
MUGELLO – Sindaca, vice sindaca, assessora. Sono alcuni dei vocaboli che, oggigiorno, progressivamente tentano di farsi largo nella nomenclatura del ruolo e della professione declinati al maschile. In qualche caso il cambio di genere regge, suona bene, fino ad essere accettabile. In altri, invece, il tentativo di estendere le quote rosa al vocabolario, francamente, s’infrange sulla cacofonia e sul genoma lessicale di ogni vocabolo, restii alcuni di loro nel farsi cambiare l’anagrafica.
Non voglio credere che possa essere considerata una battaglia di emancipazione quella di far declinare al femminile alcuni vocaboli impiantati come maschili. No, non ci credo. Mi parrebbe riduttivo e irrispettoso. Però in diverse circostanze, anche qui dalle nostre parti, ogni tanto ci si imbatte in comunicati, avvisi e documenti dove vengono riportati ruoli e professioni in funzione del genere, maschile o femminile. Ecco che sindaco, vice sindaco e assessore cambiano in sindaca, vice sindaca e assessora. Forse è una questione di principio, intesa a rafforzare il peso del gentil sesso nella società. Ma in certi casi, fra linguistica e semantica, non sempre si riesce a trovare una giusta trasposizione a quei sostantivi.
Vado avanti. Trovo diverse professioni con una pronuncia che evoca il femminile ma in effetti decisamente unisex, in modo parziale, ne elenco alcune: artista – autista – sindacalista – spia – guida – dentista – centralinista – pilota – giornalista. Come nello sport: tennista – ciclista – atleta – podista – maratoneta – pallavolista. O i ruoli di capolista e capofila. Al contrario, con dizione al maschile ma altrettanto unisex annoto: lavapiatti – capotreno – capostazione – capocuoco – medico. A margine, più defilati, cioè nell’incertezza che ci sia una quota rosa, lascio lo spazzacamino, lo stradino e, in vernacolare, il trombaio. Unico resta il pizzaiolo, poiché mi rifiuto di declinarlo al femminile e tirare in ballo la braciola, alla pizzaiola.
Ingegnere, consulente e rappresentante, al momento, non registrano sconvolgimenti sul loro uso. Giardiniere, via, lasciamolo così altrimenti al femminile si presta ad essere servito in tavola, con il bollito. Poi, elettricista, perito e geometra. Già, per quest’ultimo propenderei per un cambio di vocale: “geometro”, misuratore della terra, al maschile, lasciando l’originale in eredità alle signore.
Ma, allora, anche in ambito istituzionale che facciamo, si riscrive il dizionario dei ruoli e degli incarichi nelle Forze dell’Ordine e di quelle Armate, ormai da anni senza differenze di genere? Da caporale a appuntato, da sergente a maresciallo, da tenente a generale e ammiraglio. Anche carabiniere, milite, militare, sentinella, vedetta, guardia. Aggiungo anche questore e prefetto. Nel cambiare si annasperebbe in un labirinto di vocali e suffissi, un esercizio linguistico improbo che non porterebbe nessun beneficio alla questione fra le parti. Più che alle definizioni guardiamo il merito.
Infine torno sulla politica, da dove ho iniziato. Mi soffermo su presidente, un ruolo ormai super partes, immodificabile. Lo dice la nostra Costituzione che ne cita le funzioni in primis come capo dello stato, poi anche per quelli del Senato e della Camera, al maschile. Non ho idea se usare un articolo diverso da “il” nel precederlo possa configurare un atto anticostituzionale. Scherzo. Chiudo con un sostantivo che apparentemente non trova rivendicazioni particolari, forse perché è un vocabolo transessuale per definizione: amante.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 11 Marzo 2021







3 commenti
Ovviamente allora la rivoluzione(idiota)deve essere anche per i maschi.Via giornalista ma giornalisto. Via elettricista ma elettricisto.Garagisto, marmisto,ragioniero, ingegniero, giardiniero,oculisto, farmacisto,occultisto,Papo,trappisto, e via dicendo.
Vedete quanto è idiota tutto questo?e si chiama rivoluzione femminista?Ma per favore!
Capisco la difficoltà talvolta a declinare una parola riferita a una professione storicamente maschile nel senso che solo da poco le donne possono accedere a quella professione e potrebbero rivendicarne la declinazione al femminile, ma la derisione e l’ironia da bar dei maschietti che hanno vissuto su questa terra, non da sempre ma negli ultimi tremila anni, come figli dei boss mafiosi in un paesino della Sicilia di trent’anni fa mi sembra da rigettare, il mondo sta cambiando ragazzi. Chi non si adegua muore. Prima legge della sopravvivenza.
Scusa perché la rivoluzione deve essere anche per i maschi? Si ribella chi è stata schiacciata, sottomessa, ignorata, derisa, sfruttata, violentata, e potrei continuare per ore a raccontare questi ultimi tremila anni del mondo femminile, le leggi fatte dagli uomini per gli uomini, e così via e ora che piccoli (dico piccoli ) cambiamenti avvengono prendendo in considerazione anche il lessico direi che opporsi soprattutto da parte delle donne legittima un mondo maschile che resiste al cambiamento cooptando donne che preferiscono stare con chi le domina che prendere coscienza. Io personalmente non sono interessata alla coniugazione di genere ma non mi permetto come donna di denigrare un cambiamento. So che le parole hanno un peso e anche questa proposta avrà un peso.
“IL FEMMINISMO E’ IL VERO UMANISMO OVVERO IL PENSIERO POLITICO CHE UNIFICA TUTTE LE GRANDI UTOPIE: QUELLA SOCIALISTA, QUELLA PACIFISTA, QUELLA NON VIOLENTA, QUELLA ANTICAPITALISTA.”
NAWAL AL SAADAWI