BARBERINO DI MUGELLO – “Il 4 aprile del prossimo anno vorrei davvero che la comunità di Barberino tornasse a Messa nella sua pieve”. Ce la sta mettendo tutta don Stefano Ulivi, per rendere nuovamente agibile la chiesa principale del capoluogo, gravemente danneggiata dal sisma.
E per farlo proprio nei giorni scorsi è stato depositato il progetto definitivo del primo intervento di messa in sicurezza. Non il lavoro definitivo, quello che riporterà la pieve ad essere totalmente restaurata. Un intervento invece di consolidamento, per poter tornare ad utilizzare il luogo di culto.
E’ anche una questione pratica, perché l’attività parrocchiale ha bisogno di spazi. “Il tendone che la Protezione Civile ci ha messo a disposizione -nota don Stefano- ha 52 posti disponibili. Noi quest’anno abbiamo deciso, per l’emergenza sanitaria, di non fare il catechismo in presenza, e abbiamo invitato i ragazzi a venire alla Messa della domenica. Ebbene, solo i ragazzi di catechismo sono 230. Si capisce così che problemi di spazio abbiamo”.
Anche per questo il pievano ha continuato, anche dopo la fine del lockdown a trasmettere in streaming la Messa che ogni domenica celebra.
I tempi per giungere alla riapertura per Pasqua sono comunque strettissimi: “Abbiamo un progetto già valutato dal Genio Civile, chiederemo tre preventivi e il via libera della Diocesi, e vorrei affidare i lavori i primi di dicembre. Sono previsti quattro mesi di lavori, per Pasqua potremmo tornare nella nostra chiesa”.
Il lavoro sarà ingente: si tratta di “bloccare” la facciata, con l’apposizione di una rete acciaiata, verrà per questo smontato il porticato, scoperchiato il tetto. E si cambierà il sistema di riscaldamento perché quello presente finora, ad aria forzata, che ha fatto fare delle apertura sui muri laterali -aperture che si ipotizza potrebbe anche essere stata concausa dell’indebolimento della struttura- non va bene, e le aperture laterali saranno richiuse. “Resteranno dei ponteggi, non sarà un restauro definitivo, ma potremo tornare a celebrare in tutta sicurezza”.
Il costo? 250 mila euro, e i soldi già ci sono, perché la parrocchia aveva da tempo una polizza assicurativa che copriva, anche se non totalmente, i danni da terremoto: “Qualcuno -nota don Stefano- ora ci critica perché dice che avremmo dovuto prevedere una copertura maggiore. 1800 euro l’anno di polizza per la parrocchia non erano pochi e poi dopo, a danni fatti, siamo tutti bravi a parlare”.
E per il definitivo? “Forse ci vorranno altrettanti fondi -dice il pievano-. La Sovrintendenza peraltro ha ipotizzato di recuperare anche le decorazioni dei Chini. Vediamo. Io però adesso il bello lo metto in secondo piano, intanto vogliamo rientrare in chiesa. Poi ragioneremo del rimbiancare e fare gli altri lavori. Così come dovremo pensare al da farsi per la Badia di Vigesimo e per l’Oratorio della Misericordia, che attendono anch’essi i restauri. Prima però la pieve. Abbiamo bisogno, come comunità, di tornare a incontrarci e pregare nella nostra chiesa”.
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 5 novembre 2020



