MEDITAZIONE SULLA PAROLA DEL GIORNO
Mercoledì fra l’Ottava di Pasqua
Atti 3,1-10 Salmo 104 Luca 24, 13-35
I racconti della risurrezione, nei Vangeli, sono molti e variegati. Una costante si può osservare in tutti: c’è sempre un prima e un dopo che cambiano radicalmente. Si parte da una condizione di tristezza, disperazione, incomprensione, cecità e si arriva ad una condizione di gioia, di entusiasmo, di condivisione, di annuncio. La risurrezione non è una realtà che va dimostrata ma che va testimoniata. Ma non è un compito, di per sé. Così leggiamo nel brano dell’apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus: “Essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto”. A volte, nella predicazione e nella catechesi diciamo che i cristiani devono annunciare Gesù: è giusto! Ma non può essere un dovere, una decisione volontaristica. L’annuncio o scaturisce da una esperienza o non è credibile. Credo davvero che l’unico compito che ogni uomo può assumersi è quello di desiderare, cercare, contemplare il mistero di Dio nella sequela di Gesù che è Via, Verità e Vita. Non so per quanto tempo, magari tutta la vita. Però, a chi lo ricerca, Gesù non manca di mostrare sprazzi di paradiso luminosissimi.
Non ho più dimenticato una testimonianza di padre Ivan Rupnik quando, interrogato da un ufficiale dell’esercito ateo sulla insensatezza scientifica della risurrezione, rispose che non aveva mai sentito il bisogno di indagare sulle prove: gli bastavano gli occhi risorti del suo babbo e della sua mamma per affermare che Gesù è vivo. È proprio così!
Buona Pasqua! don Luciano
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 15 Aprile 2020






