
Da qualche giorno siamo tornati indietro nel tempo. Di un’ora. Recuperando, così, quella che avevamo persa, o meglio anticipata, ad inizio primavera. Dunque, si è ristabilito il corretto computo della vita di ognuno di noi. Un rituale che si ripete ogni anno. Prima si anticipa, poi si ritarda. Insomma, una vita da orologi. Già da qualche giorno era iniziato il bombardamento mediatico. Tutte le testate giornalistiche si erano prodigate nel ricordarci l’esercizio da compiere. Ruotare in senso antiorario di sessanta minuti le lancette dell’orologio meccanico, oppure interagire sui tasti dei led luminosi per sceglierne l’ora giusta. Il dettaglio di questa manovra d’orologeria è stata, come sempre, accompagnata dalla dissertazione pseudo scientifica, ripetuta come un ossesso : “si lascia l’ora legale e si torna a quella solare”. Il concetto di ora solare però è fine a se stesso. Si perché l’ora solare varia in funzione della longitudine, e solo alla distanza di pochi chilometri, nello stesso momento, è diversa. Casomai si dovrebbe usare l’accortezza di definirla “ora solare media”, quindi comunque un’ora convenzionale, pertanto legale, cioè imposta per legge. Sicché identica, nella definizione, alla cosiddetta “ora legale” in uso nel periodo da primavera all’autunno. Entrambe ore legali. Un pasticcio lessicale e scientifico. Forse si potrebbe, in modo più corretto, definirle ed individuarle in “ora convenzionale” (quella attualmente conosciuta come ora solare) e in “ora estiva” (riferita al periodo d’uso, quella nota come ora legale). Ecco, solo una disquisizione. Per chi abbia voglia di leggerla.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 ottobre 2015



