VAGLIA – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di padre Antonio Messeri dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, in missione in Uruguay ma originario di Bivigliano.
In questa IV domenica di Quaresima ci viene proposto una parte del Vangelo di Luca che oserei definire una vera e propria perla.
Proprio così, oggi come duemila anni fa, la realtà è sempre la stessa. Non riusciamo a gioire per i momenti luminosi che vivono le altre persone; non siamo d’accordo che agli emarginati della società, che però ci fanno comodo, sia data la possibilità di cambiare, di migliorare la loro vita.
Ecco che, in modo magistrale, Gesù tira fuori dal suo tesoro di sapienza questa parabola. Non vuole mettere l’accento su chi se ne va perdendo la dignità, quanto piuttosto sull’amore del padre che ha un cuore così grande, capace di un amore immenso.
Se già era molto interessante vedere questo racconto come la parabola de figliol prodigo, è ben più incoraggiante leggerla come la parabola del padre misericordioso, di colui che ama senza misure e senza doppie finalità.
Possiamo esaminare insieme i tre personaggi: il figlio minore, il padre e il figlio maggiore.
- Il figlio minore rappresenta proprio quelle persone che nel loro cammino sbandano, proprio come fa una macchina sulla neve se l’autista non è capace di dominare la situazione. Gesù lascia che i pubblicani ed i peccatori si avvicinino a lui, mentre i “puri” questo non lo avrebbero mai fatto. Essi, pubblicani e peccatori, vivono la loro vita al margine della società, mal visti, ma con il cuore triste proprio di chi non viene mai salutato, di chi non viene accolto. Il figlio minore rappresenta tutte queste persone che possono trovare in loro stessi ed in qualcun altro la forza di convertirsi e cambiare vita.
- Il padre ci parla proprio dell’amore di Dio, un amore totale, interessato solo al bene di ognuno di noi, ogni suo figlio, non tiene conto delle offese ricevute, è molto più grande di queste, fa proprio il dolore dell’altro e gli tende la mano, sempre, in ogni momento ed anche a d enorme distanza.
- Il figlio maggiore rappresenta tutti coloro che non essendo pienamente soddisfatti della loro vita non riescono ad aprire il cuore alle miserie degli altri, coloro che mormorano, che sono sempre scontenti e che pur avendo tutto non sono capaci di gioire perché il “dovere” è più forte dell’amore.
Gesù, durante la sua predicazione, ripeterà più volte: “guai a voi scribi e farisei ipocriti”. Eravate i primi e state sprofondando nell’ultimo posto, eravate i primogeniti, i benedetti ma sarete diseredati. Gesù vuole invitare anche loro alla festa, ma decidono di restarne fuori.
Noi, come ci sentiamo?
Ci sembra di essere come il figlio minore? Allora possiamo ancora sperimentare l’amore del padre che ci invita a ritornare in noi stessi, a vivere una vita piena e non a vivacchiare.
Ci sentiamo come il figlio maggiore? Incapace di impietosirsi di suo fratello, tutto chiuso nel suo lavoro, incapace di amare e gioire della vita. Anche in questo caso non ci sono problemi, siamo comunque invitati alla festa, invitati ad una profonda conversione che ci apre alla vita vera.
Ci sentiamo come il padre? Allora sì, abbiamo capito tutto.
Padre Antonio Messeri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 marzo 2022


