
SCARPERIA E SAN PIERO – Il 6 novembre del 2000 morì a Firenze, all’età di 62 anni, Marta Sanpaolesi. Non l’abbiamo conosciuta di persona, ma la sua fervida scrittura è giunta fino a noi attraverso i suoi libri “Pagine sparse” e “Ricordi in fondo agli occhi”, custoditi con cura dal marito Paolo Facibeni. Il sette dicembre dell’anno scorso li abbiamo presentati entrambi, con grande emozione, nella saletta del teatrino della parrocchia di San Piero a Sieve (leggi articolo qui).
Ogni tanto Paolo ritrova qualche manoscritto inedito di Marta, come questa lettera che lei scrisse dopo aver saputo di avere una brutta malattia, quella che – anni dopo, ma sempre prematuramente – la portò alla morte. Una lettera per i parenti e gli amici, una riflessione sulla vita che soltanto una persona toccata da un grande dolore – ma anche da una grande fede – può avere concepito.
Una lettera per tutti noi, per ricordarla a 25 anni dalla scomparsa, che ci fa sentire ancora presente la sua voce, la voce di chi ha compreso il senso, di chi non può lasciarsi abbattere da nulla perché possiede la cosa più importante: l’amore.
Giovedì 6 novembre, nella chiesa di San Piero a Sieve, la S. Messa delle ore 18:00 sarà dedicata a Marta.
Elisabetta Boni
1 febbraio 1977
Carissimi tutti,
Vi sono alcuni momenti in cui sento o penso che la mia vita non sarà lunga e allora mi viene voglia di scrivervi per salutarvi meglio, per lasciarvi qualcosa di me.
Dire che la vita è un mistero è dire cosa a cui tutti già abbiamo pensato. Ognuno di noi vive questo mistero in modo diverso e personale. Ognuno di noi lascia dietro di sé un certo tipo di messaggio. Vorrei vivere a lungo per testimoniare con le azioni il mio messaggio, ma mi sento appena agli inizi e temo di non averne il tempo. Perciò avrei bisogno di parlare con tutti voi dei miei pensieri, di discuterne, di tentarne l’attuazione. Ma siamo tutti lontani e ognuno è indaffarato con il suo lavoro e la sua famiglia. Perciò è solo con Paolo che porto avanti lentamente un certo discorso. Un discorso che vorrei non s’interrompesse presto, un discorso che vorrei non s’interrompesse mai, che continuasse con i nostri bambini. Perché anche loro un giorno si chiederanno, come ci siamo chiesti tutti, ma che cosa è questa vita nella quale siamo piovuti? E allora vorrei rispondere loro che questa vita può sembrare una cosa assurda. Si perché è assurdo che i giovani muoiano, la sofferenza è assurda e di tutto quello che capita a noi o agli altri ci viene da domandarci, perché? Nessuna logica può spiegarlo. Nessuna logica può spiegarlo tranne l’accettazione della vita come Amore. L’accettazione della vita come dedizione di sé agli altri.
Fatto questo salto, che non è facile, tutto trova una sua ragione d’essere perché ciò che importa non siamo noi, ma l’amore. Quando riusciamo ad amare dimentichiamo noi stessi e sentiamo una gran pace dentro di noi. Amare è ritrovare la nostra storia, il nostro passato ed il nostro futuro, sentirsi tutt’uno con la natura, disponibili agli eventi, felici di vivere il momento presente come io lo sono ora. Quando guardo i miei bambini che giocano, che si bisticciano, che ridono, e seguo in silenzio ogni loro atto, una gran calma mi pervade, una calma quasi fisica; di fronte a loro così fragili mi sento salda come una montagna, dimentico le mie angosce e divento parte dell’universo immenso dove tutto è pace.
In quei momenti sento che qualcosa d’infinito è in me, qualcosa che mi dà una forza infinita, la forza dell’amore.
Marta Sanpaolesi
Elisabetta Boni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 Novembre 2025




