MUGELLO – Purtroppo torno a scrivere, e ringrazio l’amico Paolo Guidotti, in una situazione non tanto diversa da quando ci siamo lasciati. Mi guardo intorno e mi rendo conto che quelle lenzuola con su scritto “Ce la faremo” non possono essere messe in lavatrice. Non ancora. Lo confesso: sono ottimista, ma i tempi si allungano. Per accorciarli non possiamo sbagliare.
La peste narrata dal Manzoni non restò confinata in Lombardia, scese verso sud e penetrò con ferocia anche in Mugello provocando numerosi morti. Da Scarperia diramarono l’ordine di presidiare la frontiera appenninica perché nessuno, proveniente da settentrione, entrasse nelle campagne mugellane, già in quarantena. Vedi bene che le misure chiave non sono cambiate granché: lockdown e divieto di passaggio tra le regioni. Oggi come l’altro ieri, così gira il mondo.
Una cosa, però, la aggiungo, a mo’ di riflessione. Diciamoci la verità: pensavamo – speravamo – che con l’estate tutto fosse finito. Pandemia cessata e la vita riprende il suo corso. Non è così. Il riacutizzarsi di Covid-19 ci sta precipitando nella disperazione, più di quanto non sia avvenuto nella primavera.
Allora c’era la speranza che si trattasse di un periodo breve, circoscritto, e invece ora sappiamo che fino a che non sarà pronto il vaccino di massa la normalità – e metto il termine tra virgolette – non sarà raggiungibile. In questa fase gli investimenti economici freneranno, è possibile che cresca la disoccupazione, import ed export subiranno una caduta, vivremo nella paura del contagio.
Una ragione di più per essere responsabili, uno per uno, ciascuno per sé e per le persone che ama, senza attendere disposizioni dall’alto. Si chiama spirito civico.
Noi, quassù, gente di frontiera quale siamo da secoli, abbiamo sviluppato due sentimenti: la determinazione necessaria a campare in condizioni spesso disagevoli e, come tutti i popoli asserragliati ai piedi dei monti o sui monti, per di più in terre di confine, la furbizia, dovendo fare i conti con mercenari di passaggio, signori, nobili latifondisti.
Ecco, di questi due ingredienti buttare il secondo, almeno per ora, ed esaltare il primo. Fare l’amore, insomma, sì, ma tra le mura di casa.
Riccardo Nencini
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 ottobre 2020




