MUGELLO – Con un’intervista al “Filo” (leggi qui) il presidente di Confindustria Mugello Val di Sieve Fabio Boni ha aperto e sollecitato una riflessione e un confronto sul tema, sempre attuale, sempre importante, dello sviluppo futuro del Mugello. Anche alla luce del rapporto con Firenze, e del ruolo che la nostra zona può e deve giocare all’interno dell’Unione montana dei Comuni del Mugello.
Ha raccolto questa sollecitazione, e porta il proprio contributo, il segretario della CGIL Mugello Paolo Aglietti. E nelle prossime settimane continueremo ad approfondire il dibattito. Invitando tutti coloro che vogliono dare un apporto di idee, di proposte e di analisi, a farlo liberamente. Queste pagine sono a completa disposizione.
Aglietti, quali sono, a vostro giudizio, le prospettive di sviluppo della nostra zona? In quale direzione sta andando il Mugello e dove dovrebbe andare? Quali i punti di forza e di debolezza ?
L’Istat nelle sue due ultime rilevazioni decennali relative agli spostamenti delle persone per motivi (flussi) di lavoro indica nel Mugello un unico Sistema Locale del Lavoro che va da S. Godenzo fino a S. Piero. Stiamo parlando della valle; per i territori interni la situazione è diversa. Non è sempre stato così; ma questo dato, ormai più che decennale ci svela che i flussi di lavoro più forti e persistenti avvengono dentro l’area e pur se importanti, i flussi verso Firenze e la Piana, non sono più così pervasivi e relativi ad un luogo soltanto residenziale.
Non più solo contado o periferia, ma una vera e propria zona con le proprie caratteristiche e le sue peculiarità.
La zona nel suo insieme ha avuto una capacità di resilienza nel periodo lungo e durissimo della crisi migliore di altre del nostro territorio (soprattutto a causa della forza del settore anticiclico dell’agricoltura e di un settore manifatturiero con dimensioni d’impresa più rilevanti di quelli della media provinciale) e viene da due anni consecutivi di crescita del Pil.
I risultati migliori si sono avuti nel settore agroindustriale, manifatturiero (soprattutto legato alle filiera dell’export: meccanica, chimica, moda…) e nel turismo. In diverse realtà sta lentamente riattivandosi un ciclo di investimenti che produce anche effetti sull’occupazione.
La situazione economica e sociale del Mugello presenta, quindi, un quadro in chiaro / scuro e fortemente differenziato tra la valle e la montagna.
Dopo un decennio di saldo demografico positivo per la zona del Mugello, pur se con una costante diminuzione della popolazione in montagna, da un triennio assistiamo ad una riduzione della popolazione in modo particolare quella giovane (sotto i 40 anni) ed immigrata.
Il Mugello con una superficie territoriale pari a circa un terzo dell’intera Città Metropolitana di Firenze ha una popolazione di poco superiore al 6% della stessa.
Questo significa scarsa congestione, qualità ambientale e di vita, ma nello stesso tempo una certa difficoltà nell’accesso ai servizi e costi maggiori per erogarli e per presidiare il territorio soprattutto con Comuni e centri amministrativi sempre più sottodimensionati.
Esiste, quindi, un serio problema di ricostruzione e rinnovamento della capacità attrattiva del territorio sia rivolta alle imprese che ai cittadini.
Avete qualche proposta specifica per favorire la crescita sociale ed economica del Mugello?
A febbraio 2015 Cgil Cisl Uil del Mugello in una occasione pubblica tenutasi a Barberino del Mugello hanno presentato una serie di riflessioni e proposte “Per uno sviluppo sostenibile del Mugello” (qui il documento) da voi regolarmente ed integralmente pubblicate, che sono ancora valide ed utili. Come accade abbastanza di frequente su questo territorio quando le cose appaiono complicate, la risposta è stata quella di un silenzio assordante, sia da parte istituzionale che delle altre associazioni di rappresentanza.
Le classi più importanti nella composizione dell’occupazione del territorio sono rappresentate per poco meno del 40% dalla manifattura, per il 13% del commercio, per il 9% dall’agrindustria, per 8% dal turismo.
E’ evidente, pertanto che i nodi più importanti per lo sviluppo sono quelli relativi alle infrastrutture sia materiali che immateriali: mobilità, reti tecnologiche, sistema dei servizi, istruzione.
Per la mobilità la Ferrovia Faentina deve essere sviluppata e trasformata in un vero treno metropolitano; la mobilità interna verso i due caselli autostradali deve essere costruita o rafforzata (la qualità e le caratteristiche dello spostamento della strada finalizzato all’importante investimento su Cafaggiolo devono avere questa priorità), si devono cantierizzare gli interventi su tutta la Statale 67.
L’infrastrutturazione manifatturiera di Pianvallico è stata decisiva per favorire attrattività d’impresa, connessione e rapporti tra le stesse; l’area sta avvicinandosi alla saturazione. Si ritiene di dover smettere di pensare alla manifattura? Noi riteniamo che il nuovo Piano Strutturale del Mugello debba individuare nuove aree di insediamento produttivo o rafforzamento di quelle esistenti con il riconoscimento di APEA (aree produttive ecologicamente attrezzate) con particolare attenzione al tema della mobilità e logistica, dello smaltimento dei rifiuti ed energetico.
Preoccupazione desta l’ultima Relazione statistica dell’Unione sulla parte del sistema scolastico: in tema di abbandono scolastico, nel sorpasso della parte professionale sui licei, nell’attrazione che Istituti fuori dalla zona esercitano sulle famiglie. Gli skill professionali adeguati rappresentano elemento decisivo per l’insediamento di aziende manifatturiere e/o di servizi ad alto valore aggiunto
Non per ultimo l’Ospedale: si ritiene che la progettazione del nuovo Ospedale debba essere accellerata e che la sospensione del Direttore Generale della Asl non debba determinare ulteriori ritardi, rappresenta un presidio indispensabile. Questo territorio negli anni ha perso presidi pubblici importanti: il Tribunale, Giudice di Pace, Inail, si parla di Agenzia delle Entrate… e non può essere ulteriormente depauperato.
Al tema dello sviluppo dell’area è legata senz’altro la questione del rapporto con la città e l’area metropolitana…
Alle Province / Città metropolitane sono state tolte funzioni, tante risorse e molto personale nella convinzione, sbagliata, che la riforma costituzionale avrebbe ripulito il tutto.
Oggi siamo in un grande pasticcio istituzionale. Con le province i territori erano direttamente rappresentati ed i cittadini eleggevano i rappresentanti; ora c’è un club di Sindaci che fanno un doppio lavoro.
Il fatto che il Sindaco di Firenze avesse deciso di rimettere in discussione la Stazione Foster con quello che rappresentava per liberare i binari di superficie al traffico estraurbano; questa discussione ciclica intorno alla Grande Firenze la dicono lunga sul baricentro e l’orizzonte dei rapporti.
Intanto il Mugello consapevole dei propri limiti, ma anche delle proprie opportunità dovrebbe uscire da una visione un po’ subalterna.
Non contado, non periferia rurale fiorentina, non terra di attraversamento, ma un territorio autonomo, con le proprie caratteristiche peculiari e le sue specificità, terra di connessione tra la Toscana e l’Emilia e la Romagna.
D’altra parte quanta parte del nostro sistema d’impresa guarda ed è direttamente connessa a quella emiliana o del nord Italia; dai caselli autostradali la distanza per andare a Firenze o a Bologna è molto simile….
Infine, nel leggere l’intervista del Presidente di Confindustria…..
Fabio Boni ha fatto bene a rimettere l’attenzione al tema del futuro e dello sviluppo del Mugello, con attenzione al contesto e con uno sguardo lungo.
Il tema penso che sia quello dell’attrattività e del dimensionamento demografico entrambi decisivi ai fini della crescita e dello sviluppo, del presidio del territorio e del mantenimento dei servizi.
Noi, mentre invito a rileggere il documento del 2015, ci siamo, auspicando maggior attenzione da parte della politica locale e del sistema della rappresentanza di interesse.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 febbraio 2017




