BORGO SAN LORENZO – “In questo tempo di restrizioni abbiamo creato la pagina ‘Unita pastorale di Borgo San Lorenzo’ per continuare a condividere il nostro cammino di fede”. È questo l’annuncio dato tramite i social dal pievano di Borgo San Lorenzo don Luciano, da don Antonio e da don Matteo. “Vi invitiamo a mettere il vostro like sulla pagina per poter seguire i prossimi appuntamenti. Buon cammino”.
E questo è il primo scritto che è stato pubblicato:
MEDITAZIONE SUL VANGELO DEL GIORNO
Messe senza fedeli e fedeli senza Messe. Quanto ci mancano i nostri gesti e i nostri riti! Quante volte ci diciamo che non sono quelli che fanno la fede, eppure, quando mancano se ne avverte l’assenza.
Dice la pagina del Vangelo che leggiamo oggi nella liturgia: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei”. E’ l’accusa infuocata di Gesù nei confronti di chi, allora, guidava il popolo d’Israele, mostrando alla folla e ai discepoli la loro incoerenza tra ciò che dicono e ciò che fanno. La “cattedra di Mosè” è il simbolo della volontà di Dio, della sua Parola. Dio è il principio e il fine della storia, a Lui è doveroso fare riferimento per discernere il senso della realtà e della nostra vita.
Se Gesù oggi venisse in mezzo a noi, a chi rivolgerebbe questo rimprovero? Non è facile dire con così grande evidenza dei soggetti specifici. L’impressione che ho è che oggi un po’ tutti si arroghino il ruolo di detentori della verità divina.
Anche in questo momento così delicato, basta accendere il computer e trovare persone che pontificano e credono di avere la verità in tasca. C’è una superficialità e una faciloneria nell’esprimere giudizi e sentenze da rabbrividire. Siamo in una situazione davvero complessa. Da una parte, le comunicazioni che ci vengono dalle autorità segnalano un’alta problematicità dell’epidemia da coronavirus; dall’altra c’è da parte di alcuni una percezione di totale estraneità al caso, al punto che le misure adottate paiono esagerate. Mettere insieme questi due aspetti non è sempre facile: si passa dalla paura e dal panico alla superficialità e al qualunquismo. Occorre moderazione ed equilibrio. Certo è che la condizione della finitezza umana, in queste situazioni, si fa sentire con una forza impressionante. L’attesa di risposte dal mondo della scienza è alta ma le risposte sono prevalentemente delle ipotesi e dei tentativi. L’orgoglio dell’uomo moderno ha sostanzialmente cancellato il ricorso al Signore: troppo banale, cosa d’altri tempi. La superbia registrata nel giardino dell’Eden è di una attualità stringente: Adamo vuole arrangiarsi da solo, ritiene di non aver bisogno di Dio.
Io credo che ci si debba chiedere: come stiamo vivendo? Cosa ne è di questa vita così precaria? Dove trovare consistenza?
Riconsiderare Dio non sarebbe un passo indietro come tanti pensano.
don Luciano.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 10 marzo 2020



