MUGELLO – Ogni domenica i sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa del giorno. Oggi è la volta di padre Maurizio Gabellini di Montesenario:
Il vangelo di Luca viene introdotto dalla prima lettura tratta dal libro del Siracide che esalta la grandezza dell’umiltà. Dice che grande è la potenza del Signore e dagli umili egli è glorificato.
Nella vita degli umili, Dio si può manifestare e questo tema viene affrontato nel vangelo che riguarda la scelta dei posti da parte degli invitati.
Gesù è invitato a cena da un capo dei farisei e nota come gli invitati scelgono i primi posti, cercano di accaparrarsi i posti migliori. Ma dice di stare attenti, perché presto o tardi capita che una persona sia ridimensionata ovvero si vada a prendere un posto che non è il suo.
Il tema è: “chi lo sceglie il posto, noi o il padrone di casa?” Così è nella vita: chi sceglie il posto, noi o Dio, perché dagli umili Dio è glorificato. Dio si può manifestare in chi gli lascia il suo posto, in chi gli lascia decidere la sua vita. Prendere l’ultimo posto e lasciarsi portare poi a un posto migliore ecco questa è l’operazione che succede mille volte a chi vive nella fiducia in Dio, vive nell’abbandono. Si tratta di imparare l’arte di ricevere da Dio la ricompensa come appare nella seconda parte del vangelo quando si parla di chi invitare alla propria mensa; invitare poveri, storpi, ciechi, zoppi perché non hanno da ricambiare. Infatti dice il Signore: “riceverai la tua ricompensa se inviti costoro alla risurrezione dei giusti”, cioè quando si manifesterà l’opera di Dio. Ecco allora avverrà che tutto quanto apparirà nella sua verità.
Vivere lasciando decidere a Dio la ricompensa, lasciando questa nostra latente angoscia, questo nostro dover fare i conti con il vuoto che abbiamo dentro e che cerchiamo di colmare attraverso gli onori, i ruoli, le ricompense, le acquisizioni, le remunerazioni ecco lasciare tutto questo nelle mani di Dio; lasciare che Dio sia colui che ci assegna il posto nella vita e ci dà la ricompensa per la nostra esistenza ecco questa è un’apertura rispetto a una prospettiva bellissima, la prospettiva di vivere finalmente non combattendo per essere qualcuno, non combattendo per raggiungere qualche postazione o avere qualche acquisizione, ma vivere in relazione al Padre, vivere da figli, cioè vivere da coloro che sanno che c’è la provvidenza, sanno che c’è Dio che provvede che interviene che fa giustizia che ricompensa e che sa assegnarci il posto giusto. Alla fin fine qual è il posto giusto: è quello dove Dio ci mette, quello che Dio ci assegna. Quanta vita passata a ingegnarci per raggiungere non si sa quale obiettivo! Quanta vita sprecata attraverso un cuore che è completamente posseduto dalle ansie dai progetti! Noi siamo chiamati a vivere in questo abbandono che è libertà, che è pace. Quante volte questa ansia del proprio ruolo, del proprio posto, della propria importanza, della propria postazione migliore diventa la chiave essenziale delle nostre competizioni fra di noi, del nostro essere alla ricerca di un ruolo, alla ricerca di un’importanza, odiando chi ci supera e godendo di chi è inferiore a noi.
Questa non è una vita bella perché è una vita che è totalmente estranea all’amore. L’amore e la competizione non hanno niente a che vedere fra di loro, l’amore non può essere dato nell’ambito della rivalità; è una questione di comunione, è una questione di gioia reciproca di rallegrarci con chi va avanti e piangere con chi resta indietro, è cioè essere fratelli e non antagonisti.
Possa il Signore veramente donarci di poter vivere nella luce di questo vangelo un tempo che è il tempo della fiducia in cui stare in pace lì dove Dio ci mette, accettare i nostri limiti e accettare di non stare a fare calcoli, invitare qualcuno per avere qualcosa in cambio, trattare le persone in maniera strumentale; quanto è brutto quando scopriamo che qualcuno ci tratta in modo strumentale, che qualcuno non ci ama ma ci sta usando.
Peraltro se per essere invitati dagli amici, dai fratelli, dai parenti, dai ricchi vicini dobbiamo stare a cercare di avere delle prerogative delle qualità, essere vendibili, accettabili, desiderabili, che vita d’inferno sareebbe! Non potremmo mai essere poveri come siamo, perché tutti noi tutti siamo un po’ mancanti di qualcosa, tutti balbettiamo e zoppichiamo parecchio e siamo tutti i ciechi su molte cose. Il Signore ci invita al suo banchetto eucaristico e noi arriviamo da poveri, da storpi, da zoppi, e da ciechi e non abbiamo niente da dargli e godiamo della sua generosità viviamo secondo questa logica la logica di questa generosità.
Nella seconda lettura siamo avvicinati all’assemblea dei primogeniti, siamo chiamati all’assemblea di coloro che sono considerati importanti, tutti primogeniti nel primogenito; nell’unigenito Figlio di Dio noi siamo tutti dei principi, dei re, delle persone nobili, importanti, tutti quanti resi liberi dai nostri peccati e dalle nostre povertà per mezzo della gloria meravigliosa di Dio che si è manifestata in Cristo Gesù per tutti noi e che nascosta nel nostro battesimo, che è proclamata dai sacramenti che celebriamo. Entriamo nella mensa nel banchetto di Dio, anticipo del banchetto presso cui siamo chiamati quello celeste quello definitivo, alla convivialità con Dio lasciandoci assegnare il posto e smettendo di fare i calcoli. La vita non ce la dobbiamo strappare noi, la dobbiamo ricevere da Dio con docilità con fiducia.
P. Maurizio M. Gabellini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 31 agosto 2025



