
MUGELLO – In questi giorni ha fatto tanto parlare la tragedia avvenuta al runner che in Trentino è stato ucciso da un orso. Come tutti sanno nei boschi del Mugello questi grandi predatori non sono presenti. Ma Davide Galeotti, tagliaboschi e imprenditore forestale, ricorda in un suo interessante intervento alcune disavventure che gli sono capitate o di cui è stato diretto testimone. Tre episodi che servono a tener presente che anche nei nostri boschi con la natura non si scherza. E che è sempre bene usare grande prudenza quando ci si approccia a certi ambienti:
Episodio 1 “Incontro con Cinghiali “
Accaduto in un campo sopra Cavallico ( S.Agata , fraz Scarperia e San Piero), ai margini dei boschi appenninici, quasi all’imbrunire. Ero impegnato con uno dei miei trattori nella trinciatura del campo, in ossequio ad un contratto conto-terzi.
Vicino al margine Nord del campo, c’è una sorgente con annesso acquitrino. Qui vedo un branco di una ventina-trentina di cinghiali: quattro o cinque scrofe con i cinghialetti e tre maschi, forse adolescenti, riuniti alla sorgente per bere e forse frugare nel fango alla ricerca di qualcosa da mangiare.
Ero in avvicinamento e quindi forse sono stato percepito come una minaccia. Anche se mi trovavo su un grosso trattore i maschi si sono messi a sfidarmi (giravolte su se stessi, pelo ritto sulla schiena, accenni di carica), e il branco non è arretrato di un metro.
Mentre mi avvicino uno dei maschi parte addirittura alla carica al che io accendo tutte le luci esterne della cabina (tutte insieme fanno letteralmente giorno per svariati metri), mi metto a suonare e a far rombare il motore, al che il branco finalmente scappa.
DOMANDA: cosa sarebbe successo se fossi stato un escursionista che piomba inavvertitamente su di un branco del genere, prendendoli di sorpresa quel tanto da essere percepito come una minaccia?
CONSIDERAZIONE: non hanno avuto paura di un trattore rombante e bello grosso, tanto da avvicinarsi alla pozza nonostante mi avessere certamente sentito. Fate un po’ voi.
Episodio 2) “Vipera che bussa educatamente”
Accaduto in un mio bosco di faggio in località “Savena”, montagna sopra Covigliaio (Firenzuola), in piena “Oasi Naturalistica” (posto stupendo). Ero impegnato a finire di tagliare il mio bosco in avviamento ad “alto fusto”. Equipaggiato di tutto punto: scarponi alti antitaglio, pantaloni antitaglio, casco con cuffie e visiera e occhiali antinfortunistici.
Mi accingo a tagliare una delle piante “sottomesse” vicino alla designata da lasciare in piedi e sento qualcosa battere ripetutamente sullo scarpone. Una sensazione più che una percezione vera e propria.
Abbasso lo sguardo e vedo accanto al mio piede destro un viperotto di circa 35 – 40 cm, con la testa ad S, che si avventava contro il mio scarpone (senza successo, ovviamente, è uno scarpone…corazzato, deve resistere ai tagli della motosega).
Inavvertitamente lo avevo stretto in una posizione senza via di fuga e lui reagiva secondo natura.
DOMANDA: cosa sarebbe successo se invece che lo scarpone “armoured” avessi avuto una scarpetta da running, un paio di ciabatte o (addirittura) fossi stato uno di quei fenomeni esibizionist- feticisti che fanno “barefooting” (camminare scalzi) nel bosco?
Un viperotto di quelle dimensioni forse è ancora abbastanza giovane da non avere il controllo del morso (essenziale per dare il cosiddetto “morso secco”, senza veleno).
Episodio 3 “Il buio (e il freddo) arrivano prima di quando te lo aspetti”. Bosco tra Fiesole e Polcanto. Ero impegnato nel trasporto di tronchi di castagno per conto di un mio amico-cliente. Viaggio di sei km nella stradina nel bosco, 40 – 50 minuti di viaggio in una sola direzione in zona (almeno allora) priva di segnale per il telefono e per internet.
Era la fine di ottobre, periodo anche abbastanza fresco, ancora con ora legale. Decido di fare l’ultimo viaggio, erano quasi le 19:00 e stavo finendo di caricare con la gru del rimorchio forestale.
Ad un certo punto mi si avvicina quasi di soppiatto un tizio tutto timoroso che mi chiede indicazioni su dove fossimo (in linea d’aria molto più vicino alla Sugheria di Monte Giovi che a Fiesole, per chi è pratico della zona… per gli altri, in un punto piuttosto sperduto).
Bastano due minuti e capisco che il tipo si era perso. Aveva la macchina in un abitato già abbastanza sperduto (Montepulico) più in basso come quota e a diversi km di bosco senza sentieri.
Lo guardo: calzoni fini, camicia, gilet leggero da cercatore di funghi e scarpe basse. Mi accorgo che già pativa un po’ di freddo e alla sua frase “ho capito dove devo andare, ce la faccio ad arrivare entro buio?”. Scoppio a ridere: “È già buio, se non te ne fossi accorto”
Allora, mosso da pietà umana, gli faccio la proposta: “Se aspetti che finisca di caricare, ti do un passaggio prima col trattore, poi con la macchina e ti ci porto io a Montepulico (anche se comportava una deviazione di diversi Km dal mio percorso di ritorno verso Borgo San Lorenzo)”
Visibilmente sollevato , accetta.
Nel tragitto in auto gli ho ricordato come ci si equipaggia per una simile scampagnata. Pantaloni più spessi, scarponi alti (almeno alla noce della caviglia), una maglia o una giacca di riserva, una bottiglia d’acqua (era pure assetatissimo e accettò di buon grado una delle mie), una lampadina da testa (o torcia a mano) e almeno un coltello a serramanico.
Possibilmente anche un accendino o innesco di fuoco qualsiasi.
Una volta scaricato il tizio (erano quasi le nove di sera) comincia a pioviscolare.
DOMANDA: Cosa sarebbe successo a quel volontario candidato all’estinzione se non avesse trovato un certo boscaiolo mugellano con la furia di finire quel dato lavoro?
Notte all’addiaccio, con annesso inzuppamento e probabile ipotermia, nella migliore delle ipotesi
Nella peggiore, inciampare nel buio e finire in qualche fosso con una gamba rotta, con annesso inzuppamento da pioggia e ipotermia.
Morale. Questi episodi che vi ho narrato non sono avvenuti nella taiga Siberiana, in qualche bush keniota o nelle montagne dell’ Alaska. Sono avvenuti in boschi generalmente ritenuti “a prova di sorprese” dove schiere di inconsapevoli vanno a fare la “scampagnata” a pochi km da abitati e strade statali. Luoghi in teoria sicuri, dove si pensa di poter andare rimanendo al riparo da brutte avventure.
Posti dove (tranne qualche lupo, forse) non ci sono superpredatori come gli orsi bruni. Eppure non mancano le occasioni di pericolo, anche grave, a cui a volte passano accanto decine di escursionisti, runners e altra gente un tantino troppo sicura di sé. Per carità: non tutti i signori e le signore di queste categorie sono degli sprovveduti, ci mancherebbe… ma il rischio c’è sempre e se non usi la testa, magari portandoti dietro qualche strumento essenziale, ti puoi trovare in guai seri.
Ecco perché dico che i boschi non sono il Parco delle Cascine o Central Park di New York.
Usare la testa, sempre. E ricordarsi che non siamo in genere più abituati nemmeno ad IMMAGINARE quali pericoli possiamo incontrare .
Meglio un kg in più di equipaggiamento di sicurezza, una foto in meno, ma tornare a casa sani e salvi.
Davide Galeotti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 10 Aprile 2023



1 commento
Bravo Davide, un’esatta fotografia della realtà.