MUGELLO – E se Giotto non fosse nato a Vicchio ma a Firenze? Il libro di Riccardo Nencini, fresco di stampa, “Il magnifico ribelle. Il Mugello di Giotto”, edito da Polistampa, avanza questa ipotesi. Anzi la presenta come una possibilità affatto remota, pur lasciando spazio anche ad altre supposizioni. Ma i documenti che il politico mugellano, che da sempre coltiva la passione dello storico, porterebbero a trasferire i natali del grande pittore verso la città, dove, nella zona di Santa Maria Novella, dice Nencini, aveva casa accanto a quella del padre. Non solo: Nencini sposta comunque la casa di Giotto –come già aveva fatto don Remo Collini- da Vespignano a Colle, e smonta la favola del Giotto pastorello.
Un libro destinato a far scalpore, ed anche a suscitare polemiche, “benedetto” dalla prefazione dell’ex-Sovrintendente e critica d’arte Cristina Acidini e dall’introduzione del noto storico Franco Cardini.
Ma facciamoci spiegare e raccontare questa originale e “scomoda” ricerca direttamente dal suo autore.
Nencini, perché un libro su Giotto? Perché è un argomento affascinante. E perché è un modo per ricordarlo nel settecentocinquantesimo anniversario della nascita, mettendo in rilievo ipotesi e documenti fino ad ora sconosciuti.
Quali sono le “novità” che “Il magnifico ribelle” offre, alla biografia e all’opera del grande pittore mugellano? Ci sono sostanzialmente due parti, la prima parte riguarda le cascate del torrente Rovigo, la seconda la questione della nascita.
Dell’analogia tra la cascata nella valle dell’Inferno a Firenzuola, per ragioni di spazio, parleremo in seguito, in modo dettagliato (qui la parte dell’intervista dedicata al Rovigo). Soffermiamoci piuttosto sul tema cruciale, ovvero dove sia nato Giotto. Non è solo una questione di luogo di nascita. Emergono dati finora non conosciuti. Nel libro presento infatti vere e proprie novità, mai censite fino ad adesso: ho ritrovato i documenti che attestano che il nonno di Giotto, Angiolino di Peruzzo nel 1249 compra casa e terra a Colle, nel popolo di San Cassiano in Padule. L’atto –rinvenuto nelle Pergamente Strozziane- è stato siglato dal notaio Bonaiuto del fu Gianni.
Questo dimostra che la famiglia proviene da Colle, nucleo vicino a Vespignano. Su questo ha ragione don Collini, nel suo libro di alcuni anni fa: l’origine della famiglia è a Colle, non a Vespignano. Ora c’è il documento che lo attesta e questa è una novità assoluta. Non solo: i documenti dicono che il nonno di Giotto fa il fabbro, come il figlio Bondone, padre di Giotto. Il fratello Ruggerotto, anche lui fa il fabbro, il fratello di Giotto, Martino, anche lui fa il fabbro. Tutti documenti censiti.
Quindi non è vero che Bondone fosse un contadino, un agricoltore, è invece un fabbro, ceto medio. E infatti il nonno compra le case al Colle. Risulta così infondata la favoletta del Ghiberti e del Vasari su Giotto pastore che disegna sulla tavola di pietra la pecorella, questa è leggenda bucolica. Abbiamo la conferma di cosa facesse la famiglia, erano fabbri, non contadini.

E sulla nascita? Ho trovato un secondo documento interessante, che proviene da una notizia dell’erudito settecentesco Giovanni Lami: il nonno nel 1223 subaffitta una casa in Santa Reparata, cioè a Firenze. E’ la conferma che la famiglia ha soldi, è benestante, ed è la prima conferma di un legame con Firenze città.
Terzo elemento, Bondone di Angiolino, e Ruggerotto di Angiolino li trovi nelle “venticinquine” di San Pancrazio, cioè nell’esercito, negli arruolamenti che Firenze fa per la guerra contro Siena, la battaglia di Montaperti del 1260. Il “sesto” (oggi si direbbe quartiere, ndr) di San Pancrazio era quello dove c’è Santa Maria Novella, e la sua casa è dietro Santa Maria Novella dove c’era porta Panzani (ora via Panzani). La casa di Giotto, che abbiamo censito essere di Giotto, è esattamente accanto a quella del babbo. Se il babbo è stato arruolato nel sesto di San Pancrazio significa che è fiorentino e non mugellano. Senza alcun dubbio.
Dunque Giotto non sarebbe nato in Mugello? E’ difficile dire. Intanto non era raro che chi aveva proprietà in campagne, mandasse la moglie a partorire in campagna. Questa, come ho detto, era una famiglia benestante.
Ed è noto che Giotto investe i suoi primi risparmi per comprare in Mugello, nella zona di Vespignano, compra a San Michele ad Aglioni, a Colle, a Pesciola, ma anche a Posatoia e a Camporotondo (toponimi minori, oggi scomparsi).
Ho trovato documenti che allargano la visione. Non c’è dubbio alcuno che le radici siano lì.
Non c’è il rischio di fare il… guastafeste? Proprio in queste settimane il Mugello celebra i 750 anni della nascita di Giotto… Gli storici non devono fermarsi mai davanti al piacere della ricerca. E al dovere della ricerca. Ci sono documenti nuovi, ma c’è anche la conferma delle radici. Un grande storico del passato addirittura sosteneva che Giotto potesse essere nato nel Valdarno. In questo caso l’origine della famiglia nel Mugello è dimostrata storicamente e scientificamente.
E ho trovato anche un altro documento non conosciuto, che dimostra come Giotto nel 1329 prenda dimora a Vespignano: è un atto siglato dal notaio Francesco di Pagno, a otto anni dalla morte del pittore. Poi Francesco, uno degli otto figli sarà il priore di San Martino a Vespignano, la figlia Chiara per maritarsi prende la dote da quelle terre, un’altra figlia si sposa con un borghigiano. Certo se ci si chiede dove sia il certificato di nascita occorre rispondere che non esiste e non può esistere, perché nelle parrocchie l’uso in modo stabile e diffuso dei certificati di nascita si avrà dopo il Concilio di Trento.
La conclusione comunque la affidiamo a Franco Cardini, che chiude così la sua introduzione alla ricerca di Riccardo Nencini. “Convincente? I dubbi sono sempre legittimi. Se qualcuno ha qualcosa da eccepire, allora sotto. Ma una cosa dev’esser chiara: non sono stati né il Mugello né Firenze a far grande Giotto, per quanto entrambi – con la loro luce, i loro colori, la loro aria, la loro storia – alla sua arte abbiano potentemente contribuito. È stato lui a partecipare alla loro bellezza, alla loro gloria, a contribuire ad accrescerle”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 giugno 2017






