
MARRADI – Ancora una sentenza che riconosce il diritto al risarcimento per le vittime della strage nazista di Crespino sul Lamone e Fantino, perpetrata il 17 Luglio 1944 nella frazione di Marradi. Ma allo stesso tempo si pone la questione dell’effettiva riscossione di questi indennizzi, avvenuta per il momento in ben pochi casi, a fronte invece dei numerosi pronunciamenti del Tribunale. Tanto che uno dei parenti delle vittime della strage ha affermato: “Fate preso o morireremo tutti”.
Ma andiamo con ordine. La notizia degli ultimi giorni riguarda due nipoti di Lorenzo Pieri e Pietro Tagliaferri, che il quel terribile 17 luglio 1944 furono trucidati nei pressi di villa Mazza, a Crespino, davanti alla sede del locale comando nazista. In questo caso il giudice Susanna Zanda, della seconda sezione civile del Tribunale di Firenze, ha attribuito un indennizzo di 50 mila euro ciascuno ai due ricorrenti, assistiti dall’avvocato Diego Cremona, escludendo invece un pronipote, figlio di una terza sorella.
Solo per la strage di Crespino e Fantino i ricorrenti sono una cinquantina, e una decina di questi hanno già avuto una sentenza, anche se i giudici hanno adottato di volta in volta criteri diversi. Rimborsi che dovrebbero arrivare dal fondo ristori che il governo Draghi ha istituito nel 2022 per farsi carico della questione al posto della Germania.
Il punto, come detto, è però che lo Stato italiano, prima con l’Avvocatura, che ha resistito alle richieste e talvolta si è appellata alle sentenze, poi con il Ministero dell’Economia che ritarda i pagamenti, sembra frenare il diritto dei familiari delle vittime. Come denuncia il senatore Pd Dario Parrini: “Non ci si comporta così. Ho presentato sette interrogazioni al governo per chiedere quanto finora hanno erogato, e a quanto ammontano i valori delle cause. Non c’è stata alcuna risposta. Per chi ha perso un genitore o un nonno e da 80 anni attende giustizia è un’attesa intollerabile. Un atteggiamento ostruzionistico, quello del Ministero, davvero incomprensibile. Tanto che ci sono persone che hanno sentenze passate in giudicato da un anno e non hanno ancora ricevuto niente. Forse – conclude Parrini – c’è sottovalutazione del valore morale che hanno queste cause. Siamo molto molto delusi dalla leggerezza e sciatteria con cui si tratta una vicenda delicatissima”.
Certo, può essere che questo freno sia legato a preoccupazioni economiche. Cioè che concretamente non ci siano soldi sufficienti, e che quindi il fondo vada rifinanziato. Eppure allo stesso tempo il Parlamento all’unanimità ha concesso tre proroghe, ha cioè riaperto i termini per chi non aveva fatto domanda. Ma a cosa serve se poi i soldi non arrivano?
Commenta l’avvocato Cremona: “L’auspicio è che si riesca a coinvolgere la Germania a livello politico e diplomatico nel contribuire al fondo ristori, istituito dal DLl 36 /2022, decreto Draghi, che sembra ormai incapiente, e va rifinanziato.”
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 Maggio 2025






