SCARPERIA E SAN PIERO – Caterina, una lettrice di Campomigliaio, racconta come ha vissuto la giornata di venerdì 14 Marzo, quando la zona residenziale del paese, “Il villaggio”, è stata inondata dalla piena del torrente Carza. Una cosa, afferma, mai vista neanche dagli anziani del posto.
Venerdì 14 Marzo il Mugello è stato investito da una forte alluvione: un evento che per intensità (elevata) e durata (brevissima) ha sconcertato la maggior parte degli abitanti, anche quelli più anziani che pure di cose ne hanno viste nel corso di una lunga vita. La giornata di venerdì 14 è cominciata con un’allerta meteo arancione che è virata al rosso solo a metà mattinata, quando ormai la pioggia incessante e intensa aveva già gonfiato la pancia dei fiumi. Io ero in ufficio e insieme ai miei colleghi guardavamo increduli la tempesta fuori dalla finestra. Intorno alle 11, la chat WhatsApp del condominio di Campomigliaio (ovvero dell’area residenziale in cui vivo) ha cominciato a riempirsi di foto spaventose.
Il torrente Carza, che scorre di solito con l’aspetto di un rigagnolo al limite del prosciugamento, era ad un livello che non avevo mai visto, con la superficie che toccava la sommità degli argini. Anche la sua velocità era sorprendente: si percepiva dalle foto e dai video un movimento possente e l’acqua galoppava sopra al letto del fiume come un branco di cavalli impazziti.

Parlando con i vicini, nei giorni successivi, mi è stato poi detto che nessuno di loro l’aveva mai vista così, la Carza, nemmeno quelli che vivono qui da più tempo, nemmeno gli anziani. In tarda mattinata, è successo l’irreparabile. La Carza ha rotto l’argine in un tratto poco a monte del villaggio, e selvaggiamente ha invaso tutto lo spazio che si è trovata davanti. Nel suo incedere furioso e indomabile, ha allagato i campi e le rimesse dei contadini, ha spazzato via le galline dentro ai pollai come se fossero briciole.
Un braccio di quel mostro irriconoscibile che fino al giorno prima era stato un tranquillo torrente di montagna, ha trovato la strada che conduce alle case del villaggio e, senza esitazione, l’ha imboccata. In meno di un’ora l’acqua mista a fango ha riempito l’intera zona come se fosse una piccola vasca da bagno, e non un’area residenziale con decine di case. Un paio di automobili sono finite nel fiume.
Senza pietà e senza permesso, la portata inarrestabile della Carza ha aperto (anzi ha sfondato, letteralmente) le porte dei seminterrati e dei garage, ha riempito tutto lo spazio che poteva, rubando libri, sedie, videocassette, mobili e portandoli via con sé. Laddove il fiume ha trovato una via d’ingresso ma non una via d’uscita, ha riempito i seminterrati e poi è salita fino ai piani terra. I miei vicini che erano in casa hanno assistito inermi a questa furia improvvisa e si sono riparati ai piani alti; alcuni hanno tentato di chiamare i vigili del fuoco ma invano.
Le chiamate erano troppe, e molte zone del Mugello e in generale dell’area metropolitana di Firenze versavano in simili condizioni. Io, dal mio ufficio, assistevo ancora più inerme al triste spettacolo guardando i video e le foto inoltrate nel telefono. La sera, al mio rientro, ho trovato la devastazione. Il villaggio sembrava il relitto di una nave annegata cent’anni prima e appena riemersa dagli abissi.

Caterina
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 9 Aprile 2025
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