
di Giacomo Bagni
La drammatica aggressione russa all’Ucraina sta naturalmente registrando la proliferazione di radiografie geopolitiche, le più varie e disparate. Ma proviamo anche ad inquadrare la vicenda nella cornice culturale, storica e anche emotiva di questo tempo particolarmente complesso che stiamo vivendo e che tentiamo di attraversare faticosamente.
Preme però prima una premessa e cioè che si registrano alcuni commenti e reazioni che quasi tentano di giustificare la brutale invasione russa dell’Ucraina come fosse una legittima reazione ad un presunto accerchiamento ostile dei paesi occidentali.
Posto che l’Allenza Atlantica ha caratteri eminentemente difensivi, forse ci si scorda di sottolineare come le scelte fatte da tanti Paesi europei dell’est si collochino in una logica di dialettica democratica, di libera scelta e di autodeterminazione dei popoli, un’autodeterminazione faticosamente riconquistata dopo i decenni bui della cortina di ferro. Fondamento dei sistemi liberi e democratici e non imposizioni di altri quasi fossero mosse di pedine su una scacchiera.
La scelta del proprio destino collettivo è un fondamentale della democrazia. Certo, si rischiano tante imperfezioni, ma sarebbe come dire che la scelta sulla brexit del Regno Unito potesse giustificare una politica aggressiva del resto d’Europa nei confronti di quel Paese che democraticamente ha scelto del proprio destino pur con tutte le criticità e le conseguenze del caso. Ricordiamoci sempre che da una parte ci sono le democrazie liberali nelle quali, alle volte con grande difficoltà, si esprimono libertà, diritti individuali e collettivi; dall’altra regimi autoritari, satrapie, se non addirittura vere e proprie dittature.
Del resto il contesto e il momento storico sono di quelli che evocano “grande confusione sotto il cielo”. Un mondo globalizzato pieno di debolezze e contraddizioni, che la cesura traumatica del Covid ha messo bene in evidenza. Debolezze e contraddizioni latenti esplose all’improvviso insieme alla consapevolezza della mancanza di punti di riferimento e alla constatazione dell’assenza di un “ordine” che potesse fungere da cornice entro la quale trovare spazi certi, identità personali e collettive. Un tempo di transito che, la storia ci insegna, può segnare il passaggio verso un nuovo ordine e una nuova “visone” ordinata del mondo ma che nel frattempo ci propone solo incertezze e una ricerca di senso molto complessa da gestire.
Questa crisi, come tante nella storia, ha una portata profonda che si propone come una lente d’ingrandimento per provare a leggere il nostro tempo. Il futuro che già ci preoccupava prima oggi spaventa ancora di più. Ed è in questo quadro di forte criticità che può essere letta anche la vicenda ucraina. Quasi una manifestazione patologica di disagio e di una cerca di collocazione che, per un regime autoritario guidato da una personalità ossessionata e paranoica, ha portato ad una reazione violenta e del tutto ingiustificabile.
Dice bene il senatore Nencini quando ricorda i fatti e il clima del 1938, frutto di un’altrettanto profonda crisi di sistema nata dalla prima guerra mondiale. Dovremmo allora forse ricorrere alla categoria della “catastrofe creativa” provando a limitare oggi più possibile il danno, ma trasformando la sensazione di una sorta di frustrante fine del mondo in quella della fine di “un mondo” e il possibile inizio di un mondo nuovo. La storia ancora ci insegna che tutto ciò non è purtroppo esente da sofferenze, ma può essere l’occasione preziosa di ripensarci, di non pensare il futuro in funzione del presente, ma il presente in funzione del futuro che vogliamo ricostruire.
Giacomo Bagni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 Febbraio 2022





