
MUGELLO – Pensare al futuro del Mugello, pensare a strategie di crescita, esaminare i principali ostacoli per rimuoverli, individuare la principali opportunità per incentivarle , è esercizio necessario. E ultimamente poco praticato. A cominciare dalla politica, ma non solo. Fabio Boni, presidente di Confindustria Mugello – Val di Sieve, ci prova. E in questa intervista evidenzia un orizzonte, formula proposte, esprime preoccupazioni. Con l’auspicio che da questo intervento nasca un dibattito fecondo sullo sviluppo socio-economico del Mugello.
“Parto da una constatazione. Il territorio del Mugello è un terzo dell’intera città metropolitana. E anzitutto dobbiamo chiederci quale utilità, quali funzioni possiamo avere per la Metrocittà, e quale ruolo può giocare il nostro territorio per favorire lo sviluppo delle imprese. Se andiamo a rivendicare è un dare e un avere, non una crescita insieme. Nello sviluppo di un territorio questo non ha visione nel tempo. Non si tratta di rivendicare qualcosa per la periferia, ma di proporsi con un ruolo, di avere una visione nel tempo”.
E quale potrebbe essere il ruolo della nostra zona? “Il Mugello deve qualificarsi come la zona del ceto medio fiorentino. E perché lo diventi ha bisogno di infrastrutture, servizi, lavoro. Noi dobbiamo operare per questo: siamo il nord della realtà fiorentina, non la periferia, non il contado. Dobbiamo essere il ‘the best place to live’, il più bel posto dove vivere. Il Mugello -che non ha certo la vocazione per ospitare l’industria pesante – può essere invece il luogo dove stanno i servizi, dove ci sta la tecnologia: queste sono le imprese che meglio si adattano al nostro paesaggio. Se metti la centrale a biomasse ti si rivolta il mondo, se viene qui un centro di ricerca è tutto ok. In Europa, ovunque il nord è la zona più avanzata, più dinamica. Non dobbiamo percepirci come periferia. Bisognerebbe cominciare a raccontarci come luogo dove è bello vivere e lavorare, e questo sarebbe più facile se, ad esempio, la ferrovia Faentina funzionasse davvero. Perché dobbiamo avvicinarci alla città, ed essere davvero a mezz’ora dal centro di Firenze”.
Ora non siamo così vicini… Ora non lo siamo, e i fiorentini hanno una percezione del Mugello come se fosse una terra lontana. Se poi a Firenze metti in discussione la stazione Foster, che doveva servire a potenziare il traffico di superficie centro-periferia, allora c’è davvero da preoccuparsi. Senza stazione Foster il Mugello si allontana da Firenze. E Firenze si allontana dal Mugello, quando invece i fiorentini, con migliori collegamenti, potrebbero venire a lavorare qui.
Ma è una prospettiva reale? Le imprese nel Mugello stanno vedendo un momento di post-crisi. Stanno tornando a fare investimenti. Chi è sopravvissuto, in particolare la metalmeccanica di qualità, ha ricominciato a comprare capannoni o a ingrandirli. E vanno bene la chimica, l’alimentare, il fashion. Così ci sono aziende mugellane che stanno, perché è indispensabile farlo, tecnologizzando, hanno bisogno di profili che qui in loco è difficile trovare. E trovarli su Firenze non è facile. Venire a lavorare in Mugello è quasi percepito, dalla città, come un andare a lavorare all’estero. Non puoi certo, come impresa, permetterti di pagarlo di più. E allora l’unica è favorire la mobilità: e se siamo davvero a mezz’ora dal centro, perché un fiorentino non può pensare di lavorare qui? E aggiungo: perché non può pensare di portarci la famiglia?
Questo avrebbe per il Mugello risvolti interessanti… Certo: stiamo parlando di profili a reddito medio alto, stiamo parlando di persone che pagano le imposte, e se si crea questo circolo, l’ospedale non è più in discussione, le scuole si qualificano ulteriormente, l’economia gira. Altrimenti c’è un rischio: quello di diventare banlieues, periferie a bassa qualità di vita. E’ un rischio reale: da noi ci sono tante case sfitte, a prezzi più bassi che in città, che possono attrarre flussi di immigrazione povera. Con il rischio di perdere l’identità culturale, e di andare verso un impoverimento generale. Che a sua volta provocherebbe la rarefazione e la chiusura dei servizi. Ma se ci chiude l’ospedale, non siamo più il “best place to live…
Un altro cardine dello sviluppo e del benessere è il sistema formativo… Esatto, su questo puntiamo moltissimo: il 20% delle aziende mugellane associate a Confindustria ha aderito all’alternanza scuola-lavoro. L’obiettivo fissato da Camera di Commercio era di giungere al 10%. Ci crediamo, ci impegniamo.. Abbiamo bisogno di risorse di elevata modernità, di competenze attuali: dobbiamo attrarre talenti, dobbiamo svilupparli. Perché c’è un dato preoccupante: il Mugello ha il record regionale dell’abbandono scolastico, e questo fenomeno va fronteggiato e combattuto.
Altri elementi importanti? Di recente in Mugello è arrivata la fibra. L’efficientamento di internet è fondamentale. Nella mia azienda ha significato liberare un dipendente e impiegarlo in altri settori. Se internet non gira bene non possiamo lavorare con l’estero. Internet veloce ti porta produttività, ormai son strade di grande comunicazione. Quindi è positivo che in Mugello si siano fatti passi avanti. Ma non possiamo fermarci qui. E non dobbiamo dimenticare che permangono situazione complicate. Noi abbiamo aziende sparse nel territorio, non c’è un’unica area produttiva. E vi sono aree dove internet veloce è una chimera.
Un messaggio alla politica locale? Dobbiamo tutti assumerci le nostre responsabilità, essere più propositivi. Occorre raccontare a tutti, a cominciare dalla città, che il Mugello è un bel posto dove si può venire a lavorare nei servizi. Occorre impegnarsi ad attrarre imprese, creando accoglienza vera, che significa rete di infrastrutture e servizi. Occorre farsi sentire perché la ferrovia Faentina si trasformi in linea metropolitana della città, avvicinando il Mugello a Firenze, e Firenze al Mugello. E vorrei più determinazione, concreta, nel difendere non solo i nostri pendolari ma anche ad attrarre i fiorentini qui. Penso a quell’assurda sperimentazione del treno notturno. Assurda perché l’hanno fatta durare solo un mese. Così è stata una presa in giro, e mi auguro che venga riproposta per tutta l’estate e che tutta la comunità mugellana si impegni affinché il treno venga utilizzato di più. Ripeto, non solo per andare noi a Firenze, ma per favorire i flussi dalla città al Mugello.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 febbraio 2017





3 commenti
Complimenti al sig. Boni per la lucida visione strategica. Finalmente si sente parlare della nostra aerea in chiave moderna e propositiva, rifiutando la logica del “contado”, ma proponendone la storia ed il paesaggio non con la solita logica conservativa e protezionista, ma come un valore aggiunto per attrarre mobilità e infrastrutture, per rilanciarne la proposta manifatturiera attraverso un necessario ammodernamento tecnologico.Il tutto in una visione non separazionista e concorrenziale del “dare e dell’avere”, ma inserita in un contesto sinergico con un’area allargata come quella metropolitana. Spero che questa visione possa trovare spazio e forza nel prossimo futuro. Auguri a Boni.
Fa piacere leggere questi articoli, ma spero vivamente che non restino solo parole. Io sono una persona che dal Mugello è dovuta venir via. Laureata con il massimo dei voti in Economia non c’è stato verso di trovare uno straccio di lavoro in Mugello. Mi è sempre stato risposto “mi dispiace c’è la crisi, lei è qualificata ma qui abbiamo le mani legate, le conviene cambiare zona, qui c’è poco” oppure “eh ma noi non prendiamo segretarie laureate”. Tutt’ora non riesco a trovare neanche una posizione aperta, eppure di esperienza lavorativa ne ho e potrei apportare “valore” al territorio! Io spero che le cose cambino, se non per me, per i giovani (non che io non lo sia, ma ormai sono laureata dal 2009). Tante, troppe volte ho sentito dire “Nel Mugello ci sono solo campi!”.