DICOMANO – Sulle righe del giornale nazionale Il Fatto Quotidiano Massimo Fini si è lasciato andare ad una ricostruzione in merito alla correttezza tenuta dalle SS in Italia durante la Seconda Guerra, sul fatto che nessuna donna sia stata stuprata, sul fatto che i cattivi, in fondo, siano stati gli americani. Ed il sindaco di Dicomano Passiatore ha replicato duramente ricordando i fatti di Corella. Ecco le parole del primo cittadino:
Ho letto le parole di Massimo Fini sul Fatto Quotidiano sulla correttezza tenuta dalle SS in Italia durante la Seconda Guerra, sul fatto che nessuna donna sia stata stuprata, sul fatto che i cattivi, in fondo, siano stati gli americani.
Al giornalista vorrei raccontare un storia che è accaduta a Corella, nel Comune di Dicomano.
Nel pomeriggio del 3 settembre 1944 un gruppo di sei soldati tedeschi capeggiati da un ufficiale fanno irruzione nell’abitazione di Argivi Firenze. La figlia di questi, Maria, viene costretta a forza in una stanza dall’ufficiale tedesco che la percuote e violenta sessualmente. Il padre è invece condotto fuori dall’abitazione e costretto a scavare una fossa che i tedeschi minacciano servirà a seppellire il suo corpo e quello della figlia dopo che saranno uccisi. L’Argivi alla fine verrà solamente malmenato. Gli stessi soldati, però, dopo avergli sottratto i pochi soldi di cui era in possesso, sparano a bruciapelo un colpo di fucile a Giuseppe Brazzini uccidendolo. Questi era un vecchio sfollato non vedente ospitato in casa Argivi che se ne stava seduto davanti alla porta di casa intento a prendere il sole. Il corpo di questi viene seppellito su ordine tedesco dall’Argivi nella fossa fattagli scavare.
Questa è la correttezza delle SS: hanno stuprato duna giovane donna e sparato a bruciapelo ad un innocente. E tutto questo senza motivo, non rappresentavano un pericolo, non ospitavano partigiani. Lo hanno fatto solo per ricordarci la “banalità del male”.
Quante Maria e Giuseppe hanno subito la stessa cosa in quegli anni in Italia? E di quanti la memoria non è arrivata fino a noi? Adesso, caro giornalista, chieda scusa e si vergogni per quello che ha scritto.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 aprile 2022



