MEDITAZIONE SULLA PAROLA DEL GIORNO – giovedì 26 marzo 2020
Esodo 32, 7-14 Salmo 105 Giovanni 5, 31-47
Mi chiedo: quando questa epidemia finirà, ci troverà un po’ cambiati rispetto alla distrazione, alla superficialità in cui vivevamo in molti appena un mese fa?
Tanti mi dicono che questa esperienza ci cambierà molto. Ne sono convinto. Tuttavia, non sono certo che il cambiamento sarà così radicale e profondo da mutare il cuore dell’uomo al punto da redimerlo.
Devo dire che stanno venendo fuori le caratteristiche migliori del nostro popolo: il personale medico, il mondo militare, il volontariato, persone comuni… il cuore di tantissimi si sta aprendo al dono in una maniera davvero commuovente! Non possiamo che ringraziare e lodarne la generosità e l’abnegazione.
Ma per quanto tempo? Non so. Facilmente, cessato il pericolo, negli uomini subentra l’oblio.
Mi pare illuminante la Prima Lettura dal Libro dell’Esodo che oggi ci è proposta nella liturgia dove si parla del vitello d’oro che il popolo d’Israele si è costruito dopo l’esperienza straordinaria, epica della liberazione dalla schiavitù d’Egitto ad opera di Javhè: “Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostràti dinanzi, gli hanno offerto sacrifici”. Come ha fatto Israele a dimenticare così in fretta quanto ha sofferto prima di entrare in un cammino di libertà? Come ha fatto a pervertire il cuore e inseguire vie di salvezza alternative a quella sperimentata come oggettivamente promettente?
Il Signore ci apre una strada ma la perseveranza è solo un dono da chiedere e invocare costantemente!
Buona giornata,
don Luciano
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© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 marzo 2020



