BORGO SAN LORENZO – Pucci Cipriani ci invia un ricordo di Maria Barletti Magherini. Una persona molto nota a tanti borghigiani, molti dei quali l’hanno avuta come insegnante elementare. Ringraziamo Pucci e molto volentieri pubblichiamo il suo scritto che non solo ricorda la figura di Maria ma anche altri personaggi ed episodi di vita borghigiana di tanti anni fa:
Alcuni giorni fa, all’ospedale del Mugello è deceduta la Signora Maria Barletti ved. Magherini. Era nata novantuno anni fa a Borgo San Lorenzo dal Cav. Emilio Barletti, commerciante in vini e oli e dalla Signora Bianca Sivieri in Barletti.
La Signora Maria (terza di 9 fratelli: Beppe, Emilia, Maria, Raffaele, Luigi, Anna Maria, Isolina, Giovanni e Antonio) convolò a nozze con il titolare dell’ACI Marcello Magherini (il secondo di cinque fratelli: Mauro, Marcello, Federico, Bruno e Mario). Tornata nel condominio di piazza Martiri della Libertà n.10, la coppia Magherini ha lì dimorato, ininterrottamente, per 65 anni, ed ha avuto otto figli (Domenico, Bernardo, Luigi, Cristina, Paolo, Andrea, Marco e Teresa) e tantissimi nipoti. I funerali, officiati dal Pievano don Luciano Marchetti, si sono svolti – di fronte a tantissime persone, tra cui molti ex alunni della signora Magherini che è stata per quaranta anni insegnante nella scuola elementare – lunedì 1 dicembre nella Pieve di Borgo San Lorenzo. La cara estinta giace ora, accanto al marito Marcello, nel cimitero della Venerabile Confraternita di Misericordia vicino ai due giovanissimi figli Paolo e Cristina che, col nipotino Lorenzo Cappetti , scomparvero tragicamente creando grande commozione e immenso cordoglio nella popolazione del Mugello.

Quando, settantaquattro anni fa, entrai, per la prima volta in un’aula scolastica, presso la Scuola “Dante Alighieri” di Borgo San Lorenzo, col grembiulino nero, il fiocco blu e la goletta bianca, trattenevo il fiato a stento, ed ero incantato dalla figura austera della maestra Ida Pini che saliva in cattedra e faceva l’appello che, allora, ci sembrava la sequela anonima di una sfilza di nomi che, poi, sarebbero divenuti personaggi reali, vivi…io ricordo ancora bene l’ordine alfabetico del registro di classe che iniziava con Baldi Giovanni e poi i gruppi omonimi Banchi Luigi e Banchi Roberto, poi “Barletti “: Giovanni (detto Giovannino), Luigi e Marcello e la coppia “Cipriani”,Giovanni,( il più bravo della classe) e Giuseppe (detto Pucci); seguiva un Donatini, un Dreoni, un Gherardi e…giù giù, fino a Verdi(Omo) e Zampini.
La maestra Pini, da buona stratega, non si contentava di controllare la classe (formava le coppie e le file dei banchi a secondo delle “competenze”, ad esempio il Boni e il Baggiani dovevano curare le piantine e coltivare i fagioli e i ceci nella bambagia) ma sembrava volesse avere lo “ius vitae necisque” ovvero il potere assoluto sulle nostre decisioni extrascolastiche e così: Giovannino Barletti, Carlo Cieri, Sergio Dreoni, Giovanni Cipriani, Gianfranco Donatini e il sottoscritto, dovevano frequentarsi dopo le lezioni pomeridiane in quanto abitavamo tutti nella stessa zona.
E per me era Giulebbe…finirono le fughe e i controlli occhiuti dei sei occhi delle donne di famiglia: la mamma, la nonna e la zia Lina: dopo pranzo prendevo la cartella con le mie carabattole e dicevo di andare a casa di questo o di quello a fare i compiti come comandava la maestra…e invece via, in Collina , con una banda di “ragazzacci” , come li chiamava la mia zia, a rubare le susine a berteggiare Segalino (“Segalino che ti sega la tu sega?”) e a far le sassaiole contro gli altri “Rioni”…O un pomeriggio non s’era a Cristo Re (ancora le strade non erano asfaltate) a fare a sassate con la banda dei “Macelli”? Eccoti arrivare la maestra Pini che ci fulminò con uno sguardo: io cercai rifugio nel cespuglio dell’aiola dove, su una colonna, si erge il Cristo Coronato, ma invano…ormai la frittata era fatta.
Al mattino, dopo un calzante interrogatorio, la maestra mi disse di portarle il “quaderno di collegamento” (“che la famiglia sappia cosa fa la scuola e la scuola sappia quello che fa la famiglia” ci aveva fatto scrivere…insomma uno spionaggio “scolastico”) e scrisse la nota: “Gentile Signora ieri ho visto suo figlio in mezzo alla strada a fare il monello con altri monelli etc”
Figuratevi la tragedia: da ora in poi o in casa o a fare i compiti dagli amici che ha indicato la maestra. Ti ci accompagno io dalla Signora Bianca (Barletti) e di buon grado scelsi di andare da Giovannino Barletti (lui, lo stesso, sarebbe venuto da noi) e fu una gran sorpresa: potevamo giocare nel suo giardino di casa, ma ci era consentito di arrivare anche in piazza dell’Agostini (allora in piazza dell’Agostini c’era l’omonimo pastificio)e lì arrivavano anche per la nostra gioia, i piccoli circhi, le giostre con i seggiolini volanti, il tirassegno e il trenino che si lanciava su un piccolo binario per dare prova di forza e arrivò anche il Carro di Tespi Rodolfi, un teatro ambulante che, per due mesi dette i suoi spettacoli : le due orfanelle, i figli di nessuno, la cena delle beffe, Papà Le Bonnard, la Nemica e anche Santa Rita da Cascia in tre atti e quattro quadri…
Da lì andavamo anche in uno spiazzo dietro all’abitazione dei Barletti dove c’era la cantina del cavaliere e Luigi, uno dei fratelli di Giovannino, faceva il magazziniere e faceva rullare in una discesa le botti di vino per introdurle in cantina. Luigi era anche un bravo corridore ciclista del Club Ciclo Appenninico e noi, tutti, tifavamo per lui, per Sauro Cavicchi e per Ideale Saletti.
Lo stesso cavalier Barletti era un grande sportivo e anche lui era e sostenitore del mio idolo: Ercole Baldini, in un Mugello in cui tutti tifavano per Gastone Nencini. Un giorno mi venne a chiamare l’Isolina Barletti (non avevamo ancora il telefono ma abitavamo a poche diecine di metri di distanza) dicendomi che il suo babbo mi voleva e mi aveva preparato una sorpresa: corsi e arrivai con il cuore in gola e davanti a me, insieme al cavalier Barletti, c’era niente di meno che Ercole Baldini in persona…per poco non mi svenni. Forse quest’episodio rappresenta ancora per me uno dei più bei ricordi della mia vita.
Ma il bello veniva fine giornata quando l’allora signorina Maria Barletti, dolcissima, allora diplomata di fresco alle Magistrali, ci aiutava nei compiti – ed era bravissima – e noi le raccontavamo le nostre avventure che la divertivano davvero, sapeva tutto di ciascuno di noi e presto anche lei avrebbe fatto scuola ma forse non sarebbe ” salita in cattedra”…
Perché già allora (fine anni Cinquanta) stavano “abbassando” le cattedre, togliendo la pedana, più o meno alta, per livellare tutti “dal basso” come succede nelle rivoluzioni dove per pareggiare non si mettono su una sedia i più piccoli ma si tagliano le gambe a quelli più alti. Insomma i banchi con le gambe tagliate, le minigonne, le bombolette spray per imbrattare i muri, il moccioso che ti da’ del “tu”, l’abolizione del latino…sono tutte conquiste della Rivoluzione del Sessantotto…rivoluzioni che pesarono sulle spalle delle maestre d’allora.
Ricordo che – mi pare l’anno in cui eravamo in quinta elementare e per maestro (la signorina Pini era andata in pensione) avevamo Torello Sardi, un grande personaggio che, come la signorina Pini, del resto, tutti amavamo, – dissi a Giovannino che, a fine anno mi sarei trasferito a Firenze e lui mi rivelò che, per il Corpus Domini, sua sorella e suo cognato ,che nel frattempo avevano avuto il primo figlio di nome Domenico, lo avrebbero portato in processione vestito da “angiolino”(me lo ricordo il piccolo Domenico con la tunica celeste e una stella luminosa in fronte) e, anche noi andammo in processione, e insieme cantavamo quel meraviglioso inno eucaristico (scritto da Domenico Giuliotti e musicato dal Maestro Bartolucci) che ci aveva insegnato a scuola la signorina Anna Cipriani nell’ora di religione:
In Te credo o Dio nascosto/ A cui salgon preci e incensi/ Te non trovo coi miei sensi/ ma il Tuo verbo è verità./ Tanto il sole che le stelle/ passeranno Tu non già.
Quando con la mia famiglia, dopo tre anni di vita fiorentina, tornammo a Borgo in piazza Martiri della Libertà 10 c’era già la famiglia Magherini , in un condominio di altre dieci famiglie – un condominio dove in sessant’anni non c’è mai stata una parola da ridire – dove hanno vissuto la Signora Maria, con il marito e otto figli…ma poi la loro casa paterna è stata il punto di riferimento di un’unica famiglia e dopo che i figli s’eran involati, vedevi al mattino, le mogli che, prima di andare al lavoro, portavano dalla nonna, avvolto in coperte, quel “fagottino” ancora dormiente…che pensi di rivederlo e invece ti saluta un giovanotto grande e grosso. Eccola la funzione della famiglia, un punto di riferimento essenziale…e gli sradicati son proprio quelli che non hanno famiglia o soltanto una caricatura della famiglia.

Le bastonature la vita le ha distribuite, le distribuisce e le distribuirà a tutti… ma chiunque avesse subito quelle bastonature senza, parafrasando il Manzoni, quella “bella, immortal, benefica fede ai trionfi avvezza” che ha sempre contraddistinto la Signora Maria, forse si sarebbe arreso.
Io ricordo la sua “pietas” quella pietà cristiana che – come dice S.Agostino – è essenziale alla salvezza: quando moriva qualcuno era lei che passava di casa in casa, sia in piazza Martiri che nell’ala di via Leonardo da Vinci, per raccogliere le offerte “ad memoriam” del defunto poi la cifra raccolta veniva data in beneficenza e veniva fatta celebrare la S.Messa.
Rimangono alcune testimonianze, ma la più bella è quella del suo nipote Alessandro Cappetti che mi ha scritto: “(la nonna) ci ha lasciati. Una vita intera di devozione e insegnamento cattolico ai suoi figli e nipoti. La settimana scorsa la nonna ci manifestò una sua volontà : se un giorno vorrete scrivere sulla pietra della mia tomba Maestra Maria, non utilizzate l’appellativo maestra perché il nostro Papa Leone ha detto in una sua omelia che l’unico Maestro è nostro Signore…e io sono d’accordo, quindi scrivete insegnante”.
La settimana scorsa ero stato al funerale di un altra cara signora: Dina Guidalotti ved. Lavacchini. L’avevo vista poco tempo davanti a casa e mi domandò della mia salute; anche lei abitava nello stesso condominio in via Leonardo da Vinci, sempre gentilissima sempre premurosa, mi disse: la vedo bene ringraziamo Iddio, in questo condominio ormai, dopo la morte della sua cugina Anna, siamo rimasti soltanto, io Lei e la signora Magherini…e, improvvisamente, due giorni dopo se n’è andata ed è stata per me una grossa ferita.
Ma alla Signora Maria Magherini e a tutti gli altri morti (molti di quelli che ho ricordato non ci sono più) avrei voluto scrivere “Dio vi doni il Santo paradiso, mentre le campane suonano l’ultimo rintocco e nella chiesa risuoneranno le solenni note del gregoriano….In paradisum…”
Certo ci rimane la grande bontà del nostro parroco don Luciano.
Ma oggi, insieme al latino, hanno abolito anche il gregoriano, insieme alla buona educazione, all’amicizia, alla solidarietà, all’identità per cui uno si sentiva orgoglioso della propria Patria, del proprio paese e del proprio focolare (dicevano i sacerdoti: ho una parrocchia di seicento…mille…focolari…ci rimangono i banchi segati, i jeans strappati, l’indifferenza…
Ecco, penso di interpretare il pensiero di tutti, se, nell’explicit cito questi versi di Ungaretti:
Di queste case /non è rimasto/che qualche/ brandello di muro/di tanti/ che mi corrispondevano/ non è rimasto/ neppure tanto/ Ma nel cuore/ nessuna croce manca/E’ il mio cuore/ il paese più straziato.
Pucci Cipriani
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 dicembre 2025





