MUGELLO – Publiambiente è la società incaricata del servizio di raccolta rifiuti nei comuni di Barberino di Mugello, Borgo San Lorenzo, Scarperia e San Piero, Vaglia e Vicchio. Un appalto aggiudicato con una regolare procedura di gara pubblica, secondo la normativa in vigore. Sul servizio erogato, invece, si registrano alcune critiche, non banali e, ovviamente, come sempre, ben documentate.
Anno nuovo, tasse vecchie. Fra queste c’è quella sui rifiuti. Dopo varie evoluzioni sull’acronimo da conferirle l’ha spuntata quello di TARI (TAssa RIfiuti). Qui da noi, in gran parte del Mugello, il servizio di raccolta è svolto dalla società Publiambiente s.p.a..
Opera in 26 Comuni, con un fatturato, negli anni in decrescita, oggi attestato attorno ai 68 milioni di euro (dato 2014). Fra i pregi, una spiccata ed esaustiva capacità comunicativa, ripartita ed integrata fra un portale web ed un “call center” efficiente. Ne scaturisce un impatto, con gli utenti, agevole e convincente. Soprattutto, nello spazio internet è possibile districarsi fra dati e documenti. Interessante e trasparente, sul serio.
Ma, ovvio, ci sono anche dei difetti. E, prima di parlarne in modo più diffuso, colgo lo spunto, sempre tratto dalle cifre contabili, per segnalare un repentino calo degli investimenti, passati dagli oltre 18 milioni di euro del 2012 a i poco oltre 2, sempre di milioni, ed ancora di euro. Eppure la tassa aumenta. Forse diminuiscono le tonnellate di rifiuti raccolti. Chissà se per minori consumi, per una più attenta consapevolezza nel produrli ed anche per un minimo di raccolta differenziata. Già, dato che per carta, vetro ed altre tipologie, dovrebbe autofinanziarsi con il loro recupero.
Veniamo al rapporto con i cittadini, gli utenti. Nel paragrafo “principi e diritti” della “Carta dei Diritti del Cittadino Utente”, documento emesso nel 2009, più volte aggiornato negli anni, ci si legge “Publiambiente s.p.a. garantisce l’eguaglianza nell’applicazione delle regole relative ai rapporti con i cittadini utenti, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione ed opinione politica”. Più che un contratto con i cittadini, appunto utenti di un servizio, sembra di trovarsi di fronte ad un proclama, scritto in un politichese d’altri tempi.
Orbene, è giusto, far trionfare la democrazia, ci mancherebbe. Ma non ho idea se, nel mondo moderno, comunque civilizzato, seppure nella limitazione dovuta alla cultura ed all’educazione di ogni individuo, possano essere state attuate pratiche di raccolta così, proprio in funzione della discriminazione contenuta in quella disamina. Senza voler offendere nessuno, ma il sudiciume lo si dovrebbe raccogliere a prescindere, pagandone il servizio. Ma, chissà, l’aver voluto enunciare questo principio vuol forse far capire che, nel nostro Paese, non è scontato che tutto sia così. Trasecolo e cado dalle nuvole. Proseguo. Poi, c’è la puntualizzazione sul concetto di “imparzialità”, con tanto di sottolineatura. Cito direttamente “Publiambiente s.p.a. opera nei confronti dei cittadini utenti con criteri di obiettività, giustizia e imparzialità. In particolare garantisce la parità di trattamento, a parità di presupposti tecnici (sic!, cosa vuol dire, n.d.a.), alle fasce di utenza dislocate in aree geografiche non facilmente raggiungibili”. Ora la diversità di trattamento emerge tutta.
E’ il sito di Publiambiente stesso che ne marca la differenza. In altre zone, e località, sono stati attivati i “punti di raccolta oli alimentari esausti” e le cosiddette “isole ecologiche o centri raccolta” (Castelfiorentino, Certaldo, Empoli, Fucecchio, Monsummano Terme, Montelupo Fiorentino, Montespertoli, Pistoia e Vinci). Da noi no. Strano. Sicché un concetto disatteso, quello summenzionato, sull’imparzialità del servizio. Addirittura la raccolta “porta a porta”, è già in funzione per diversi di quei Comuni. A Borgo San Lorenzo, lo sarà da quest’anno. Vedremo. Così come da riconsiderare sia la gestione dei cassonetti. Molti, di quelli, reduci da battaglie annose, mutilati nella loro fruibilità. Dalle pedaliere sciancate, agli sportelli cabriolet, insomma con i tettucci perennemente aperti. Dunque, se da un lato è stato giusto spendere l’elogio, dall’altro occorre fissare un pro memoria per non far peggiorare il servizio.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 Gennaio 2016
