MUGELLO – Ogni domenica i sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa del giorno. Oggi è la volta di padre Maurizio Gabellini di Montesenario:
Con il Vangelo di questa domenica continuiamo il cammino nel discorso della montagna. Dopo le Beatitudini, che dischiudono l’identità profonda del discepolo, Gesù pronuncia due affermazioni nette, dirette, incisive: “Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo”.
Sono due metafore molto importanti che descrivono l’identità del discepolo, non dice voi dovete essere, ma voi siete, neppure dice voi dovete fare, ma voi siete. Gesù non chiede ai suoi discepoli di fare qualcosa, ma di essere qualcuno. La differenza è sostanziale, perché l’identità del cristiano non consiste nelle cose da fare – seppure buone e socialmente utili -, ma nell’essere una persona, contrassegnata da un preciso stile di vita. Dall’essere, dall’identità della persona scaturiscono di conseguenza le sue opere il suo agire (come dicevano i latini agitur sequitur esse “ciò che si fa è una conseguenza diretta di ciò che si è”). E la nostra essenza è quella di essere uniti a Lui, senza di Lui non possiamo fare niente ma nemmeno Essere qualcuno. Finché siamo uniti a Lui siamo sale che non perde sapore.
Ricordiamo che il vangelo è diretto non solo agli uditori di quel tempo, ma di tutti i tempi, quindi oggi è diretto a noi. A noi oggi Gesù dice: siete sale della terra e luce del mondo. Il significato di queste due immagini si può facilmente intuire.
Il sale è simbolo di presenza nascosta ma indispensabile. Nei cibi non si vede, ma si sente, e quando manca, tutto diventa insipido. Così è il discepolo: non protagonista, ma necessario. Prima dell’avvento di frigoriferi il sale veniva usato per conservare i cibi, perché non deperissero. Nella Bibbia, il sale richiama anche l’alleanza fra gli uomini e anche con Dio: nel Levitico è prescritto come sigillo nelle offerte (Lv 2,13), si trova anche il termine: stringere il patto di sale, proprio perché il sale non permette che si corrompa, quindi un patto perenne.
Gesù lega il sale alla terra, cioè l’umanità concreta, la vita quotidiana. Non si tratta di un cristianesimo spiritualista, ma immerso nella realtà, capace di incidere nel vissuto delle persone. Il discepolo, con la sua presenza, può impedire che la vita imputridisca, si corrompa, che l’umanità perda gusto e senso.
Gesù chiede ai noi suoi discepoli di dare sapore alla vita, di essere uno strumento che permette l’amicizia e la relazione con Dio, di essere sempre dalla parte della vita.
La luce del mondo nella tradizione giudaica era rappresentata dal popolo santo di Dio (cfr. Is 42,6: «ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni») e dalla città di Gerusalemme (cfr. Ap 21,10 «Gerusalemme… risplendente della gloria di Dio»). Ora, dice Gesù, questa luce si trova soprattutto nella vita di chi crede in Lui. La luce di cui parla Gesù è quella della verità, la Parola che può dare un senso all’esistenza e far diradare le tenebre dell’angoscia in questi nostri tempi disperati. Questa luce, dice Gesù, risplende nelle opere buone e belle. Anche la luce, analogamente al sale, non si vede, ma permette di vedere le cose che illumina, il discepolo fa vedere le opere buone, belle, oneste e rimanda alla sorgente della luce: “vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. Ma nelle parole del Gesù di Matteo potrebbe esserci anche un senso ironico e forse soprattutto politico, se il lettore ideale a cui l’evangelista si rivolge avesse saputo che per Cicerone la «luce del mondo intero» era Roma.
Nonostante le nostre povertà di peccatori, grazie a Dio la Chiesa non smette mai di mostrare il lato più bello della propria esperienza, il volto della sua carità verso i poveri e i deboli. Ogni volta che ciò è mostrato e “visto”, la gloria è resa a Dio.
Gustare e vedere. C’è un salmo, il 34, che invita a “gustare e vedere” quanto è buono il Signore. Sembra quasi che Gesù voglia commentarlo con la metafora del sale e della luce: il sale è da gustare, la luce da vedere. Facendo gustare la realtà, mostrandola nella sua bellezza, il mondo riconoscerà chi è Dio.
P. Maurizio M. Gabellini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 febbraio 2025



