BORGO SAN LORENZO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di Luca Gentili, diacono dell’unità pastorale di Vicchio:
Commento al vangelo della XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Leggendo il Vangelo di Marco di questa domenica ci saltano alla mente e al cuore talune analogie fra la situazione che vivevano gli israeliti al tempo di Gesù e quella a cui assistiamo e che sembra poter incombere anche su di noi in questi giorni.
Oggi come duemila anni fa in Giudea, viviamo tempi di persecuzioni e persecutori, di oppressori e di oppressi. L’ordine che sembrava solido, e intorno al quale si andavano costruendo l’economia, la politica e le società del mondo, trema e sembra sgretolarsi. Oggi come allora sentiamo paure e parole “da fine del mondo”.
In contesti come questo si affermò la letteratura apocalittica al tempo di Gesù, ricca di simbologie e di immagini fortissime: non tanto per immaginare una futura fine dei tempi, se e come un giorno ci sarebbe stata, ma per dare una chiave di lettura del presente, rinforzare gli animi e consolare i cuori afflitti, le menti smarrite quando le narrazioni che si erano date della Storia e delle Scritture si scoprivano nella sostanza inadeguate a vivere quei tempi sconvolgenti. Un modo di dare forma alle paure e alle attese del popolo eletto, a quel tempo sotto la dominazione straniera (ellenistica prima, romana poi), vittima di sovrani fantoccio, corrotti e rapaci, percorso da tensioni politiche e religiose fortissime.
Così è pure oggi per noi che viviamo, come dice il Papa, non un’epoca di cambiamenti ma un cambiamento d’epoca. Anche per le nostre società, ciò che poteva essere sole, luna, stelle – cioè le certezze intorno alle quali pianificare stagioni, ritmi, lavoro, orientamento – sembra sul punto di eclissarsi dietro a spaventose manifestazioni di irragionevolezza, odio, violenza. Una spaventosa onda scura che pare venire addosso alla spiaggia su cui tanti di noi hanno costruito i loro castelli di sabbia. Le fragili verità sulle quali molti hanno creduto (e taluni credono ancora) di poter fondare il proprio presente e il proprio futuro, stanno crollando una dopo l’altra con le alte grida di cui le ideologie morenti sono capaci sotto i colpi delle più antiche e basse peculiarità del mondo umano. Egoismo, odio, voracità, prepotenza stanno tornando a presentarsi con la patente di accettabilità assegnatele dai nuovi “rivoluzionari” in nome del pragmatismo e della libertà dai lacci delle ideologie.
Gesù ci invita a saper leggere i segni tempi. Non dobbiamo quindi gridare alla fine del mondo o dare interpretazioni affrettate né delle sue parole né di quello che ci sta accadendo, ma vigilare. Tanto per gli sconvolgimenti sociali quanto per le nostre personalissime vite, siamo chiamati a confidare vigilando. Che sia per fatti che accadono nella nostra vita o per quelli che accadono nella Storia, non possiamo fermarci e invocare un passato che non può (e non deve) tornare ma possiamo mantenere il nostro punto di riferimento in quel Dio le cui cui parole sono più affidabili del cielo e della terra. Non si tratta di fuggire o negare le nostre presenti difficoltà, ma di viverle operosi nell’attesa, per farsi trovare pronti.
Chi ha esperienza di bagni nel mare agitato sa che non deve spaventarsi dei cavalloni, ma deve muoversi secondo la corrente e al momento opportuno usare l’adrenalina che arriva in corpo, scattare, buttarsi sotto l’onda, riemergendo pronto all’onda successiva. Se la spaventosa onda scura si sta avvicinando alla spiaggia non c’è da farsi prendere dal panico, fuggire, piangere sui nostri castelli di sabbia, né da credere spavaldi di poter surfare sullo tsunami. Sappiamo invece che ci è dato un “soffio” per poterci tuffare e riemergere e infine farsi trarre all’asciutto dal Cristo che ci salva, il vero Figlio dell’uomo che si manifesta a chi confida in lui, la verità.
Ciò che occorre è un uomo
non occorre la saggezza,
ciò che occorre è un uomo
in spirito e verità;
non un paese, non le cose
ciò che occorre è un uomo
un passo sicuro e tanto salda
la mano che porge, che tutti
possano afferrarla, e camminare
liberi e salvarsi.
(Carlo Betocchi)
Buona domenica.
diac. Luca Gentili
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 Novembre 2024





