
MUGELLO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta del parroco di Vaglia, don Donato Rebeiro.
Cari Fratelli è sorelle, comincia uno dei periodi più belli dell’anno. Siete pronti a incontrare Gesù Bambino?
Le città si accendono di luci, le decorazioni rendono allegre è scintillanti le strade del centro, in TV danno i film di Natale, in casa arrivano il Presepe e l’albero. Ma il tempo di preparazione al Natale, che inizia in quasi tutte le comunità cristiane del mondo, conserva una magia ancora più profonda, perché dietro a tutti i suoi simboli si nasconde un insegnamento prezioso: tutta la nostra vita è un’attesa di qualcosa di meraviglioso.
Dio si fa UOMO, e ci viene incontro nel volto di un bambino e lì, davanti alla mangiatoia di Betlemme, tutte le nostre fatiche si sciolgono in una grande festa. La liturgia di questa Domenica, nella sua saggezza, accompagna i Cristiani in questo cammino verso l’incontro con il piccolo Gesù e ci ricorda che alla fine tutto ciò che facciamo in ogni attimo della nostra vita è una preparazione per il momento in cui ci troveremo davanti alla luce vera.
Il profeta Sofonia conclude le sue profezie prospettando un futuro all’insegna della gioia. Proprio per questo la città di Gerusalemme, che è il cuore del popolo eletto, è chiamata a festeggiare questo evento: quando Dio proprio in essa si manifesterà avendo revocato la condanna che i peccati del popolo avevano meritato.
Ha una particolare forza di consolazione quello che il testo dice subito dopo: in quei giorni si dirà: “Non temere Sion non lasciarti cadere le braccia. Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un Salvatore potente”. E bello in questo avvicinarsi del Natale immergersi totalmente in parole che sono oro puro di una divina promessa.
Poi la liturgia porta in scena Giovanni Battista, l’uomo dell’attesa. Non pensa a sé, ma guarda oltre. Solo nella promessa del Signore può trovare la sua pace. E stato per anni nel deserto e ora va per tutta la regione del Giordano predicando la buona notizia e il Battesimo di conversione, che non è semplicemente un rito, ma richiede un cambio di vita. A questo punto, le folle lo interrogano: “Che cosa dobbiamo fare?”
Quello che propone l’ultimo profeta non è la “Giustizia distributiva umana”, ma la Fraternità Evangelica: ciò che tu hai non è tuo, ma da condividere con chi non ne ha.
Nel vangeloil verbo amore si traduce sempre con il verbo dare. La conversione inizia concretamente con il dare. Ci è stato insegnato che la sicurezza consiste nell’accumulo, che felicità è comprare un’altra tunica oltre alle due, alle molte che già possediamo.
Giovanni invece getta nel meccanismo del nostro mondo, per incepparlo, questo verbo forte: DATE, DONATE. È la legge della vita: per stare bene l’uomo deve dare.
Restiamo umani, e riprendiamo a tessere il mondo del pane condiviso, della tunica data, di una storia che faccia germogliare giustizia. Restiamo profeti, per quanto piccoli, e riprendiamo a raccontare di un Dio che danza attorno ad ogni creatura, dicendo: Tu mi fai felice.
La consapevolezza di ciò motiva l’invito compreso nella seconda lettura odierna (Filippesi 4, 4-7): “Siate sempre lieti nel Signore; ve lo ripeto: siate lieti”.
La Letizia cristiana non viene da feste occasionali o da divertimenti che stordiscono, ma dalla consapevolezza di essere amati; amati da Dio, che con il Battesimo ci ha adottato come figli.
Ognuno di noi si domandi: cosa devo fare? Una cosa piccolina, “cosa devo fare”? E la Vergine Maria, che è nostra madre, ci aiuti ad aprire il nostro cuore al Dio – che viene, perché egli inondi di gioia tutta la nostra vita.
Amen.
Don Donato Rebeiro
Parroco di Vaglia
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 9 Dicembre 2021




