MUGELLO – Phil Moschetti, presidente dell’Unione montana dei Comuni del Mugello e sindaco di Palazzuolo sul Senio di economia e finanza, e di vicende di compravendite societarie se ne intende, per gli studi fatti e per la propria esperienza professionale. Così sulla vicenda della Mukki (articolo qui) prende una posizione controcorrente e fa un invito: “Aspettiamo a stracciarci le vesti, per Mukki e per il latte mugellano potrebbe anche diventare una grande opportunità. Ora non ha senso esprimere giudizi negativi. E anche la preoccupazione è legata agli scenari nuovi che si stanno creando e dei quali non conosciamo tutti i contorni. Per questo dico che prima di parlare dobbiamo capire bene la strategia dell’operazione”.
Moschetti ha fatto qualche ricerca e fa una prima osservazione: “Se si esaminano i numerosi marchi del gruppo Mastrolia, noto che nel loro paniere il latte Mukki potrebbe davvero diventare uno dei più prestigiosi e trainanti. Del resto lo riconoscono anche nella loro relazione, quando il latte del Mugello è citato come sinonimo di bio ed alta qualità, e potrebbe dunque diventare un prodotto simbolo, d’eccellenza, anche per la sua toscanità -visto che la Toscana è un brand più noti e apprezzati nel mondo-. Un po’ come la Ferrari lo è per la Fiat. Loro hanno tanti marchi , con una loro storia sui mercati, ma di media e bassa fascia di prezzo, non sono brand di alta fascia, anche se qualcuno, come Torre in Pietra non è male. Mukki porta alla Newlat un bacino consolidato e un marchio orientato alla qualità, grazie anche e soprattutto alla produzione che viene dal Mugello, e potrebbe così diventare per loro un marchio di punta, di alta fascia”.
Moschetti, che ieri ha ricevuto una telefonata dallo stesso presidente della Newlat, Angelo Mastrolia, aggiunge: “I vecchi proprietari torinesi non erano un gruppo trainante, con una particolare vocazione nel settore, e già avevano dimostrato poca attenzione verso il prodotto e i produttori toscani, anche con la disdetta dei patti parasociali. Ora, invece, entrare in un gruppo molto orientato, che vuol crescere nel settore latte, in un’azienda che mira a diventare un player tra i più rilevanti a livello nazionale di per sé è molto positivo, e può costituire una grande vantaggio. Mukki entra a far parte di un gruppo che giunge sulla soglia dei 500 milioni di euro di fatturato. Ed oggi stai sul mercato se sei un player importante, ed hai così capacità di investimento e di sviluppo. Per questo mi sembra di poter dire, di principio, che questa novità non è di per sé negativa. E un fuoco di fila contro i nuovi acquirenti non avrebbe senso. Potrebbero crearsi difficoltà se essi non portassero avanti il progetto di Mukki che punta sull’alta qualità del prodotto e sulla garanzia di provenienza. Ma se proseguiranno su questa politica di qualità, essere all’interno di un gruppo più forte e vocato al settore del latte potrebbe, ripeto, essere per noi una buona occasione”.
E se invece questa attenzione alla produzione locale non venisse mantenuta? “Sarebbe molto preoccupante, ovviamente -risponde Moschetti-. E sarebbe necessario, anche da parte nostra, riuscire ad individuare sbocchi alternativi per collocare al meglio la produzione mugellana caratterizzata dall’alta qualità. Ma al momento è solo un’ipotesi teorica. Leggo di intenzioni diverse e positive da parte della proprietà in merito alla valorizzazione della produzione locale (articolo qui). Su questa strada dovremo lavorare tutti per mantenere e rafforzare la presenza della nostra zootecnia di eccellenza”.
(Foto Germogli)
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 aprile 2020


