SCARPERIA E SAN PIERO – Il Sindaco tira le orecchie ad Arpat (articolo qui) che non ha ancora analizzato i dati dei controlli all’impianto di bitume a Massorondinaio.
E fin qui potrebbe sembrare cosa legittima e reazione doverosa del primo garante della salute pubblica. Non fosse per due inquietanti particolari. Il primo è che non è la prima volta che viene spiegato al Comune che Arpat non dispone dei mezzi per fare campionamenti. Era già accaduto al tempo delle biomasse. In un documento del giugno 2015, della cui esistenza la popolazione rimase a lungo ignara, si comunicava al primo cittadino l’assenza di apparecchiature, in quel frangente centraline, per rilevare l’inquinamento. Ciononostante, due mesi dopo, il Sindaco promise in Unione dei Comuni, il monitoraggio dell’aria da far fare ad Arpat. Un curioso precedente.
Ma tornando ad oggi come si esce da questa situazione? Del resto parliamo delle emissioni di una attività classificata come insalubre di prima classe che, in quanto tale, non dovrebbe svolgersi alle porte di un paese ma lontano dall’abitato, dove i fumi, pieni di sostanze pericolose per la salute e di miasmi appestanti, non ricadono sulla gente e dove è possibile una maggior dispersione degli inquinanti. Ma questo è noto a tutti. E anche se non fosse legge, sarebbe un’intuibile, immediata norma di buon senso. Invece tocca aspettare che sia Arpat a dire se i voc, gli ipa, il rumore, il puzzo o la polvere siano da ritenersi “accettabili entro i limiti”. Anzi no. Non è neppure il suddetto ente che dobbiamo aspettare. Ed arriviamo al secondo inquietante particolare!
Come si evince dalle parole del Sindaco, l’Arpat dovrebbe analizzare i campionamenti di qualcun altro! Adesso starete pensando tutti ad un imparziale soggetto terzo. E invece no!!
Il campionatore è niente popò di meno che lo stesso controllato!!
Ora, con tutta la stima e fiducia nell’altrui operato, viene da domandarsi come si possa nutrire totale e cieca fiducia in un autocontrollo.
Al di là del fatto che, da ignoranti, sembra ci sia un evidente conflitto di interessi, forse l’autorità in capo responsabile della salute dei cittadini, dovrebbe pretendere una voce un tantino più imparziale.
Tutto questo sdegno provato verso l’operato di Arpat, l’imbarazzante superficialità, ci sentiamo di condividerle ma, come cittadini, di rivolgerle anche al nostro primo referente: Il Comune. Suo infatti il compito di conoscere lo stato di salute della popolazione, di prendere provvedimenti se le condizioni ambientali sono invivibili, se esistono pericoli incombenti. E sua anche la responsabilità di informare la popolazione dei rischi cui è sottoposta.
Aspettiamo azioni e misure concrete che garantiscano davvero “rispetto della salvaguardia della salute pubblica di ogni cittadino”.
Sara Coppini -Mille Rivoli- e Cristiano Nencioli – Comitato Massorondinaio-
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 marzo 2018





