
VICCHIO – Tutta Italia segue con sgomento la vicenda della morte di Raffaele Marianella, l’autista di autobus colpito e ucciso da una pietra lanciata da un gruppo di tifosi violenti mentre stava rientrando in Toscana con la squadra di basket di Pistoia. Marianella, romano e abitante a Firenze, ha lavorato per anni alla Giotto bus di Vicchio (articolo qui) e oggi, mercoledì 22 Ottobre, su La Nazione appare anche un’intervista al collega mugellano Paolo Cipriani, che con lui ha condiviso lunghi anni di trasferte, anche internazionali, alla guida dei pullman che facevano la linea Flixbus collegando la Toscana con il Sud Italia e con Norimberga.
I due autisti hanno macinato insieme migliaia di chilometri, fino a che, pochi mesi fa, Raffaele non ha deciso di cambiare compagnia, forse anche per avvicinarsi a casa. Cipriani descrive Marianella come “una persona normale, con una grande esperienza sul lavoro”, e spiega che aveva una grande qualità: quella di essere gioviale e di grande compagnia. Una qualità molto importante in quel tipo di lavoro, quando unita, come in questo caso, alla professionalità. “Con lui – aggiunge – ho condiviso moltissimo. Abbiamo dormito insieme, fatto colazione insieme, e siamo partiti insieme per lunghi viaggi. Di solito – spiega – non è facile lavorare in coppia a così stretto contatto, e non è affatto scontato andare d’accordo. Con lui però facevamo anche mille chilometri al giorno, ma il tempo passava bene, scherzando e parlando. E il bello era che non si parlava sempre delle solite cose, ma aveva tanti interessi e argomenti di conversazione”.
La professionalità di Marianella è testimoniata anche da un aneddoto raccontato da Cipriani a La Nazione, in merito alla linea Flixbus per Norimberga: “Quella volta – spiega – non viaggiavamo sullo stesso bus, ma ci saremmo dovuti incrociare. Io con un collega rientravo in Italia e lui invece saliva verso Norimberga. Quel giorno – continua – era in atto una grande nevicata, e noi riuscimmo a passare per un soffio. Loro invece, che salivano verso l’Austria, rimasero bloccati al Brennero per una nottata e parte della mattina successiva. Raffaele aveva il bus pieno di passaggeri, tra i quali c’erano anche dei bambini. Riuscì in maniera ottimale a gestire la situazione trasmettendo tranquillità e sicurezza. In questo e in altri casi simili – continua – è sempre riuscito a tenere l’ambiente sereno e allegro” .
Cipriani lo ricorda ancora, come un tifoso della Roma e un appassionato di Renato Zero. E conclude: “Quando lunedì mattina ho avuto la notizia della sua morte non potevo crederci, soprattutto non potevo credere che fosse andata così. Quante volte, sulle strade, abbiamo trovato incidenti e visto a terra lenzuola bianche con sotto le vittime. E stavolta è toccato a lui, non ci posso credere”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 Ottobre 2025



