcune zone isolate e in sporadiche case, dove la tradizione e l’amore per questo simpatico animale lo fece resistere al cambiamento.
Maurizio Pavone racconta il gran lavoro fatto per il riconoscimento della razza:
“La mia esperienza personale è costituita da molti viaggi nel territorio toscano, in particolare nelle province di Firenze, Grosseto e Siena. Purtroppo nel Mugello (a parte animali provenienti da due allevatori locali, che per scelte di allevamento ho reputato di non considerare nel programma di recupero) non ho trovato soggetti che rispondessero alla proposta di standard più accreditata e ai parametri di riferimento espressi da studi condotti presso l’Università di Agraria di Firenze. Ma questa è un’altra storia…
Il lavoro iniziale è stato molto intuitivo e basato sul fenotipo (carattere dominante, quello che si manifesta); i tentativi di selezione si sono rivelati assai complessi con un ventaglio di tante variabili da considerare”. Pavone ha contattato anche il Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente di Firenze “per approfondire la mia conoscenza attraverso gli Allevamenti sperimentali presenti nell’Istituto. Di fatto già tra il 2008 al 2010 era stato avviato un progetto di indagine sulla gallina Mugellese al Dipartimento di Biotecnologie Agrarie dell’Università di Firenze (responsabili del progetto Dott.ssa Gualtieri e Dott.ssa Galigani).
La speculazione si spinse a tal punto che su internet divenne comune trovare annunci di vendita con foto di miei soggetti (quelle della mostra), a cui sono seguite delle diffide. Il mio rammarico non era per quello che facevano altre persone a riguardo della razza, ma più la preoccupazione che queste pericolose copie – da me ribattezzate “Mugellesi cinesi” (foto 8) – per la grande ibridazione con altre razze e la mancanza di autenticità, potessero in qualche modo intaccare il piccolo patrimonio genetico che in primo luogo io e l’Università di Firenze (anche attraverso un’indagine genetica), avevamo così difeso con progetti e tanto impegno”.

Foto di Maurizio Pavone
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 aprile 2019






3 commenti
Un pavone che si fa paladino delle galline mugellesi?
Che sia stato covato da una di loro?
E’ proprio vero il detto che per un idiota c’è sempre una mamma gravida, soprattutto per quelle specie che, attraverso l’anonimato, trovano il canale per le loro idiozie. Meglio figlio di dette galline che figlio di dette madri.
Sono un allevatore neofita senza fini di lucro ma per passione, sono restauratore di beni culturali ma amante della terra ed ho recuperato il podere di mio nonno in alta Val di Bisenzio, a Vernio, dove coltivo grani antichi in collaborazione attraverso suggerimenti, grani selezionati e consigli vari, con l’Università di Firenze. Ho ricevuto in dono 8 pulcini in giugno scorso di cui sono risultati 6 galletti e due femmine. Vorrei sottoporle alla sua attenzione per avere un consiglio su quale dei galletti mantenere e se si avvicinano per caratteristiche alla razza mugellese.
Premetto che mi piacciono lo stesso ma dovendo sacrificarne alcuni, regalandoli possibilmente, vorrei tenere quelli più affini con la razza mugellese che fa sempre i nostri vecchi avevano nell’aia.
Grazie
Daniele Piacenti, via Strada Vicinale Case Langianni 7- Vernio