Pianvallico, lasciando da parte la polemica politica intorno a questa società, dove si intrecciano diverse sensibilità politiche, avversioni storiche di minoranze non rassegnate e legittime domande di cittadini che pur in forma indiretta ne sono i proprietari, provo a darne una mia lettura, da semplice osservatore.
Premetto che a mio parere la società ha svolto una funzione importante nella zona, con il recupero di un’area industriale nata in modo spontaneo, senza pianificazione. Questo insediamento, pur avendo assolto al compito che si erano dati gli amministratori degli anni ’70, (ovvero creare opportunità di lavoro in una delle zone più povere della Provincia), si era strutturato senza viabilità, senza fognature, acquedotto, servizi. La Pianvallico ha recuperato l’area, costruito servizi primari e per la collettività.
Ma poi inizia la stagione dove l’interesse per la collettività è meno evidente del ricondizionamento ambientale e la pianificazione della domanda (PIP). Si inizia una sorta di attività immobiliare, che dall’esterno appare slegata alla domanda, è senza ambizioni regolatrici. Secondo me, il compito del pubblico è quello di promuovere politiche di crescita del territorio amministrato, definire indirizzi e incentivare investimenti coerenti a quegli indirizzi, controllare che ciò avvenga secondo le regole e secondo il piano di sviluppo economico, in nome e per conto della comunità amministrata.
Poi succede che due presidenti di cda si dimettono in successione, lamentando tutti e due la mancanza di mission aziendale. La proprietà formata da soci che hanno investito patrimonio pubblico, pare non abbia un disegno strategico per il futuro.
Mi verrebbe da dire che si sono resi conto che quello che fa oggi la Pianvallico spa in parte è prerogativa dei privati, in parte potrebbe benissimo essere svolto dagli uffici tecnici dei Comuni che sicuramente, anche in ragione della crisi del comparto edile, non sono granché impegnati. In risposta a questa richiesta, i soci nominano un amministratore unico che dovrebbe, secondo il presidente dell’Unione dei Comuni e sindaco di Scarperia/San Piero, proporre un piano. Il sindaco di Borgo afferma che almeno un amministratore unico costa meno di un cda. Tutto qui? Ma non funziona così!
Al proprietario imprenditore il compito di redigere un piano strategico, all’amministratore il compito e la responsabilità di portarlo avanti con il massimo profitto, ammesso che ciò sia possibile e che la produzione dell’impresa abbia un mercato, ovvero serva a qualcuno.
Conosco e stimo Marco Nardini per onestà e competenza, ma la sua nomina, in mancanza di un progetto strategico, ha senso solo se il mandato è quello di liquidare la società. Magari è così e potrebbe essere una buona idea…
Marco Aiazzi
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, 7 giugno 2015






