
MUGELLO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di padre Maurizio, del convento di Montesenario.
Domenica scorsa abbiamo lasciato Gesù nella sinagoga di Nazareth che dopo aver letto la profezia di Isaia, in cui annuncia la buona novella del Regno di Dio, l’anno di grazia del Signore, il perdono, la liberazione dei prigionieri, la vista ai ciechi, dice: “Oggi questa scrittura si è compiuta nelle vostre orecchie”.
Gli occhi di tutti sono fissi su di lui, si aspettano un segno, un miracolo, come hanno sentito essere accaduto nelle altre città in cui Gesù è stato, ma non succede niente. L’iniziale entusiasmo si trasforma in incredulità e ostilità. Noi lo conosciamo bene: è il falegname il figlio di Giuseppe, l’abbiamo visto crescere, e quello che lui annuncia non lo vediamo. Ma allora è un contastorie non è vero quello che dice: dove sono i ciechi che vedono, gli storpi che riprendono a camminare, dov’è la salvezza che dici oggi si realizza?
L’Oggi dei Nazaretani diventa il nostro oggi, anche a noi Gesù ripete la profezia di Isaia, si realizza la salvezza. E noi dopo 2000 anni siamo nelle stesse condizioni, vediamo la pandemia che risale, una classe politica in grande confusione, una Chiesa in affanno che fa fatica a fare il cambiamento che la storia richiede e che il papa stesso auspica in questo cammino sinodale.
Gesù ci chiede di avere uno sguardo alto, diverso per comprendere quello che realmente sta succedendo. Stentiamo a credere perché non vediamo: perché non vediamo i ciechi che riacquistano la vista interiore, non vediamo coloro che hanno ripreso a camminare nel loro cammino di fede, noi non vediamo tutto quello che lo Spirito sta operando all’interno della Chiesa e nel cuore di tanti uomini e donne. Non siamo capaci di vedere che in tutta la confusione, i contrasti e le paure che stiamo sperimentando il Signore intesse la sua salvezza, che nonostante tutte le nostre brutture, i nostri errori, i nostri peccati è Dio che tira le file della storia attraverso di noi e grazie anche a quello che noi riusciamo a fare.
Ci vuole lo sguardo che ha avuto San Paolo di cui ci parla la seconda lettura e che noi fatichiamo ad avere, cioè uno sguardo amorevole sulla realtà, su noi stessi e sugli altri. Questa è la vita dei profeti, che spesso sono accanto a noi e che stentiamo a riconoscere perché sono molto banali rispetto a quello che noi ci aspetteremo. E le obiezioni che i concittadini di Gesù sono le stesse che la gente rivolge anche a noi credenti: “Dov’è questo Dio? Dov’è Dio in questa pandemia? Dov’è Dio in questi 2000 anni di cristianesimo con tutte le cose che anche noi cristiani abbiamo combinato? Dov’è questo Dio e che fa?”
Quello che scrive Paolo sono proprio i segni che possiamo fare oggi, che non sono i miracoli che a volte cerchiamo inutilmente, quanto piuttosto il grande miracolo dell’amore: scoprirci amati ed imparare ad amare. In questo mondo così aggressivo, così irritato, così snervato essere capaci di portare là dove siamo una logica di amore è il più grande miracolo che possa portare testimonianza a quell’oggi in cui la salvezza si realizza.
Questa parola ci aiuta a capire che cosa è la profezia, e a riflettere su due versanti:
da una parte riconoscere ed accogliere tanti profeti che il Signore ci mette sulla strada, e ce ne sono tanti. Persone semplici, persone che apparentemente sono figli del falegname, magari sono quelli della porta accanto.
Dall’altra essere un po’ come Geremia, invitati ad alzare lo sguardo, ma anche essere come un muro di bronzo, come Dio dice a Geremia, cioè resistente impenetrabile. Dobbiamo tornare ad essere cristiani credibili, a testimoniare con la vita la nostra fede perché nella Chiesa i cambiamenti non avvengono attraverso riforme, pur necessarie, o rivoluzioni, ma solo con la conversione personale di ciascuno di noi.
È tempo di riconoscere i profeti. E di ascoltarli.
È tempo di tornare ad essere profeti.
Padre Maurizio Gabellini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 gennaio 2022






